Metti una sera “futurista”: perché noi abbiamo “Nostalgia degli dèi”

0
703
Metti una sera
Pixabay License

Il 21 marzo scorso l’associazione culturale Scintille di Cremona, presieduta da Silvia Locatelli e ispirata al movimento artistico del futurismo, ha presentato l’ultimo libro di Marcello Veneziani, Nostalgia degli dei (Marsilio, 2019, 301 pagine ).

Folto il pubblico, anche piuttosto “movimentato”, che ha reso la serata degna di una serata (quasi) futurista (nella città dei violini accade anche questo).

Marcello Veneziani considera questo libro il risultato di 40 anni di riflessione: a dispetto del titolo, gli “dei” non sono le antiche divinità pagane, ma valori dimenticati come la patria, la famiglia, la comunità, la tradizione, il mito, Dio,riferimenti principali grazie ai quali tutti gli uomini comprendono se stessi e si situano nel mondo. Perché il consorzio umano non è semplicemente una somma di individui, ma un insieme di persone che nascono in una famiglia (non si conoscono civiltà che non siano fondate su di essa) e che vivono in una comunità (che è sentirsi parte), intesa non come un limite, ma come una risorsa. E se da un lato la tradizione fornisce canoni di vita (senza i legami della tradizione adottiamo altre catene: moda e consumi imposti dalla pubblicità), dall’altro il dialogo con gli immigrati è possibile solo se è fondato sul riconoscimento reciproco di identità, perché solo chi ama la propria identità è in grado di comprendere e rispettare anche quelle altrui.

E quando parla di Dio, patria e famiglia il filosofo Veneziani diventa addirittura profeta: “Dio è il tetto, la patria è il suolo, la famiglia è il focolare. Le democrazie liberali reggono all’urto del relativismo e della disgregazione se sono bilanciate da un vivo patrimonio ereditato e un saldo tessuto comunitario“.