Sbatti “L’eroe” in prima pagina

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Con “L’eroe” l’Italia riscopre il noir

Cosa succede quando l’etica e le aspirazioni personali si scontrano? Siamo capaci di fare la scelta giusta? Queste sono alcune delle domande alla base de L’eroe, film diretto da Cristiano Anania e uscito nelle sale il 21 marzo.

Giorgio Pollini (Salvatore Esposito) è un giornalista d’inchiesta e aspirante scrittore che, dopo aver scritto un pezzo critico nei confronti di un ministro, viene “esiliato” dal suo direttore in una piccola redazione di uno sperduto paese di provincia. Proprio quando sembra che la sua carriera stia volgendo al termine, viene rapito il nipote dell’imprenditrice Giulia Guidi (Cristina Donadio), la donna più ricca del paese. A questo punto, Giorgio trova un’occasione di riscatto.

Il personaggio di Giorgio è molto facile da identificare: egli è il tipico trentenne che, in Italia, non riesce a realizzarsi nel lavoro come nella vita privata, pur impegnandosi senza cercare di ingannare nessuno. E anche quando gli capita tra le mani un caso tanto importante, gli unici ad aiutarlo sono l’anziano collega Michele (Fabio Ferrari), uomo pigro e abituato a una cittadina dove fino ad allora non era mai successo niente di rilevante, e Marta (Marta Gastini), donna bella e affettuosa che si prende spesso cura di Francesco (Vincenzo Cremolato), suo amico d’infanzia con problemi psicologici.

Ma anche quando finalmente arriva la sua occasione di riscatto, Giorgio si pone dei dubbi sull’utilità sociale delle sue azioni; infatti, la storia cerca di far riflettere su come i media cerchino spesso e in modo superficiale il mostro da sbattere in prima pagina, senza pensare alle conseguenze. Rende bene in tal senso l’incipit con cui si apre il film: “Che cos’è un eroe? Un eroe è qualcuno che serve per sentirci migliori, qualcuno a cui chiedere un sacrificio quando noi non abbiamo più il coraggio di rischiare. È un simbolo che ci aiuta ancora a sperare nel prossimo e in noi stessi e a credere che, alla fine, il bene trionferà sempre sul male.

Esposito e la Donadio, entrambi volti noti della serie Gomorra, confermano un notevole talento, mentre tra gli altri interpreti spicca Cremolato, molto convincente nella parte dello “scemo del paese”. La sceneggiatura ha qualche buco narrativo che lascia lo spettatore con qualche domanda senza risposta, mentre sul versante della regia Anania gira scene dove, se da un lato la musica riesce a rendere la tensione e lo stato d’animo dei personaggi meglio delle parole, dall’altro mancano di quell’adrenalina che dovrebbe tenere il pubblico con il fiato sospeso. Anania, qui al suo primo lungometraggio dopo aver diretto diversi corti e aver lavorato con registi del calibro di Pupi Avati e Ricky Tognazzi, dimostra di avere ottime intenzioni, quindi speriamo sia diverso da Giorgio quando non riusciva a proseguire con il suo romanzo.