Max Fuschetto, il virtuoso della “musica di frontiera”

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Il beneventano Max Fuschetto è oboista, sassofonista e compositore fra i più rappresentativi del panorama italiano, nonché virtuoso nella esecuzione del repertorio classico e contemporaneo, sia come solista che in ensemble. Come esecutore la sua “prima volta” risale al 1986 con l’Orchestra Internazionale di Lanciano, sotto la direzione di Umberto Benedetti Michelangeli, nipote del celeberrimo Arturo.

Max Fuschetto all’oboe

A seguire, nei primissimi anni della sua carriera, pubblica proprie composizioni nell’ambito di un’azione teatrale in lingua dialettale, collaborando con il Teatro S. Carlo, l’Orchestra della Nuova Scarlatti e la Piccola Orchestra dell’Emilia Romagna, esibendosi al Teatro Comunale di Bologna, al Regio di Parma, a Castelgandolfo, al Bibiena di Mantova e altri prestigiosissimi contesti. Nel 1993 è al Festival del Mondo Arabo al teatro romano di Cartagine dove suona tra l’altro con il cantante tunisino Lotfi Bouchnak. Questi anni sono caratterizzati anche dall’esplorazione sistematica degli stili musicali: popular music, musica colta del novecento, jazz, musica africana subsahariana, gamelan balinesi, che gli consentono di approdare al Music Theatre Red Bush. Alla Galleria Toledo di Napoli per quattro anni consecutivi si esibisce e sperimenta con musicisti provenienti da aree differenti. Nel 2004 si consolida la collaborazione col gruppo delle “Percussioni Ketoniche” con Fishing Song (prima assoluta per Compositori a confronto Reggio Emilia 2005) e Nuragas (2010) un brano per 22 campanacci rielaborato nel 2014 in una versione con live electronics.

Fioccano riscontri lusinghieri della critica: le sue composizioni per oboe e pianoforte su musiche di Ryūichi Sakamoto, Michael Nyman e Brian Eno risultano composizioni ricche di spunti acustici estremamente originali. Dal 2008 si è interessato, con la cantante Antonella Pelilli, della musica Arbëresh, un antico dialetto albanese ancora presente in alcuni territori del Sud Italia. Da questa esplorazione nascono alcune tra le pagine più intense della sua produzione, in particolare “Les Roses di Arben” (2015), interpretato magistralmente da Andrea Chimenti. Con “Sùn Ná” del 2015 l’autore è stato definito come tra i limen più interessanti ed originali della scena italiana contemporanea e un caso unico nella discografia italiana. I suoi brani sono un manifesto della diversità, un luogo reale di incrocio tra culture. Il 21 Aprile con “Iride, a Paul Klee” vince il premio Internazionale per composizioni audiovisive Marzio Rosi. Nel 2016 firma la colonna sonora di DERT, il docufilm di Mario e Stefano Martone ambientato nella Bosnia post bellica, mentre l’anno scorso esce “Mother Moonlight” un concept discografico dedicato principalmente al pianoforte che vive delle suggestioni poetiche del mondo dell’infanzia. Anche per questo lavoro la critica ha rilevato la novità di una scrittura essenziale, ricca di riferimenti a culture extraeuropee, eclettica nella sintesi stilistica, sospesa e reticolare, che soddisfa i più esigenti e affascina anche gli ascoltatori meno avvezzi agli sperimentalismi.

Max Fuschetto all’oboe durante un concerto

Potete ascoltare i lavori di Max Fuschetto sui canali della piattaforma Dots Unlimited Radio www.duradio.net – il network dedicato alla musica sperimentale italiana di frontiera.

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