Francesco Guccini: “Dio è morto”, oggi più di ieri

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Francesco Guccini:

Il suo Dio, morto ai bordi delle strade, oggi è stato ucciso dal bigottismo. Francesco Guccini è seduto in poltrona per l’apertura della Casa Museo Covili, dedicata al pittore del ‘900 Gino Covili, considerato il “van Gogh italiano”. Nella sua amata terra, in provincia di Modena, si racconta a Il Giornale OFF, parlando degli esordi, delle canzoni che hanno fatto la storia, della passione per la scrittura.

C’è un episodio off e insolito che riguarda gli inizi della sua carriera?

Sono tutti più che soliti. Non ricordo un episodio insolito in particolare. Il tecnico del suono del mio primo disco dopo aver ascoltato Auschwitzvenne da me e mi disse “non so se lei vuole continuare a fare questo mestiere, ma se vuole continuare cambi genere, perché così non andrà molto avanti”. E parlava proprio di Auschwitz una della mie canzoni più conosciute.

Lei è un grande estimatore di Gino Covili e della pittura in generale, come nasce questa passione?

Sì, amo molto Covili. Però non mi intendo di arte. Posso solo dire questo quadro mi piace, quell’altro no. Gino Covili rispecchia la civiltà contadina che non esiste più e che ho visto e vissuto da bambino.

L’avvelenata è un suo brano molto famoso, per alcuni un jaccuse verso il mondo della politica. Ce ne parla?

Si tratta di una canzone che ormai è figlia del suo tempo. Tra l’altro non volevo neanche inserirla nel disco. Rispecchia quel periodo, fotografa il fatto che molti cantautori all’epoca venivano quasi censurati e il momento storico in cui si sfondavano i cancelli per entrare gratuitamente ai concerti.  Quindi nasce rispetto a quella tematica, ma non c’è dietro una reale denuncia politica, come scrissero in passato alcuni giornalisti un po’ superficiali.

Di Lucio Dalla che ricordo ha?

Conoscevo Lucio, frequentavamo la stessa trattoria dove io andavo tutte a giocare a carte tutte le sere. Eravamo molto diversi però, non abbiamo mai legato veramente. Aveva una voce bellissima, era  davvero bravo, un grande artista.

Presto uscirà il suo prossimo libro, che avrà come copertina un’opera di Covili…

Spero proprio di sì, non l’ho ancora scelta. Nel libro racconto la morte dell’Appennino, il mio Appennino. Pavullo nel Frignano è molto vivace.

“Dio è morto” oggi?

Bella domanda… Anche questo brano appartiene al passato ma, forse, in certe situazioni di rifiuto e di bigottismo, sicuramente.