Al Bano: “Terrorista io? L’Ucraina mi chieda scusa!”

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Il coraggio anticonformista di Al Bano
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Le sue simpatie per la Russia e per Vladimir Putin in particolare gli sono costate care: quanto meno a Kiev. Al Bano è infatti pericoloso per la sicurezza nazionale ucraina. A causa delle sue posizioni…”filoPutin” (“L’ho incontrato tre volte. Nel 1986, durante una tournée in Russia, feci 18 concerti a Leningrado e altri 18 a Mosca. In uno di questi era presente anche lui, allora capo del Kgb. Il giorno dopo venne in albergo per complimentarsi. Poi nel 2004 ho cantato al Cremlino per festeggiare il Capodanno”), il cantante di Cellino San Marco è stato inserito nella “black list” del Ministero della Cultura di Kiev come persona non gradita.

Anzi: lui sarebbe addirittura una “minaccia per la sicurezza nazionale” dell’Ucraina, come riporta l’agenzia Interfax, con una lista di 147 persone recentemente aggiornata in base alle segnalazioni del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dell’Ucraina (BUUM!), dei servizi di sicurezza e del Consiglio della Tv e Radio nazionali.

“Per me è stato un fulmine a ciel sereno”, ha commentato Al Bano a LaPresse: “Non ci capisco niente, mi definiscono addirittura una minaccia alla sicurezza nazionale, ma io non sono mai stato un terrorista, mi sembra una cosa gravissima”.

Anche a noi. Ma, come anticipa il titolo di questo articolo pubblicato “in tempi non sospetti”, la sua è una voce fuori da coro: “canterei subito per Trump”, dice. E aggiunge: “Putin è un leader”.

In questo articolo di Giovanni Terzi ci si sofferma (Sanremo 2017) sulle cosiddette “trappole comunicative” che possono mettere a repentaglio diciamo, l’immagine pubblica di un personaggio popolare dello spettacolo italiano: come Al Bano, appunto, che già allora aveva dichiarato il suo libero pensiero proprio in riferimento a un certo Vladimir PutinE non diteci che non ve l’avevamo detto già noi! (Redazione)

Inutile dire che il festival di Sanremo per la nostra Italia è come una partita dei mondiali della nazionale. Un fenomeno straordinario dove il record di ascolti è detenuto dal trio Bonolis, Mazzi e Presta con un 50,80 per cento di share nell’edizione del 2005, ma dove anche negli ultimi anni con la conduzione di Carlo Conti si è arrivati oltre al 40 per cento. Tutti volano a Sanremo quasi fosse la panacea di qualsiasi male professionale.

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Esserci è un imperativo categorico per chiunque e sinceramente vivere il Festival è un’esperienza molto interessante perché profondamente legata al costume della nostra società. Non  basta però esserci ma anche non cadere in trappole comunicative che potrebbero inficiare anche il risultato della competizione canora. Così spesso accade che le interviste diventino un profluvio di dichiarazioni tendenzialmente scontate o di micro vendette personali. Controtendenza rispetto a questo “mondo festivaliero” il nostro menhir contemporaneo, Albano Carrisi, in un’intervista ha detto cose controtendenza: “canterei subito per Trump” per poi aggiungere “Putin è un leader” dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno, coraggio e anticonformismo.

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