Egokid, quel “Disco Disagio” per cui essere felici

0
Egokid, quel

Ci siamo presi tempo, abbiamo litigato tantissimo, fatto anche notti bianche, però siamo veramente contenti del risultato”. Per i milanesi Egokid il risultato di cui esser felici è Disco Disagio, album che con ritornelli memorizzabili e testi ironici racconta la nostra contraddittoria società.

Non essendo il nostro primo disco e non essendoci nessuna pressione, abbiamo voluto lavorare in libertà. Innanzitutto sulla scrittura, per portare tutte le intuizioni al livello più universale e nello stesso tempo più vero, diretto, cercando di eliminare i cliché e le complicazioni con le quali a volte si tende anche inconsapevolmente ad appesantire una canzone. Poi abbiamo curato molto il suono” racconta Diego Palazzo, voce del gruppo.

Musicalmente, oltre che tanta elettronica, ci sono richiami diretti alla dance degli anni Settanta e Ottanta, da Alan Sorrenti ai Daft Punk, passando per i Kraftwerk e Planningtorock.

Cinici e irriverenti, gli Egokid nascono da due studenti della civica di jazz con in comune l’amore per il rock e la fissazione per l’Inghilterra.

Oltre a Diego Palazzo, oggi la band è formata da Piergiorgio Pardo (voce, tastiere, theremin), Giacomo Carlone (batterie, elettronica), Davide Debenedetti (tastiere, synth e chitarre), Cristian Clemente (chitarre, tastiere) e Giuseppe Fiori (basso, tastiere).

Il loro nuovo album ce lo propongono cinque anni dopo Troppa gente su questo pianeta. “Nel bel mentre è nato l’it-pop e non è una rivoluzione da poco”, dicono riflettendo su cosa sia cambiato sulla scena musicale in questo lustro. “Tendenzialmente si pensa che si siano semplicemente aperti degli spazi nuovi per la musica italiana e questo è indubbiamente vero, ma nello stesso tempo si sono moltiplicate anche le proposte e una certa rincorsa verso quello che può funzionare di più in un mercato che comunque rimane piccolo. E poi c’è la trap, che cinque anni fa esisteva già, ma non era il fenomeno che è diventata negli ultimi due anni, quindi altra rivoluzione”.

Infine, sul loro percorso, commentano: “Non abbiamo fatto bilanci e non ci poniamo limiti, ma nemmeno inseguiamo le logiche dell’hype. Suoniamo, che è la cosa più importante”.