SanteVisioni: il diavolo, il fabbro e Notre Dame

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Non è la nostra Notre Dame che sta bruciando in queste ore, ma il luogo è lo stesso, identico, quel luogo, come scriveva Charles Peguy, dove “contemplare da lontano il vostro giovane splendore”. Charles Peguy nel 1912 aveva percorso a piedi 130 Km da Parigi per raggiungere in pellegrinaggio la cattedrale di Chartres, anch’essa dedicata alla Nostra Signora. Era “la sua casa”, il luogo dove tutto diviene facile”: “Non abbiamo più altari se non i vostri/Non sappiamo nient’altro che una preghiera semplice”. La “casa” che è andata a fuoco non è solo di Notre Dame, ma anche la nostra e il simbolo dell’Europa cristiana: le opere d’arte fra cui la Corona di Spine che i soldati romani misero sul capo di Gesù e il tesoro della cattedrale – oggetti liturgici, manoscritti rari e opere di oreficeria- sono state salvate e trasferite nella notte all’Hotel de Ville. Preservare la nostra cultura e la nostra identità dalla disfatta è un dovere che mai come ora è diventato un imperativo: può sembrare una banalità, ma in un’epoca come questa riordinare alcuni valori è un atto più che rivoluzionario. Per questo esiste CulturaIdentità, l’azione culturale per riscoprire quello che siamo, la nostra identità, da cui ripartire per un nuovo Rinascimento, per riscoprire semplicemente quello che siamo ed esserne orgogliosi. Difendiamo la nostra cultura e la nostra identità.

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“Uno dei simboli maggiori d’Europa. Una catastrofe, una fucilata nell’anima degli europei”. Così Philippe Daverio sull’incendio che sta avviluppando la cattedrale di Notre Dame a Parigi. 

Al momento attuale (ore 19.29), le fiamme si stanno estendendo progressivamente al tetto della cattedrale. Le impalcature allestite per i lavori di restauro, in parte già svolti, stanno crollando. L’incendio è divampato nel solaio, mentre sono in corsi lavori di ristrutturazione. La guglia della cattedrale e il tetto non ci sono più. La magistratura ha aperto un’inchiesta. Ecco cosa scrisse la nostra Beatrice Gigli  (Redazione)

Il Diavolo è una figura ricorrente nella Cattedrale di Nostra Signora. Nel portale centrale – del Giudizio Universale- pesa le anime con l’Arcangelo Michele, sulla porta di Sant’Anna ghigna con le sembianze di un uccello,
nella tentazione di Adamo ed Eva è il demone Lilith a prendere il posto del serpente e la statua del maligno Strige guarda Parigi dal cornicione. E sulle porte della facciata c’è la sua firma; una testa di diavolo.

Leggenda narra che sia stato proprio il Diavolo a forgiare le serrature e le cerniere delle porte laterali di Notre Dame. Questo risulta abbastanza bizzarro. Il Diavolo che forgia le porte di una Cattedrale ed è così presente quasi quanto Dio. Non è però così strano pensarlo nel XIII secolo. Il Diavolo è presente nel pensiero medievale, come Dio. Sono i secoli dell’oscurantismo religioso, che doma e attanaglia gli uomini. La vita ruota intorno alla religione, al bene e al male.

Il Diavolo induce in tentazione e gli uomini sono terrorizzati dal peccato. Il Demonio c’è anche quando ci sono progresso, maestria, libero pensiero.

Questa storia, o leggenda, parla della maestria, della bravura umana, capace di creare cose talmente meravigliose e perfette che paiono impossibili senza un ausilio ultraterreno, demoniaco oppure Divino. Varia dalle circostanze.

Le decorazioni delle porte di Notre Dame sono straordinarie e complesse.
La loro realizzazione viene affidata a Biscornet, un fabbro con una piccola fucina. Biscornet accetta il lavoro ma con il passare del tempo si rende conto che non sarebbe mai riuscito a terminarlo. Così, ad un giorno dalla consegna, preso dalla disperazione, va a cercare il Diavolo nei bassifondi di Parigi. Lo trova e firma un patto, in cambio della propria anima. Il Diavolo termina il lavoro realizzando le cerniere e le serrature delle porte laterali, splendide per rifiniture e perfezione. Le porte centrali rimangono in legno, forse per lo scadere del tempo di Biscornet o forse perché, essendo riservate al passaggio dei religiosi e del Sacramento, erano vietate al Diavolo.

Satana avrebbe firmato il suo capolavoro con una testa di diavolo sulla parte centrale delle porte. Tuttavia potrebbe trattarsi del marchio di Biscornet (bis-cornet, due corna). È una strana casualità o forse è la spiegazione più chiara e lineare della storia. Un “marchio di fabbrica”.
Ma alcuni testimoni oculari hanno giurato e spergiurato che durante l’inaugurazione le porte non si aprirono se non con acqua santa ed esorcismi.

Biscornet morì qualche giorno dopo, dannato, ma si narra anche che si salvò, per intercessione di Maria Vergine.

Un lavoro del genere, per la convinzione medievale, era inconcepibile per un uomo.

Si capisce lo stupore e l’incredulità perché nei secoli le porte di Biscornet suscitano ancora ammirazione e meraviglia. Ecco cosa scriveva lo storico Paul Sauval nella prima metà del 1700:
Qualsiasi fabbro ammira le porte della Cattadrale. Il fondo è coperto di bordi e foglie accartocciate che lasciano l’osservatore esterrefatto sia per la grandezza che per la bellezza dell’opera. Neppure quelli del mestiere sono riusciti a capire che tecniche abbia usato Biscornet, qualcuno pensa che fosse ferro “ammorbidito”, altri dicono che si tratta di ferro fuso e limato, altri pensano sia battuto al partello. Ciò che è certo è che il segreto è morto con Biscornet, che era talmente geloso delle sue tecniche che non ha permesso a nessuno di osservarlo al lavoro.”

Nel 1843 il restauro di Notre Madre fu affidato a EugèneViollet-Le-Duc che rimase esterrefatto del lavoro di Biscornet. La finitura delle porte centrali, mai iniziata da Biscornet –o per tempo o per Satana, fu affidata a Pierre Boulanger.

I motivi per visitare Nostra Signora non si esauriscono alle porte “del diavolo”; le candele accese, il gotico prorompente, le vetrate, le sculture. La storia e le leggende. Durante i secoli e in particolare durante la Rivoluzione Francese, la Cattedrale è stata talmente vandalizzata che durante l’incoronazione di Napoleone venne coperta da teli e stendardi.

Nel 1800 il decadimento era così avanzato che si decise di abbatterla. La rivalutazione di Notre Dame avvenne grazie a Victor Hugo, che amava profondamente la Cattedrale, con il suo romanzo Notre Dame de Paris.