Oriana Fallaci, “scrittore prestato, solo prestato al giornalismo”

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Flickr by schantelle

Anche se è cambiata l’epoca storica sono rimasti gli strascichi di un’attitudine fin troppo politicamente corretta a voler dire avvocata o avvocatessa al posto di avvocato, assessora al posto di assessore… il rispetto dell’identità sia maschile che femminile è sacrosanto, ma soprattutto nel nostro passato abbiamo rischiato di cadere nel ridicolo rincorrendo direttive governative nelle quali non sempre era agevole operare.

Chissà cos’avrebbe detto e cosa direbbe ancora oggi “quello scrittore” che si chiamava Oriana Fallaci e che apertamente Scrittore si dichiarava, rispetto a tutta quest’odierna ossessione di genere.

Sigaretta in bocca, mitra in spalla, la Fallaci non aveva paura di andare sui teatri di guerra, così come non temeva di scrivere che Yasser Arafat “berciava”  (termine utilizzato in una delle sue celebri Interviste con la storia). E a proposito di libri, lo scorso anno una coraggiosa casa editrice, la De Piante Editore, uscì con il libro: Si dà il caso invece che io sia uno scrittore, nel quale si raccolgono alcune lettere inedite della scrittrice. 

Oggi invece è la volta di un cortometraggio: A cup of coffee with Marilyn. Diretto da Alessandra Gonnella e interpretato da Miriam Leone, racconta di un’Oriana che ha appena iniziato a lavorare come giornalista di costume e omaggia questo grande personaggio.   

In mancanza di “virago” ci vien da dire: “vogliamo i colonnelli!”, anzi, vogliamo uomini come la Fallaci! (Redazione)

Chi ha letto Un uomo, dedicato al compagno di una vita Alexandros “Alekos” Panagulis, letterato e attivista politico greco in lotta (armata e non a sinistra) contro la dittatura dei colonnelli e morto in un misterioso incidente stradale nel 1976, non faticherà a trovare nelle lettere di Oriana Fallaci indirizzate al suo editore Sergio Pautasso la genesi del suo amore per Panagulis e le difficoltà di raccontare la tragedia tragedia in un libro, di fatto il suo primo grande romanzo. Si dà il caso invece che io sia uno scrittore (2018, postfazione di Guido Andrea Pautasso, sovraccoperta d’artista di Luca Pignatelli, stampato in 300 copie numerate più 10 copie d’artista, 30 euro) è un volumetto di 34 pagine, pubblicato da De Piante Editore (casa editrice fondata dai giornalisti Luigi Mascheroni e Angelo Crespi e dall’imprenditrice Cristina Toffolo De Piante che fa pochi libri per pochi leggiamo “in esergo”), che raccoglie tre bellissime lettere inedite della Fallaci, datate tra il 1976 e il 1977, “scrittore prestato, solo prestato al giornalismo”, a colui che diviene in certo senso il suo consigliere in un momento così difficile, quel Sergio Pautasso, intellettuale non engagé, critico letterario, poeta, amico di artisti e scrittori e, all’epoca della succitata corrispondenza epistolare, direttore editoriale della Rizzoli.