Manca solo che a James Bond facciano pagare l’Ecopass

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Ora manca che a James Bond gli facciano pagare l'Ecopass
The Original James Bond 007 "Goldfinger" Movie Car - Louwman Museum, Nationaal Automobiel Museum, Leidsestraatweg 57, 2594 BB, Den Haag, Nederland - ph. Michel Curi - Flickr

Era fra le peggiori delle mie distopie mentali: dopo il rimpianto degli inseguimenti di automobili lungo le strade della metropoli negl’indimenticati “poliziotteschi” dei Settanta, mi aspettavo che l’ecologismo politicamente corretto avrebbe sostituito l’Aston Martin di James Bond con una bicicletta.

Non ci sono ancora arrivati ma è successo: scrive Dalmazio Frau su l’Opinione che “[…] la vendetta dell’ecologismo da asporto [..] non vuole più eroi ma uomini mediocri“. Alla guida di…un’auto elettrica!!

Che già ci avevan provato (riuscendoci) a depotenziare l’eroe di Ian Fleming, togliendogli il Vodka Martini, le sigarette, le ragazze e pure l’agente Q, sostituito da “un nerd dagli occhiali spessi“.

Faremo a meno non solo dell’Aston Martin (o della BMW), ma anche di tutti quei “car chase” che hanno fatto la storia del cinema o più modestamente di singoli film (un titolo su tutti: Ronin e quell’incredibile inseguimento nelle vie di Parigi con un’agguerritissima Natascha McElhone alla guida).

E poi non è solo James Bond ad esser messo in pericolo dai talebani dell’austerità culturale: ve lo vedete l’ispettore Callaghan in biblioteca anziché al bancone del bar?

Quello che una volta era considerato da sfigati ora si è invertito nel segno di un potenziamento antropologico: ve la ricordate la pubblicità della Mini? No, perché è durata un fuoco fatuo. Troppo…insensibile: lui dà l’appuntamento a lei e per telefono spiega il percorso fra cambi di tram e autobus e metrò e lei a metà conversazione lo molla con uno stanco “ciao bello…”

Eppure l’Italia ha sempre tratto dall’automobile (ora si dice automotive) l’eccellenza industriale e nel design (Bertone, Giugiaro, Pininfarina…).

Ma se pensiamo che i fanatici del poveraccismo eco friendly ante litteram volevano impedire la realizzazione dell’Autostrada del Sole

Una volta potevi realizzare una fotografia, American Girl In Italy (Ruth Orkin, era il 1951 e quell’immagine divenne un’icona), ora queste cose non le puoi più fare sennò ti linciano.

E’ un segno dei tempi: come scrive Dalmazio Frau, “[…] si appiattisce e ingrigisce l’immaginario che è segno dell’anima dell’uomo che non si arrende, in nome del pensiero unico, dell’ecosostenibilità, di una fasulla uguaglianza che non è rispetto dell’individuo e non porta libertà ma soltanto un più subdolo e oscuro controllo“.

Andrà a finire che il prossimo 007 berrà the verde e inseguirà il cattivo solo dopo aver convalidato l’Ecopass.

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.