“Brusco”, tutti i colori del raggae

0

Brusco, nome d’arte di Giovanni Miraldi, torna con nuovi singoli e progetti all’insegna della musica reggae e dancehall, di cui è uno dei rappresentati di maggior successo in Italia. Il musicista romano è un fiume inarrestabile e nell’ultimo mese ha pubblicato tre singoli, come solista ma anche con la formazione Mokamobay. Tra un nuovo album in arrivo e il tour in giro per l’Italia, Brusco si racconta a Il Giornale OFF.

Parlaci dell’ultimo singolo, Tournee, firmato come MokaMobay…

MokaMobay è un progetto a cui tengo molto. Gli altri due membri del trio, ovvero Gianmarco alias Jimmy degli Inna Cantina e Simone alias Sealow, sono due ragazzi che ho conosciuto nel 2012, quando ho dato vita a un laboratorio musicale gratuito dedicato al reggae e alla dancehall. Loro furono tra i primi a iscriversi, inaugurando poi le loro rispettive e prolifiche carriere. Oggi è un piacere realizzare assieme a loro questo progetto che suggelli il percorso intrapreso negli anni. Il singolo Tournee vede la produzione di Ulisse Minati, musicista con cui ho collaborato spesso negli anni.

Precedentemente ha pubblicato anche il singolo Spettacolare

Spettacolare nasce dalla collaborazione con gli Smoothies, una formazione di producer e DJ, che oltre a produrre si esibiscono abitualmente nei club. Questo brano farà parte di una serie di featuring che rilascerò fino all’estate e molti dei quali confluiranno nel nuovo album in uscita per l’autunno.

C’è poi anche il singolo e video Sudamericana: com’è nata l’idea?

Questo brano, come tanti altri, nasce dalla curiosità verso ciò che è diverso e poco consueto. Mi sono imbattuto in uno dei numerosi raduni latino americani che è possibile vedere in tutte le grandi città italiane. A colpirmi sono stati innanzitutto la vitalità e il clima allegro e accogliente tipico delle popolazioni latino americane e dei cittadini italiani di seconda e terza generazione.

Cosa caratterizzerà il nuovo disco?

Nelle nuove canzoni voglio portare qualcosa di nuovo e di fresco. Nelle sonorità, nelle metriche e nei contenuti. Non credo di essermi mai sentito cosi ispirato e ricettivo in precedenza. E questo sempre grazie alla curiosità che mi spinge a esplorare il mondo che mi circonda, le persone che incontro quotidianamente e ovviamente il me stesso odierno. Per chi crea qualcosa, essere aperti e ricettivi é indispensabile a parer mio.

Da veterano della scena reggae italiana, com’è cambiato il panorama contemporaneo?

Quando ho iniziato a cantare nelle dancehall avevo 15 anni. Da allora ho visto di tutto. Da che eravamo poche decine siamo diventati centinaia, poi migliaia e centinaia di migliaia. Il reggae per una decina di anni é stato il genere non main stream con i numeri più importanti del panorama musicale italiano. Poi, come tutte le cose dopo un boom, il reggae ha subito una forte flessione in tutta Italia o quasi. Oggi i numeri sono allarmanti e per gli organizzatori é sempre più complicato ingaggiare artisti Giamaicani con cachet importanti. Tuttavia sono molto speranzoso. Il reggae e la dancehall continuano nel mondo a evolversi e sta nascendo un’onda che dalla piccola Giamaica al Sud America all’Africa porta con sé nuove sonorità e che sta facendo breccia nelle orecchie degli ascoltatori di tutto il mondo. Credo che il futuro sia quello. Anche il mio futuro prossimo.

C’è qualche nuovo artista italiano o internazionale che apprezza particolarmente?

Ce ne sono tanti. In primis Sealow e gli Inna Cantina con i quali condivido il progetto MokaMobay. Poi ci sono tanti produttori bravissimi e tanti artisti che stimo e con cui ho realizzato delle collaborazioni di imminente uscita. Seguitemi sul nuovo canale YouTube Bruscovevo per essere aggiornati. A livello internazionale ce ne sono troppi. Per restare al mio, cioè alla dancehall giamaicana, mi limito a menzionare Teejay, Chronic Law e Squash che in questo 2019 si stanno affermando.

Pensa che il genere possa funzionare solo in un mercato indie oppure potrebbe mantenere le sue peculiarità anche in un sistema industriale più strutturato?

