pijamaparty, suoni e immagini dai formidabili anni ’90

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Il prossimo 12 aprile uscirà il primo album della band toscana pijamaparty, un caleidoscopio di suoni, colori e immagini che puntano dritti agli anni '90.
Claudia Cata ldi _ the factory 2018 ©_

Il prossimo 12 aprile uscirà il primo album della band toscana pijamaparty. Il disco pubblicato da Black Candy Records è un caleidoscopio di suoni, colori e immagini che puntano dritti agli anni ’90. Una rivalutazione e rielaborazione di quel decennio che il quintetto descrive come “un mega pigiama party per bambini un po’ troppo cresciuti”. La musica dei PJP è immediata e diretta, facile da ascoltare e da ballare e provoca lo stesso effetto delle “musichette da autoscontro”. $ilvia (voce), CumZ (basso), Hanif (chitarra), Vic (tastiere) e Mug (batteria) fanno esattamente quello che gli pare, in uno sproloquio musicale svincolato da preconcetti e etichette di genere in maniera violenta e spudorata, ma affabile.

Come avete scelto il vostro nome?

Suonavamo già da un po’ insieme e decidemmo, senza avere ancora niente in mano che poteva funzionare e quindi dovevamo scegliere un nome alla creatura che volevamo mettere al mondo. Poco prima eravamo venuti a contatto con degli stravaganti personaggi della scena underground perugina, Le Caramelle degli Sconosciuti, che avevano risvegliato in noi quel senso di gioco che appartiene al fare musica. Abusatori di travestimenti da animale, decidemmo di prendere questa loro abitudine in eredità sperando nella loro benedizione e questo spirito di “ritorno all’infanzia” che tanto ci veniva naturale ci ha portato a decidere come nome proprio pijamaparty.

Cosa significa il titolo dell’album Ca$h Machine?

Le cashmachines sono i distributori di soldi. I bancomat per intendersi. In un immaginario fantasioso sono macchine che fabbricano soldi. Beh diciamo che questo nome è un augurio, un augurio anche un po’ ironico che questo album possa essere la nostra fabbrica di soldi. Un nome, una speranza, una premonizione, un oracolo.

Come nasce un vostro brano? Chi scrive testi e musiche?

Il nostri brani sono le classiche “cene svuotafrigo”. Butti in mezzo un po’ quello che hai prima che ti vada a male, e con un po’ di fantasia e di tecniche culinarie di base, tadan, il piatto è servito. I nostri brani per lo più nascono in sala prove: si svuota il frigo, si butta giù le idee e quando si ha qualcosa di interessante in tavola lo aggiustiamo per renderlo qualcosa che ci piaccia e ci soddisfi. Dunque direi che gli autori siamo noi, animati da critiche e consigli, ognuno della sua parte. I testi sono scritti da chi li canta, così come la musica è scritta da chi la suona, così quello che vogliamo trasmettere lo facciamo al meglio.

Cosa volete comunicare con la vostra musica?

”Prendi e rendi figo l’essere te stesso”che tradotto è un po’ fai quello che ami senza preoccuparti di cosa penseranno gli altri perché di sicuro lo farai bene. È una sorta di incitamento, non tanto alla ribellione, quanto all’uscire dalla trappola dei giudizi. Non siamo anticonformisti. Semplicemente ciò che ci piace lo prendiamo e ciò che non ci piace lo scartiamo: mangeresti mai una roba che sa di cacca di cane solo perché rientra in dei canoni da seguire? E’ il motivo per cui i nostri pochi (per ora) fan ci amano. Siamo puri e permettiamo a tutti di ritrovarcisi, in questa libertà di esprimersi, di manifestarsi, di non prendersi sul serio e fare quello che ami o che ti passa nella testa.

Parlateci del vostro amore per gli anni ’90?

Beh è logico: volendo tornare al mood dell’infanzia, siamo tornati agli anni in cui eravamo bambini. Gameboy, sale giochi, Pokémon, autoscontro, lunapark, bibite gassate, skateboard, i Goonies, la ruota della fortuna, il modem 56k, l’8 bit, gli swatch, il fluo, il boom economico, gli album delle figurine….come fai a non innamorarti? Vorremmo far rivivere a tutti quegli anni, e viverli per chi ahimè nei glourious ’90 non era neanche nella mente dei sui genitori, anche solo per una sera o 5 minuti su YouTube.

La scelta di cantare in inglese non potrebbe limitare il vostro percorso?

