“Il #metoo? Chi ne ha parlato quando non ce n’era bisogno…”

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Milena Miconi, prima donna del Bagaglino e tra le protagoniste di Don Matteo, è intervenuta ai microfoni di “I Lunatici” su Rai Radio2, è entrata a gamba tesa sul famigerato #metoo: “Quando è esploso ho pensato che sicuramente quando ci sono violenze di ogni genere bisogna denunciarle. Credo però che la violenza e le avance siano due cose diverse. […] Un conto è la violenza, un altro la avance, un altro ancora uno scambio. Molte donne hanno dichiarato di aver ricevuto delle proposte indecenti, molte donne nella loro carriera hanno incontrato uomini che hanno fatto delle avance molto forti, però non è la stessa cosa rispetto alla donna che subisce violenza. Il ricatto ci sta, nel gioco delle parti, ma puoi rifiutarlo […] C’è stata un sacco di gente che ha parlato anche quando non ce ne era bisogno”. Mutatis mutandis, quanto scrisse la nostra Laura Tecce in tempi non sospetti…Verrebbe poi da dire, ricordando le parole di Catherine Deneuve, “Siamo donne, siamo forti e libere di farci corteggiare”. Anche la splendida e brava Milena Miconi sembra dello stesso avviso: per esempio, sul rapporto con i social ai nottambuli di “I Lunatici ” ha detto: “Ci sono i feticisti che chiedono foto di piedi o di scarpe. C’è un gruppo di ragazzi educatissimi, sempre carini, mi scrivono che mi vogliono bene, non sono invadenti o volgari, sono appassionati dei piedi e quindi spesso mi chiedono questo. Io sono un po’ pudica, però non mi creano problemi, sono molto carini. Quando invece c’è qualcuno volgare o che insiste un po’ troppo lo blocco. Non alimento mai certe situazioni, anzi” – fonte dagospia (Redazione)

youyooo«Tremate, tremate, le streghe son tornate!», era lo slogan in voga fra le “cattive ragazze” degli anni Settanta. Ma che dire delle neofemministe che hanno sostituito i girotondi (simbolici sabbath) con i blog per insultare gli uomini, le marce con le petizioni on line e gli hashtag per denunciare presunte molestie e far togliere le bambole Winx negli ovetti Kinder considerate troppo sexy e dunque “emblema di un modello diseducativo” per le bambine? Che non si battono per il divorzio ma per essere chiamate «presidenta» (copyright Laura Boldrini) e «ministra» (copyright Valeria Fedeli), che non sono più orgogliose della loro prerogativa generativa («L’utero è mio e lo gestisco io»), ma affittano il loro apparato riproduttivo al miglior offerente in nome del diritto degli omosessuali alla genitorialità? Che non vogliono più liberare il corpo ma permettono che esso sia nascosto, velato, ingabbiato in nome di un multiculturalismo ostentato e di un relativismo etico che ha sempre più i contorni di un neo nichilismo?

Ci sono Paesi in cui le bambine vengono abortite in quanto femmine, ma alle femministe non importa nulla di difenderle, poiché tutto ciò andrebbe ad intaccare uno dei loro “feticci”, l’aborto. O magari si possono sempre trincerare dietro la nuova parola d’ordine: «È la loro cultura», soprattutto se riferita al mondo islamico. Perché il nuovo femminismo è intersezionale, tiene conto cioè delle «diverse oppressioni che si intersecano con quelle dovute al genere. Ad esempio l’omotransfobia, il razzismo, il classismo». 

Alle femministe interessa molto di più lanciare una crociata contro il “maschio bianco eterosessuale” e per definizione prevaricatore, molestatore, usurpatore e ovviamente sessista, nuovo termine simbolo di un’isteria collettiva assunta a dogma di pensiero.

E’ evidente che una strisciante e pervasiva guerra mediatico-sociale è ormai in atto contro il genere maschile.

Il clima inquisitorio di sospetto, di accusa, di fobia verso il “maschile”, l’arroganza dilagante con cui la “macchina del controllo a trazione femminista” procede senza sosta nell’opera di vessazione e colpevolizzazione del maschio, con l’obiettivo di disciplinarlo e addestrarlo autoritariamente ai nuovi dogmi della società globalizzata e politicamente corretta, non può più proseguire indisturbata.

È ora di dire basta e di ribadire con forza la nostra unicità di essere umani prima ancora che di donne, senza contrapposizione alcuna con gli uomini. Femminile, singolare. Nessuno si deve arrogare il diritto di generalizzare e di parlare a nome di una sorta di “sorellanza di genere”, una santa alleanza inutile, dannosa e ridicola. Non ci faremo prendere in giro da una strumentale e pericolosissima volontà di contrapposizione fra i due sessi.

2 Commenti

  1. Una proposta, compagne di lotta, tagliatevi le tube per protestare contro la vostra natura che vi vuole supine o prone al “maschio”.

  2. Grazie Laura per questo pezzo di lucida analisi delle derive culturali attuali.
    C’è chi si queste divisioni prospera, sul piano economico e politico, con un cinismo inaccettabile, perché applicato su un tipo di relazioni, quelle di genere, che sono alla base del futuro.
    Occorre rispondere a queste derive con consapevolezza di sé, come individui appartenenti a un genere, con una conseguente accettazione dell’altro e una costante ricerca di armonia. Solo così ci si può opporre alle pulsioni divisive e conflittuali imperanti.
    Che però, grazie anche a impegni come il tuo con queste pagine, sono ottimista non avranno vita lunga.
    Grazie!

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