Guido Keller, aviatore e sognatore dannunziano

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In quel maggio del 1917, il Sottotenente della Regia Aeronautica Guido Keller sfidò un pilota austriaco a un combattimento manovrato: vincitore chi fosse riuscito a posizionarsi in coda al velivolo dell’avversario. Una tenzone squisitamente cavalleresca, senza l’uso delle armi, ideata e voluta per esaltare lo spirito guerriero più puro. Accettata dall’austriaco, la sfida vide la vittoria dell’asso italiano. Questo era Guido Keller (1892-1929) un asso dell’aria che conseguì ben 34 vittorie aeree, e che il Comando Supremo aveva assegnato alla 91ª Squadriglia di Francesco Baracca.

Personalità sui generis, nazionalista e insieme cosmopolita, amante dell’arte e delle virtù militari, praticava come D’Annunzio il nudismo e i bagni di sole sulle spiagge, e aspirava, in quell’inquieto avvio di Novecento, a una società nuova, che facesse polvere della paludata borghesia giolittiana. Volontario nel 1915, la fine della guerra, pur vittoriosa, mal si adattava a un temperamento come il suo, e per questa ragione accorse a Fiume all’indomani della trionfale entrata in città di D’Annunzio, nel settembre 1919. Si erano conosciuti al fronte, e li univa la reciproca stima di valorosi e patriottici combattenti. Qui costituì la compagnia di Arditi dal significativo nome di Disperata, ma la sua presenza a Fiume non ebbe solo caratteri militari: come il Vate, anche Keller vedeva l’occasione di plasmare una società nuova, riecheggiando pensieri e sentimenti di matrice tedesca e orientale, che con Nietzsche teorizzava l’umanità eroica legata alle sue tradizioni più antiche. Con Giovanni Comisso fondò il gruppo Yoga, che nel nome rimanda alle tendenze naturiste orientali, all’armonia con il proprio corpo, all’atletismo e all’amore libero, da unire alle virtù militari.

Nel novembre 1920, per protesta contro il Trattato di Rapallo, Keller volò dall’Istria a Roma per lanciare un pitale su Montecitorio, accompagnato dalla scritta “Al Parlamento e al Governo che si regge con la menzogna e la paura, la tangibilità allegorica del Loro valore”. Conclusa l’esperienza a Fiume dopo il “Natale di sangue”, si recò in Turchia per intraprendere una singolare avventura: fondare una propria linea aerea; non ci riuscì, per cui fu costretto a tornare in Italia dove, nel caos del Biennio Rosso riconobbe nel Fascismo l’unico argine alla deriva del Paese. Pur prendendo parte alla Marcia su Roma, la sua adesione al movimento non ebbe mai caratteri di fanatismo, perché si mantenne sempre fedele ai valori social-rivoluzionari proclamati nel marzo 1919, e non mancò di esprimere le sue critiche quando, attorno al 1926, Mussolini si distaccò in parte da essi.

Rientrato nell’aviazione militare nel 1923, dopo alcuni mesi come addetto militare a Berlino fu destinato in Libia, in operazioni di contrasto alla guerriglia beduina. Terminata la missione, ma mai domo di avventure, Keller si recò in Sudamerica, dove risalì in canoa il Rio delle Amazzoni, esplorò le foreste del Venezuela e trascorse lunghi mesi in Perù come cercatore d’oro. Ma scomparve purtroppo prematuramente, per un beffardo scherzo del destino: sopravvissuto a tante battaglie al fronte, morì in un incidente automobilistico nel 1929, D’Annunzio lo volle far inumare al Vittoriale, dove riposa ancora oggi a fianco del suo Comandante. Una vita sopra le righe, certo, ma vissuta nel nome di rigorosi valori filosofici e politici, e al di là di qualsiasi aggettivo, Keller ha saputo essere, nel senso più puro e profondo