Al contrario. Noi puntiamo già in alto. Siamo di larghe vedute, veniamo dal passato ma viaggiamo nel futuro. Perché limitarsi al pubblico italiano? E poi l’inglese fa parte delle sonorità da cui attingiamo oltre a essere il codice della scena musicale internazionale, è quasi automatico cantare in questa lingua non è proprio una scelta.

Nascere e vivere in provincia quanto ha influenzato la vostra storia?

Non sapremmo dire. Sicuramente la vita in provincia ha le sue leggi, è un piccolo microcosmo in cui è più difficile distinguersi, ma quando lo fai sei provocatorio (e infamato) e così impari a farlo senza fregartene. In provincia le mode dilagano velocemente e non puoi far altro che seguirle o boicottarle e diventare l’outsider degli outsider. Vivere in provincia ti da la motivazione a dimostrare a tutto il villaggio che non sei tu lo scemo e che alla fine ci riuscirai ad avere una vita fuori dalla media.

Come avete creato vostro look e il vostro immaginario grafico così eccentrico?

Come abbiamo spiegato prima i costumi sono un eredità dei nostri amici Le Caramelle ri-elaborato e adattato al contesto di un pijamaparty che è quasi un tecknorave. Il look e l’immaginario grafico è tutto un potpourri di quello che sono i nostri ricordi degli anni 90’ proiettati nel futuro. Non ci limitiamo a descriverci, etichettarsi o categorizzarsi comunque le nostre scelte sono frutto di un operazione istintiva più che premeditata. Un po’ come scegliere un outfit cospargendosi di vinavil e rotolarsi nell’armadio. Quello che rimane attaccato vince e ci convince.

Tra i vostri riferimenti ci sono tantissime band internazionali. Tra gli italiani?

Beh tra gli italiani, che cosa dire…l’Italia non ha una vera e propria cultura musicale, a parte il liscio la taranta e gli stornelli. La musica di massa italiana e solo una traduzione. È difficile ispirarsi a ciò che non è autentico. Ciò non significa che non abbiamo rispetto o non ci piace la musica italiana. Come altri italiani facciamo riferimento a non italiani. Non potremmo mai rinnegare Neffa, DJ Gruff O l’antichissimo Jova e molti altri, ma, non sono i nostri riferimenti

Cosa ne pensate del nuovo fenomeno indie?

Dobbiamo davvero rispondere? Che poi che cos’ è quest’indie? Anche a noi ci dicono che siamo indie, ma non ci è chiaro ne perché, ne cosa significhi. Il fenomeno indie per quanto ci riguarda è solo l’ennesima moda e un’altra categoria in cui far identificare le giovani e labili generazioni, per darli un senso di appartenenza a qualcosa con le proprie regole da seguire: i suoi vestiti, i suoi gusti, i suoi atteggiamenti e quindi la sua musica. Noi siamo lontani dalle etichette e speriamo con il passare del tempo che non ci definiscano più una band indie, ma semplicemente i pijamaparty.

E la trap?

La trap, come altri generi ha i suoi alti e i suoi bassi, ha roba bella come ha tanta m****. Forse se ne abusa un po’ e come tutte le cose il troppo stroppia. Non ci è lontanissima come concept originale, ma purtroppo fare trap è diventato più una farsa, si finge di essere chi non si è e questo non ci piace.

Fareste mai un featuring con un rapper o con un trapper?

Sicuramente. Entrambi i due generi si incastrano bene con noi e poi i nostri pijamaparty sono aperti a tutti. Il problema sarà accontentare $ilvia (la cantante, nda) o più che altro trovare qualcuno che la sopporti oltre che a lei possa andare a genio. Beh chissà chi sarà il nostro primo featuring…

Partecipereste mai a un talent?

No. Cioè lo abbiamo fatto e non lo rifaremo. Abbiamo fatto le selezioni e siamo stati presi, ma al momento della diretta ci hanno sottoposto un contratto che la galera era una barzelletta a confronto. Purtroppo il prezzo da pagare per la visibilità che ti offrono è alta, e la manipolazione dell’immagine è una cosa che non possiamo accettare.

State per intraprendere il vostro primo tour. Come sarà lo spettacolo?

Il live è come una ferita aperta, ha un approccio più carnale, più sanguigno. È carne viva. Abbiamo aumentato di un paio di tacche l’elettronicità della faccenda e non escludiamo che possa aumentare in base alle situazioni. Di base sarà un live set umano anche se arrochito parecchio con i dovuti effetti speciali. Venire a un concerto dei pijamaparty sarà comunque un “back in the days” per quanto riguarda l’approccio alla metodica e alla concezione di una live band, dove non mancherà però una buona dose di scenari, tematiche e attitudini della scena contemporanea.