Con Armellin e Bosco nella fotografia fuori dallo spazio e dal tempo

0
231
Armellin_Bosco, Metamorfosi, 2019

IN | ORIGINE, da Fumagalli a Milano, è una mostra che propone in dialogo due artisti, Filippo Armellin e Mattia Bosco, sull’idea di Principio. Le loro figurazioni irrompono nello spazio, e rapiscono chi lo attraversa, trasportando lo spettatore in un’atmosfera sintetica, arcaica.

Filippo Armellin, con le sue immagini fotografiche di forte dirompenza espressiva, descrive un paesaggio stravolto e disgregato, in cui i concetti di principio e di fine si confondono; questa sorta di “ossimoro visivo” crea uno spaesamento, lasciando entrare lo spettatore in uno scenario inesplorato e sconosciuto, in cui si annullano le percezioni dello spazio e del tempo. Le fotografie, che delimitano il luogo espositivo, diventano delle finestre, sospese in uno spazio asettico, dalle quali potersi affacciare.

E’ nella pietra che invece trova la sua cosmogonia Mattia Bosco, rendendolo suo materiale d’elezione. Il concetto di origine, come i concetti di principio e di fine, sono propriamente terreni, l’universo non segue le dinamiche che il nostro sguardo ci ha abituati a vedere, bisogna guardare con gli occhi del cosmo: il concetto stesso di infinito invalida per certi versi quello di origine inteso come istante definito nel tempo, in cui tutto ha avuto inizio. Secondo L’artista l’origine è ancora in atto, e noi ne siamo parte: non ha un principio né una fine definiti, ma prende corpo nella sua trasformazione perpetua, un permanere indefinitamente nel tempo: “siamo nell’origine, in un’origine che non ha mai smesso di originare originandosi”. La pietra, come elemento eterno, ne è la rappresentanza: prima materia tecnologica che ha permesso il primo slancio dell’evoluzione umana, supporto delle pitture rupestri, prime manifestazioni dell’espressione artistica dell’uomo, materia nobile, intimamente legata al percorso dell’uomo. E’ la materia stessa a guidare la sua forma ideale, mostrando, attraverso i segni del tempo, le tracce per la manipolazione che lo scultore compie, integrandovi in seguito materiali come legni di palissandro e foglia oro, componenti di acciaio e ferro. Le sue sculture sembrano emergere dal suolo, e schiudersi, rivelando gli elementi naturali: l’elemento ruvido della terra rocciosa, dalla quale stillano nuclei magmatici incandescenti raffigurati dall’oro, e lame metalliche, dalle quali sembra sgorghino specchi d’acqua riflettenti.

Questi due percorsi offrono un viaggio seducente, che ci permette di guardare attraverso la superficie, oltrepassare il visibile.