“Una volta ci si vergognava di fare i film con Toto’ e Sordi”

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Piroette e amarcord del grande Christian De Sica l’altra sera ospite del format di Radio DeeJay “Il Rosario della Sera” condotto da Fiorello. L’attore ha parlato del suo nuovo show -debutto il 30 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, un viaggio con Pino Strabioli tra canzoni, gag, e aneddoti (“Racconto un po’ di frescacce che mi sono capitate, perche c’ho un’età”), non senza un ricordo del grande padre Vittorio De Sica (“sono figlio di un uomo importante, un uomo di un’altra generazione. Una cosa che mi ha permesso di conoscere personaggi pazzeschi”), come Charlie Chaplin (“Poi da lui sono passato direttamente a Boldi”) a Montgomery Clift, che allora stava con Truman Capote. Immancabile un passaggio sui “cinepanettoni”, con una rivelazione forse inedita: “Il film che mi è piaciuto di più? Il primo Vacanze di Natale, di Carlo e Enrico Vanzina. Venivo da un periodo in cui io e mia moglie avevamo sofferto la fame. Quando andai a vedere la prima proiezione del film mi ricordo che diedi di gomito a mia moglie: A Silviè, da oggi se magna…” (fonte Dagospia). Intanto vi proponiamo la nostra intervista al grande attore, dove a proposito dei famosi cinepanettoni ci racconta di quell’editor della Mondadori che…(Redazione)

L’allure di un divo d’altri tempi, la semplicità di un amico di famiglia. Christian De Sica torna dopo 13 anni a far coppia con Massimo Boldi con Amici come prima, di cui firma anche la regia.

De Sica, i suoi film hanno sempre fotografato il Paese…

Abbiamo raccontato la borghesia degli anni ’80 e ’90 molto meglio di tanti film autoriali che non hanno lasciato il segno. Una volta Beppe Cottafavi, editor di Mondadori, mi disse che se uno volesse raccontare l’Italia degli anni ’80 dovrebbe capire Vacanze di Natale, perché è uno specchio preciso della società.

Anche se non sempre hanno ricevuto recensioni lusinghiere…

I teorici del film storcono la bocca, a volte hanno anche a ragione, a volte per invidia. Perché l’Italia è un paese che non ti perdona il successo, difendono sempre dei film buoni o che non vede nessuno solo perché politicamente da una parte o indirizzati dal direttore del giornale. E’ un dato di fatto, è triste ma è così. Se Ladri di biciclette di mio padre non avesse vinto l’Oscar e se in Francia non avessero gridato al capolavoro, gli italiani lo avrebbero smontato.

L’allure di un divo d’altri tempi, la semplicità di un amico di famiglia. Christian De Sica torna dopo 13 anni a far coppia con Massimo BoldiEppure il pubblico è sempre dalla sua parte, a parlare sono gli incassi…

Se gli incassi vanno bene ti dicono quanto sei bravo, che sei una cosa incredibile, uno di famiglia. Se non va bene ti dicono che sei vecchio. Come diceva Eduardo,”gli esami non finisco mai”

In Francia l’attore vecchio è idolatrato. In Italia sei ci si dimentica dei grandi. Poi a differenza loro siamo molto affettuosi, pieni di calore ma allo stesso tempo spietati come i bambini, buoni ma terrificanti. In questo paese chi paga le tasse sono i borghesi, i poveri no e nemmeno i ricchi, che diventano sempre più ricchi e questa è la tragedia. Io devo lavorare per campare. Sono fortunato, ma sono arrivato a pagare il 74% allo Stato. Speriamo che vada bene questo film altrimenti è come se non avessi fatto nulla. La gente però ride. Col Paese che va così, regalare anche un’ora e mezza di qualcosa di superficiale e leggera con un po’ di risate è qualcosa di magico, ti soddisfa molto di più.

Tuttavia a far da padrone al box office sono sempre i prodotti di Hollywood

Il cinema italiano è stato un po’ massacrato. Noi facciamo film con due stuzzicadenti e un fil di ferro, per questo abbiamo speso 4 milioni, un miracolo. Loro spendono centinaia di milioni. Poi in questo periodo natalizio una volta c’eravamo solo noi, a volte Troisi. Ora la lotta è terribile, l’anno prossimo ci saranno Ficarra e Picone, io invece farò teatro, una commedia musicale.

Ad affiancarla in questa avventura tanti giovani, tra cui i suoi figli Brando e Maria Sole

Avevo proposto a Brando di fare la regia, ma ha rifiutato. Però mi ha aiutato, senza firmarsi; io mi sono occupato delle scenografie, dei costumi, delle location, degli attori e lui dei movimenti di macchina. Ha portato una troupe di giovani dal direttore della fotografia Arnone al montatore Galli.

C’era anche Maria sole come aiuto ai costumi, ora è in giro per una serie Nexflix . Questa è stata la chiave di volta del film. Se noi sessantenni ci circondano di coetanei si comincia a parlare del passato e invece bisogna confrontarsi con i più giovani: l’errore che hanno commesso tanti colleghi più illustri di me che hanno deciso di chiudersi nei salotti di casa, senza più scendere in tram o prendere la moto, parlavano sempre delle stesse cose, così si invecchia. Per raccontare il presente bisogna stare per strada. L’amore e l’affetto che ricevo dai ragazzi è una cosa unica, per me. Una grande soddisfazione.

AdnKronos

Tornando indietro avrebbe mai fatto una carriera da attore drammatico?

No, la mia fortuna è stata questa, se da giovane avessi deciso di pormi come obiettivo di fare Ladri di biciclette avrei fallito. A me piaceva molto il varietè. Feci lo chansonnier in Bambole, non c’è una lira con la regia di Antonello Falqui. Così ho cominciato, insieme alle feste di piazza al Lupo di Rimini, il Rangio Fellone di Ischia. Il mio mondo è quello lì, poi è venuto fuori il cinema, ho scelto il cinema popolare perché il cinema popolare ha scelto me. Se avessi fatto l’autore sarei stato un fallito.

Quando però si è cimentato ha ottenuto tanti riconoscimenti

Quando ho fatto film drammatici, pochi, mi hanno dato molti premi con Il figlio più piccolo.. Quando faccio questi film mi snobbano. Il cinema popolare non è fatto dagli intellettuali, è fatto da Franco e Ciccio, da Totò e Peppino, dei geni a cui non mi paragono minimamente. E pensare che prima fare un film con Totò era una vergogna. Oppure Sordi nello Sceicco Bianco di Fellini non veniva nemmeno messo nel manifesto…