Pacifico: “Ho ancora la spinta e la voglia del debuttante”

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Pacifico:

Sette anni dopo Una voce non basta, Pacifico ha firmato Bastasse il cielo, album tutto scritto nel suo studiolo nel diciannovesimo arrondissement di Parigi. Il nuovo disco di inediti del cantautore e autore lombardo è il protagonista di un tour partito a marzo al Teatro Filarmonico di Piove di Sacco, in provincia di Padova.

Stasera, 5 aprile, farà tappa a Milano, alla Santeria Social Club, per proseguire a Bari (all’Officina degli esordi il 17 maggio) e concludersi a Roma (all’Auditorium Parco della Musica il 18 maggio). “Ogni sera ci sono novità sul palco” dice il cantautore, che per questa data milanese accoglierà Malika Ayane. “A parte gli ospiti – continua -, il mio concerto ha sempre una porta aperta per chi vuole salire, ci sono lunghe parti di improvvisazione e creatività. C’è anche una parte teatrale e di puro divertimento e coinvolgimento del pubblico”.

Torna a Milano, la città in cui è nato, che ha lasciato da qualche anno per vivere a Parigi. Come mai questa scelta?
Ho incontrato la mia compagna in Italia, ma lei viveva da tempo a Parigi. Mi sono trasferito lì con lei, e lì è nato nostro figlio.

Bastasse il cielo è il suo primo disco scritto dopo il suo trasferimento e dopo essere diventato papà. Possiamo dire che è il disco dei cambiamenti…
Sì, è il primo disco che testimonia questo passaggio. Non ho voluto scrivere esplicitamente di questi mutamenti, ma ne trovo tracce in tutti i brani.

L’ha definito “Un disco di attenzioni e gentilezza”.  Mi spiega meglio?
Ho coinvolto musicisti sparsi per il mondo, musicisti prestigiosi, che hanno suonato con grande attenzione e dedizione. Alberto Fabris, produttore del disco e amico fraterno, ha avuto una imprescindibile attenzione per me, venendo a Parigi ad ascoltare i brani, indirizzandoli ai musicisti, dirigendoli per mesi. Io scrivo di dettagli, di piccole cose, devo necessariamente essere attento. Nelle canzoni la fa da padrone l’amore. Ma l’amore è una spinta personale, una necessità, la mancanza di ognuno da colmare. L’attenzione invece è una prova di generosità, di spazio e tempo personale dedicato a un altro. Questo mi sembra molto più impegnativo.

Dalla Francia, cosa le manca e cosa non le manca dell’Italia?
L’Italia è il mio paese. Arrivo e mi muovo con abitudine, approfitto delle sue facilitazioni e mi difendo dalle sue trappole. Quello che mi manca dell’Italia mi manca da anni, e non per la distanza, mi mancava abitandoci. E cioè, la volontà di promuovere “l’eccezione culturale italiana”, come quella francese. È il momento di farlo, è il momento che qualche politico, sia pure per vanità, scelga di passare alla storia per averla favorita. Favorire l’arte prima che diventi industria. Cinema di quartiere, prestito di strumenti, musica nelle scuole, considerazione del lavoro di artista alla stregua di altri lavori tradizionali, conservatori nei quartieri difficili. Non lo dico perché sono un sognatore. Lo dico per soldi, perché si faccia la scoperta, fatta da tempo in altri paesi, che arte e cultura rendono e irrobustiscono il bilancio nazionale.

Pacifico: "Ho ancora la spinta e la voglia del debuttante"

Com’è la nostra penisola vista da fuori?
Piena di contraddizioni, come tutti i paesi. E al centro di uno scontro di culture – codice identitario nazionale e immigrati di seconda generazione – che è già avvenuto in altri paesi. Sarà dura ma ne uscirà – inevitabilmente – un paese nuovo.

Alla musica si è avvicinato da autodidatta e alle superiori suonava già in una band. Quando ha capito che questa sarebbe stata la sua strada?
È una spinta. Insisti fino a diventare patetico, non si spiega. Non c’è un momento, ho fatto mille lavori per mantenermi senza mai smettere di suonare o sognare di farlo.

Ricorda un episodio off legato ai suoi esordi?
A proposito della tenacia. Sono rimasto fuori dagli studi di una radio milanese per un’ora e passa, per dare una cassetta con miei brani a Lucio Dalla, che sapevo essere lì. Avevo già 38/39 anni. E diluviava. Sono rimasto finché il portiere, pietosamente, è venuto ad avvisarmi che Lucio aveva registrato una settimana prima.

Come fu scelto il suo nome d’arte?
Per il mio temperamento, esteriormente mite.

Ha scritto per gli artisti più grandi del nostro panorama musicale. Quali sono i brani a cui lei è più legato?
Sei nell’anima scritta con Gianna Nannini, Le mie parole, reinterpretata da Bersani, Io sono Metà, scritta con Musica Nuda, i brani scritti con Malika, Oltre le rive scritta con Zucchero, Imparare ad amarsi scritta con Bungaro per Ornella Vanoni, Ti penso e cambio il mondo scritta con Saggese per Celentano.

Sono innumerevoli le nostre belle canzoni che portano la sua firma. Come ha coltivato e coltiva il talento della scrittura e quali sono stati i suoi maestri?
Non ho maestri, non ho studiato testi o musiche, non ricordo le parole delle canzoni, nemmeno delle mie. Ma è vero che ne ho suonate tante, ero un ottimo chitarrista da spiaggia. E mentre accompagnavo canti sguaiati e festosi, sentivo istintivamente quali erano scritte meglio, e sono quelle di cui ricordi motivi e frasi anche se sei distratto e stai facendo altro.

Dobbiamo aspettarci collaborazioni anche con artisti francesi?
Non so se collaborazioni. Ma sto cercando di scrivere per artisti francesi.

Il suo tour terminerà a maggio. Poi cosa accadrà?
Credo che il tour non terminerà. Immagino questo giro di concerti lungo, con interruzioni e ripartenze, vorrei portare Bastasse il cielo in giro il più possibile.

Quali sono le sue paure e quali i suoi sogni?
Sono padre, quindi le paure sono legate a mio figlio.  I desideri sono tanti e vivi, personali e artistici. Ho cominciato tardi, quindi ho ancora la spinta e la voglia del debuttante.