Paola Radaelli: “La mia vita vicino alle vittime di reati violenti”

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Il presidente UNAVI Paola Radaelli con il professore Alessandro Meluzzi - foto TGCOM

Paola Radaelli è il Presidente di UNAVI-Unione Nazionale Vittime, l’associazione che lotta per i diritti delle vittime dei reati violenti e che ha tenacemente lottato per l’approvazione della legge sulla legittima difesa

Chi è Paola Radaelli?

Sono nata e vissuta a Milano, ora vivo a Landriano in provincia di Pavia; sono felicemente sposata e madre di due figli. Ho sempre lavorato e dedicato le mie energie all’impresa familiare e alla collettività.

La sua attività nel sociale è nota per essere presidente dell’associazione UNAVI-Unione Nazionale Vittime, nata a Milano ma in espansione in tutta Italia. Come e perché è nata?

Come presidente di UNAVI-Unione Nazionale Vittime mi sono spesa fin dalla sua nascita con tutte le mie forze. In questi anni ci siamo interfacciati con diversi interlocutori, istituzionali e non, al fine di porre l’attenzione su quella situazione drammatica in cui si trovano le persone più deboli, le vittime di reati violenti: persone che hanno perso figli, mariti, genitori, per rapine, femminicidi, aggressioni. L’associazione nacque in seguito al mio incontro con la vedova di Pietro Raccagni, Federica Pagani Raccagni: mi dissi che sarebbe potuto accadere anche a me, perché nessuno è immune dai reati violenti. Col tempo ho avuto modo di incontrare vittime e familiari delle vittime, con i quali abbiamo creato questa “grande famiglia”, come mi piace chiamare la nostra associazione, provvedendo al sostegno legale, psicologico e umanitario. La considero una battaglia che combatterò finché avrò vita per difendere tutte le persone che soffrono, per restituir loro la dignità offesa.

Adesso quali battaglie intende portare avanti?

Le vittime sono e saranno sempre una mia priorità: in sede sovranazionale, un obiettivo che intendo perseguire è l’armonizzazione europea degli indennizzi economici per le vittime di un fatto violento. Condividendo il manifesto del mio partito, Fratelli d’Italia, per una “Europa dei popoli”, voglio inserire la clausola di “riserva di sovranità”, ad esempio all’interno della nostra carta costituzionale, in modo da vanificare l’adesione a trattati o accordi internazionali che ledano il nostro interesse nazionale.

Vuoi raccontarci uno o più episodi delittuosi avvenuti qui in Lombardia che ti hanno particolarmente toccata?

Le posso ricordare il caso di Rosita Solano, insegnante di Rho in provincia di Milano: le siamo molto vicini, da quando l’ivoriano Mamadou Kamara il 30 Agosto 2015 violentò e uccise la mamma di Rosita, Mercedes Ibanez, insieme al suo papà, Vincenzo Solano. Voglio anche citare le vicende di Mario Cattaneo, il ristoratore di Casaletto Lodigiano a Lodi, di cui è tuttora in corso il procedimento per essersi difeso dai ladri che la notte del 10 marzo 2017 si erano introdotti nella sua osteria e quella di Federica Pagani Raccagni, vedova di Pietro Raccagni, il macellaio di Pontoglio a Brescia, ucciso nel 2014 durante una rapina. Siamo molto vicini anche a Stefania Migliorati, anche lei di Rho, figlia di Antonietta Migliorati, uccisa durante una rapina in casa il 17 agosto 2017 e ad Alberta Brambilla Pisoni e Aldo Claris Appiani, i genitori del giovane avvocato Lorenzo Claris Appiani ucciso a colpi di pistola all’interno del tribunale di Milano dall’imprenditore Claudio Giardiello il 9 aprile 2015, un fatto di inaudita gravità se pensiamo a come sia stato possibile per un assassino entrare in tribunale con le armi addosso.

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