Mantenere le sue peculiarità in un mercato strutturato come lo é quello italiano non é semplice. Tuttavia la stessa dancehall giamaicana si é molto avvicinata ad altri generi musicali che vanno e andranno per la maggiore. Le barriere nella musica non sono mai così nette. Quando lo sono, diventano dogmi che castrano la creatività. Credo che oggi alcuni brani tipicamente dancehall potrebbero avere tranquillamente un successo mainstram. Penso e spero, essendo coinvolto nella vicenda, che l’orecchio medio sia pronto per recepire il flow e le metriche dancehall.

Per l’UNESCO, il reggae ha “contribuito al dibattito internazionale su ingiustizia, resistenza, amore e umanità, sottolineando la dinamica dell’elemento come bianco in una sola volta cerebrale, socio-politico, sensuale e spirituale“. Che ne pensa?

Penso sia un bene. Soprattutto si tratta di un riconoscimento per un genere musicale spesso criticato anche giustamente per alcuni testi troppo espliciti e dai contenuti poco affini ai valori di noi europei.

Tuttavia in Giamaica é proprio attraverso la musica che si parla di tutti gli aspetti della vita, una vita spesso difficile. Ed esistono moltissime canzoni che promuovono ideali di eguaglianza, riscatto sociale e di amore. Canzoni che hanno educato intere generazioni offrendo modelli comportamentali positivi anche lì dove l’istinto suggerirebbe di lottare per la propria sopravvivenza senza guardare in faccia a nessuno

Che ne pensa del fenomeno trap?

Le basi trap mi piacciono tantissimo. Ne utilizzerò sicuramente qualcuna. I testi purtroppo spesso scimmiottano quelli dei gangster Made in USA e a me non piacciono. M’intristisce vedere che facciano così tanta presa sulle nuove generazioni al pari dei film e delle serie che esaltano la vita criminale. L’esaltazione dei beni materiali da rincorrere, stride con quella che é la mia idea di musica. Ovviamente ci sono anche artisti che si distinguono utilizzando un linguaggio a parer mio molto efficace e soprattutto creando metriche che trovo molto interessanti. Non sono uno di quelli che affossa la trap anzi, m’incuriosisce tantissimo, come altri generi tra cui Moombha e Afrobeat.

Qual è il suo rapporto con i social?

Mi hanno fatto diventare social. Mio malgrado… Sta diventando un accollo non indifferente. Fino a poco fa potevo dedicarmi solo alla musica che é quello che mi fa star bene e che so fare meglio. Oggi le canzoni sono solo un aspetto di ciò che il pubblico vuole da un artista. Questa cosa sminuisce il valore delle canzoni stesse, del talento, della ricerca…e valorizza il personaggio, l’immagine e il folklore, tutta fuffa insomma… per cosi dire.  Tuttavia é vero che attraverso i social oggi é possibile comunicare direttamente con il proprio pubblico, conoscerlo meglio e raggiungerlo in modo più immediato. Per questo, anche se devo un po’ forzarmi per farlo, invito tutti a iscriversi ai miei canali e a seguire i miei profili brusco_real su instagram e Brusco su Facebook. Per me che combatto da anni per restare indipendente, poter comunicare direttamente con il pubblico é fondamentale.

Da sempre è molto attivo sul fronte live, come affronterà questo nuovo tour estivo?

Il live é l’aspetto che prediligo del mio lavoro soprattutto di questi tempi. Durante le esibizioni, infatti, non ci sono effetti speciali che reggano. Il talento viene premiato come merita ed emerge quanto di vero si nasconde in un artista. Non vedo l’ora di iniziare il nuovo tour e di cantare i brani che sono usciti o che stanno per essere pubblicati, oltre ovviamente al mio repertorio più classico.

I suoi set cambiano dal soundsystem alla full band alla formazione ridotta. C’è una dimensione live che preferisce?

Quest’estate avrò diverse date con i Roots in the Sky, la mia band composta da quelli che ormai reputo fratelli da 15 anni. Altri concerti invece vedranno al mio fianco Sealow e Jimmy di Inna Cantina con cui abbiamo dato vita a MokaMobay e altri live ancora si svolgeranno con i Sound System e i DJ con cui collaboro in tutta Italia. Sarò un po’ dappertutto con l’obiettivo come sempre di fare in modo che chi che chi viene al mio concerto passi una bella serata e ritorni a vedermi anche alla prossima occasione. Non c’è una formula che prediligo, sono tutte situazioni in cui mi trovo a mio agio e nella condizione di dare tutto sul palco.