“Il linguaggio nudo” di Massimo Arrigoni, chirurgo del corpo poetico

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Marina Giannobi, ATTESA (TB1341), 2017, digital C-print

Due le parole che più connotano Il linguaggio nudo – opera poetica di Massimo Arrigoni recentemente edita dalle edizioni La Vita Felice, con in copertina un’opera fotografica dell’artista visiva Marina Giannobi – ovvero “apertura”, relativa alla coscienza che solo svuotata può accogliere nuove influenze, e “sezionare”, in senso chirurgico in riferimento al corpo poetico che va letteralmente “fatto a pezzi”.

Riguardo al titolo del libro, che può facilmente richiamare il Pasto nudo di William Burroughs, Massimo Arrigoni: “In realtà c’è un riferimento in una poesia di Alda Merini, in cui si dice: Il vantaggio di un grande poeta / è di essere sordo al suono del disonore, / ed alto è il suo metro di linguaggio nudo / come è nudo il suo corpo in amore. Ho attinto quell’accostamento di parola, di linguaggio nudo, e l’ho tolto come un’azione chirurgica, quando parlo nel libro dei consigli per i giovani anatomisti e dico che debbono procurarsi un corpo poetico facendo in modo che sia vivo. Il corpo poetico deve essere vivo e io lo seziono chirurgicamente e gli tolgo tutto quello che mi va di togliere anche perché, dovendo fare delle partiture sonore, a volte ho bisogno di reimpostare la metrica, di fare tagli. Mi rifaccio, ancora, al cut-up della Beat Generation”.

Sono dunque pezzi, questi del poeta, “di un discorso ebefrenico” dove a un manifesto se ne sussegue un altro e un altro ancora, dove fin da subito viene esaltata l’ebefrenia del gesto, oltre al dissolvimento del dire: Nel vuoto della significazione la parola manca / solo per dare maggior senso a ciò che non è detto / Non è il dissolvimento del dire ma l’insinuazione / che ci sia altro da dire.

Le istruzioni per l’uso così sono: Sterminare tutti i pensieri razionali che una coscienza vuota è aperta a nuove suggestioni. “È un invito a cercare di non razionalizzare troppo le cose – spiega Arrigoni – essere aperto, lasciarsi sorprendere, spiazzare”.

E, ancora circa il libro e l’ebefrenia del gesto: “Sono frammenti di un discorso patologico, si potrebbe dire, dove i riferimenti letterari sono molteplici partendo da Dino Campana per continuare con Artaud. Nel libro sono presenti richiami a tanti autori, tra cui Carmelo Bene e Lord Byron”.

Massimo Arrigoni è poeta sonoro: “Il terreno su cui mi muovo è quello del melologo come rappresentazione del poema scritto messo però in partitura musicale, per voce sola o in interazione con uno o più strumenti”.

Il linguaggio nudo" di "Massimo Arrigoni: ““sezionare” in senso chirurgico il corpo poetico che va letteralmente “fatto a pezzi”.
Ph. Marina Giannobi

Dal testo lineare si passa pertanto a una trasposizione fonetica, drammaturgica, finale. Gli abbiamo chiesto di raccontarci in cosa consiste il suo lavoro con particolare riguardo a quest’opera dove “Parola Poema Mondo” è forse il principale filo conduttore: “Lavoro portando il testo lineare in suono. La parola viene al mondo come il mondo viene alla parola. Il mondo ha bisogno di essere nominato dalla parola. Se non c’è la parola che nomina il mondo, non esiste neanche il mondo. È una genesi della parola che crea la realtà che noi viviamo. Noi la nominiamo la realtà, non nominiamo ciò che non conosciamo. Quindi c’è la ricerca di un senso sia estetico, sia strutturale, sia poetico. È la negazione forse anche dello stesso senso, in questa profusione discorsiva dove le parole si inseguono per accumulazione di significati la cui verità forse, però, sta altrove”.

In questo libro c’è la ricerca di un punto di partenza poi continuamente messo in discussione: sono continuamente costretto / a ripartire da zero / per riempire il grande vuoto / creato sulla carta; c’è la messa in scena di una possibile drammaturgia poetica la quale reca in sé una ritualità sciamanica / vi è l’officiante / un pubblico /e un corpo sacrificale / massacrato. Fino a quando si mostra la visione chiara dove le parole divengono suoni evocativi e la pagina non è più pagina / ma quadro.

Forte si mostra tra le righe il legame tra poesia e teatro. Arrigoni, che ha lavorato anche come attore in teatro, dice: “quello che forse più mi ha caratterizzato è il teatro da camera, una forma di teatro fatta nelle abitazioni private per un pubblico ristretto di spettatori. Il teatro da camera mette in scena un testo, un poema. Io non metto in scena dei personaggi, ma sempre e solo il poema. Suono il poema con la voce. Quindi ciò che caratterizza la drammaturgia poetica è l’elemento scenico teatrale perché comunque c’è una fisicità del corpo. Quando suoni uno strumento musicale c’è un investimento del corpo, della respirazione, tutto quanto non avviene quando  noi leggiamo la poesia lineare mentalmente. Siamo solo cerebrali in quel momento lì. Il poeta sonoro, invece, deve essere in parte musicista in parte attore o entrambe le cose, anche se non interpreta il personaggio, ma il poema stesso”.

Scrive Paina nella sua prefazione: “conosco il suo splendido lavoro in palcoscenico e vedo allora la sua poetica come scena, alternarsi di scene teatrali dove moduli di voci e voci diverse si intersecano nel buio dello spazio teatrale”.

Sui progetti futuri ci anticipa: “A breve uscirà per le edizioni La Vita Felice un libro catalogo dove raccolgo le mie 20 edizioni censurate (con timbro, sigillate con ceralacca) edite nel corso dei passati anni dalle edizioni Pulcinoelefante. Il libro catalogo documenta per immagini in modo sparso i contenuti di queste venti edizioni con censura”.

Il prossimo appuntamento per ascoltare Il linguaggio nudo sarà la sera del prossimo 18 maggio, quando il libro verrà presentato al convento di Santa Maria la Vite in Olginate.