Quelle note a margine “oscure e misteriose” sulla Tosca di Puccini

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Quelle note a margine
Ph Kay Harpa Segui-Tosca-Affiches de Musique-A. Hohenstein-Flickr

L’immagine in copertina sembrerebbe quella di un pentagramma manoscritto qualunque. Invece, a guardare bene, quelle note non sono altro che un abbozzo della celeberrima E lucevan le stelle dalla Tosca di Giacomo Puccini.

La copertina di Gli appunti di Puccini per “Tosca” (Lim, pagg. 206, euro 20) non è che un assaggio di quanto si trova all’interno del libro di Marco Grondona: un dettagliatissimo commento di un manoscritto pucciniano (pubblicato in fac-simile da Olschki nel 2009) contente appunti, annotazioni, glosse, pro memoria, schizzi di partiture che il compositore lucchese segnò su una “copia di lavoro” del libretto di Tosca fornitagli dai copisti di Ricordi in vista della prima romana del 14 gennaio 1900.

Il lavoro di Grondona, musicologo docente all’Università di Pisa, ha l’indubbio merito di andare a indagare il testo «sovente oscuro e misterioso di Puccini» che ben immortala l’affannoso lavoro – quasi una ruminatio – dell’operista nel ritagliare e assemblare al meglio la sua Tosca. Ma quello pucciniano è un quaderno, come scrive Grondona, che palesa «traccia d’un calore creativo di cui per gran parte rimane ancora da svelare l’istinto».

Ed è in questi “misteriosi” interstizi che si inserisce questo commentario. Ma non si pensi a una fredda rassegna degli appunti del maestro: «È evidente che un semplice confronto fra gli abbozzi e i pro memoria lucchesi da una parte e l’odierna partitura di Tosca dall’altra, serva a ben poco: se si vuole sfruttare appieno la “copia di lavoro” occorre ricostruire la strada e il contatto, non sempre elementare, che lega quelli e questa».

Si è, dunque, fronte a un immenso lavoro di “sovrainterpretazione” del folto materiale pregresso a un capolavoro dell’operismo italiano. Quanto le idee di Puccini sono confluite effettivamente nel suo melodramma? Per quali ragioni? Con quali conseguenze? È evidente, allora, che il lavoro di Grondona – che va letto a corredo degli appunti pucciniani – rappresenti un pioneristico e utilissimo tentativo di riposta.

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