Daniele Liotti: “Non smetterò mai di ringraziare il teatro..”

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ilgiornale.it

Sul grande e piccolo schermo lo vediamo spesso vestire i panni di personaggi forti e invulnerabili. Nella vita reale Daniele Liotti è un ex timido, che grazie al palcoscenico è riuscito a trasformarsi in un uomo forte e deciso. Off ha incontrato l’attore romano in occasione della presentazione del suo ultimo film TV, “Duisburg. Linea di sangue”, ispirato ai fatti di sangue del Ferragosto 2007 in Germania, una strage che ha tristemente evidenziato la capacità di infiltrazione delle cosche calabresi anche all’estero [Nella città di Duisburg in Germania, all’uscita da un ristorante sei italiani vengono trucidati da una coppia di killer. Tutti e sei sono calabresi, giovanissimi. La mattanza di Duisburg nello spietato codice della mafia calabrese è la risposta all’omicidio di Maria Strangio, uccisa il giorno di Natale del 2006 in un agguato al posto del marito, n.d.r.]

Daniele, qualche giorno fa ti abbiamo visto su Raiuno nel film TV “Duisburg. Linea di sangue”: come hai preparato il personaggio di Michele Battaglia?

Ho cercato di dare verità a questo personaggio, specialmente perché esistente. Ho sentito addosso un’enorme responsabilità nel dover interpretare un vero poliziotto. Quelle battute, quelle azioni che compivo, sapevo che erano state fatte e dette veramente. Questo senso di responsabilità, sicuramente, me lo sono portato addosso per tutto il periodo delle riprese ed è stato tutto molto differente rispetto a quanto da me fatto in precedenza. Sì sa, molte volte l’attore può essere dubbioso su qualche battuta e a quel punto va a parlare con lo sceneggiatore e magari chiede se è il caso di cambiarla e via dicendo… In questo caso, invece, dubbi non ne potevo avere, visto che quello che mi ritrovavo a dire era stato già detto in quel modo da qualcuno prima di me ed era giusto che lo rispettassi fino in fondo.

Dopo tanti anni di successi come attore, a quanto pare, saresti finalmente pronto a debuttare come regista…

Sì, lo ammetto: mi piacerebbe moltissimo fare il regista. Ora come ora, se me lo facessero fare, sarei contento. Nel frattempo, magari mi proporranno di interpretare un regista: a quel punto, so già che darei vita alla migliore delle mie interpretazioni.

E’ vero che sei un ex timido?

Sì, confermo anche questo: ero un tipo abbastanza impacciato. A tal proposito, non smetterò mai di ringraziare il teatro perché calcando il palcoscenico ho acquisito maggiore sicurezza. Ma anche lavorare sul set cinematografico mi ha permesso di allontanare quella mia innata timidezza.

Tuo figlio Francesco ha deciso di seguire le tue orme…

Quando me lo ha confessato, la prima cosa che gli ho chiesto è stata: “Francesco, hai intenzione di intraprendere un percorso da attore?”. Allo stesso tempo, gli ho fatto notare che nella vita ci sono altre possibilità, altri possibili sbocchi professionali. Nonostante le mie premesse, lui mi ha detto di sì. Soltanto che poi, quando si è rivisto in televisione, non è che si sia piaciuto più di tanto, anzi. E in questo siamo molto simili, visto che spesso succede anche a me. A quel punto, ha capito che per far sì che possa piacersi, deve migliorare sempre di più. E così, si è iscritto all’Accademia e ha cominciato a studiare tutti i giorni. E oggi è più che mai intenzionato a fare sul serio.

Progetti futuri?

A settembre mi rivedrete su Rai1 nella fiction Un passo dal cielo. La prossima stagione, rispetto alle precedenti, sarà diversa perché non ci sono singoli casi per ogni ogni puntata, al contrario si tratterà di una storia unica con un caso iniziale che si risolverà  all’ultimo episodio. Sono state privilegiate le storie d’amore. La parte melò, insomma, diventerà abbastanza sostanziosa.  In più mi aspettano anche altri progetti. Sto per cominciare un film per il cinema che si intitola Un figlio di nome Erasmus con Luca e Paolo e Ricky Memphis e con la regia di Alberto Ferrari e cominciamo le riprese a metà giugno: gireremo a Roma e in Portogallo.