Al Salone del Libro torna la censura, altro che democrazia..

3
11255
Al Salone del Libro torna la censura, altro che democrazia..
Salone del Libro 2018 14 05 2018 Torino Italia Report Fotografico Generale

Fra i tanti valori non negoziabili ce n’è uno che in questi giorni ci ha toccati tutti: la libertà d’espressione. Come già disse Vittorio Sgarbi, ognuno è libero di dichiararsi fascista, perché ciò che la nostra Costituzione impedisce non è il dichiararsi tale ma la ricostituzione di un partito fascista. Che è cosa ben diversa. Gian Arturo Ferrari, già direttore generale di Mondadori, stretto collaboratore di Paolo Boringhieri (ma ha anche calcato le scene in Rizzoli, Einaudi, Electa, Sperling & Kupfer, Piemme e ha presieduto il Centro per il libro e la lettura presso il Ministero dei Beni e delle Attività culturali), in un’intervista a La Verità dice la sua sul putiferio scatenatosi nel recente Salone del libro di Torino, i cui effetti perdurano tutt’oggi: “Quello che la Costituzione soprattutto impedisce è la ricostituzione del partito fascista […]. La sinistra ha egemonizzato la cultura italiana fino agli anni Ottanta. Oggi sono rimasti solo i brandelli di quel glorioso manto. Certo, provano a stenderlo di nuovo, ma con scarso successo”. (Redazione)

Lo abbiamo detto e lo ripetiamo: la cultura è uno spazio di libertà e confronto di idee e tutte le opinioni devono trovare posto: è un peccato che ne si scambi il board per un comitato di salute pubblica in cui decidere chi sia degno di partecipare e chi no. E’ vero: è accaduto un fatto di inaudita gravità. Mettere i sigilli allo stand del Salone del Libro di Torino dell’editore AltaForte (stand regolarmente acquistato, come tutti gli altri editori) perché pubblica libri “fascisti” assomiglia pericolosamente alla pratica dell’indice dei libri proibiti. Infatti ai sigilli ha fatto seguito (o sono stati preceduti da) un esposto alla Procura della Repubblica di Torino da parte del sindaco Chiara Appendino e del Presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Forse siamo ancora lontani dall’aver raggiunto la vera e piena libertà di opinione, se ancora l’hybris censoria vuol mettere la mordacchia al libero pensiero.

Come dice Edoardo Sylos Labini, Presidente di CulturaIdentità, “[…]Ieri è stata una pagina molto triste della democrazia italiana: il pensiero unico del politicamente corretta che sotto la maschera dell’antifascismo è più fascista, anzi più comunista e squadrista dei fascisti, è una piaga che vogliamo combattere. Lo facciamo ogni giorno con CulturaIdentità e con ilGiornale OFF“.

LEGGI CULTURAIDENTITA’

3 Commenti

  1. Infatti, non c’è peggior fascismo. Il fascismo l’hanno potuto vincere perché era un nemico facilmente identificabile e abbastanza ‘esterno’, l’antifascismo è installato da dentro come un trojan horse ed è appreso fin dall’infanzia come ‘lato buono’ della propria personalità; quasi impossibile non solo sbarazzarsene, ma addirittura sentire il bisogno di farlo. E’ come nel film ‘Robocop’ quando il cyborg cerca di arrestare il villain di turno; il programma installato nel suo sistema glielo impedisce, e infatti non lo farà.

  2. Tutti gli “ismi” sono sempre espressione di un pensiero assoluto che non permette alternative o opposizioni. Se poi sono preceduti dal prefisso “anti”, si manifestano con gli stessi metodi e mezzi di ciò a cui si contrappongono. Fascismo ed antifascismo sono due facce della stessa medaglia. La storia ci ha dimostrato come entrambi siano stati (e siano tuttora) basati sulla negazione di un pensiero diverso, sull’assoggettamento e l’uniformità alla dottrina unica, sulla negazione della libertà e della democrazia, anche attraverso una pseudo-cultura a senso unico. La maggioranza silenziosa che rifiuta tale assoggettamento dovrebbe rifiutarsi di partecipare alle loro “celebrazioni”, sotto qualsiasi forma esse avvengano.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

4 × 4 =