L’uomo che comprò la Luna: un omaggio alla Sardegna arcaica

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L’uomo che comprò la Luna: un omaggio alla Sardegna rurale e arcaica
Ph. Francesca Ardau

Dopo l’enorme successo riscontrato nelle sale della Sardegna, dove il film è uscito il 4 aprile, dal 2 maggio arriva, in tutta Italia, il secondo lungometraggio di Paolo Zucca, che ne firma anche il soggetto e la sceneggiatura (insieme a Barbara Alberti e Geppy Cucciari), L’uomo che comprò la Luna – presentato in anteprima allo scorso Festival del Cinema di Roma.

Due agenti italiani – Stefano Fresi e Francesco Pannofino – ricevono una soffiata: qualcuno in Sardegna ha comprato la Luna. Tutto questo appare inaccettabile agli americani, i primi ad averci messo piede. I due agenti reclutano così un soldato (Jacopo Cullin) che dietro un accento milanese e lo pseudonimo di Kevin Pirelli nasconde un’anima sarda, quella di Gavino Zuccheddu, seppure molto sepolta. Per trasformarlo in un sardo doc, Gavino dovrà sottoporsi all’addestramento di Badore (Benito Urgu), un formatore culturale molto sui generis, esiliato in Lombardia dopo un ‘fatto di sangue’. E’ così che inizia la missione sull’isola alla ricerca di colui che ha comprato la Luna, un viaggio surreale e stralunato che fa tuttavia riscoprire al soldato le sue origini, le sue tradizioni e l’amore per la sua terra. Tra situazioni assurde, stereotipi e luoghi comuni, il viaggio di Gavino si trasforma presto in un omaggio poetico ed onirico a quella Sardegna ancora arcaica, rurale e lontana dalla modernità, quella terra che Gavino riscopre ed ama per i suoi valori di riconoscenza, lealtà e rispetto. Un road movie comico, onirico e al contempo drammatico, o meglio “una commedia d’autore che vuole divertire e intrattenere, ma che non ha timore di toccare le corde del dramma, né di virare verso le atmosfere liriche e fantastiche che appartengono a pieno titolo alla dimensione della favola”, come l’ha definito il regista stesso.