Alessia Barela (La porta rossa 2): “Attenti alla Setta della Fenice..”

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Alessia Barela (La porta rossa 2):

Alessia Barela interpreta Stefania Pavesi in La porta rossa 2, la serie televisiva italiana ideata da Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi, di cui la seconda stagione è in onda a partire dal 13 febbraio. Nasce a Chieti da mamma abruzzese e papà di origini spagnole. A Roma si laurea in Lettere con indirizzo Teatro e Spettacolo. Dopo aver abbandonato la carriera di restauratrice, decide di dedicarsi alla recitazione e debutta in piccoli teatri off di Roma. Segue lezioni di dizione, impostazione della voce, poi vari stage teatrali e presto inizia a dilettarsi anche con il canto. Ama la musica e le piace scrivere. E’ un’attenta osservatrice e si dedica tanto alle sue amicizie ventennali. Adora il mare e crede nel coraggio e nella libertà di pensiero.

Nella serie Tv La porta Rossa 2 interpreti il ruolo di Stefania, la sorella di Eleonora e la zia di Vanessa, che ha cresciuto la nipote proprio come fosse sua figlia. Che ruolo ricopre Stefania nelle indagini?

Stefania è come una madre per Vanessa, anzi più di una madre. Si preoccupa per Vanessa, cerca di capirla e aiutarla. Rappresenta la famiglia ed è accogliente ma mai giudicante. In particolare, in questa seconda stagione, Stefania dovrà prendere consapevolezza del ritorno della vera madre di Vanessa e il suo ruolo sarà messo duramente in discussione. Man mano che la storia prosegue dovrà evolversi nel suo ruolo per poter rimanere vicino alla ragazza ed esserle davvero di aiuto. Per ultimo, ci sarà anche una novità importante: un nuovo amore che si rivelerà pericoloso e inquietante.

Che cosa ci dobbiamo aspettare da questa seconda stagione di
La porta Rossa? Ci puoi dare qualche anticipazione?

La Porta Rossa 2 è un mix mozzafiato di elementi mistery e crime dove i personaggi acquistano ancora più sfaccettature e profondità psicologica. Gli intrecci si moltiplicano e i colpi di scena si susseguono a un ritmo incalzante. Nulla è davvero come sembra, soprattutto perché entreranno in scena personaggi importanti che arricchiranno la trama con nuove minacce. Vi lascio solo un avvertimento: attenti alla Setta della Fenice, Stefania sarà in serio e inconsapevole pericolo.

Com’è stato lavorare con Lino Guanciale e Gabriella Pession, che sono i protagonisti assoluti di questa serie?

E’ stato un piacere lavorare con loro, anche perché il nostro rapporto non è meramente professionale. Ogni mercoledì ci ritroviamo tutti insieme per guardare le puntate: è diventata una consuetudine bellissima. Prima mangiamo sushi e poi guardiamo la puntata, ovviamente in religioso silenzio, non ci possiamo perdere nemmeno una battuta. Poi alla fine commentiamo tutto, ci divertiamo tantissimo! Siamo una squadra molto affiatata e a turno facciamo il tifo per i nostri personaggi, quasi come se non sapessimo già come finirà.

Hai esordito, ancora adolescente, in tre edizioni di Non è la Rai dal 1991 al 1994. Com’è stato il tuo approccio con il mondo dello spettacolo?

Non è la Rai è stata per una scuola e una palestra: oltre che l’ingresso nel mondo dello spettacolo, ha rappresentato per me l’ingresso nel vero mondo del lavoro. Ho imparato a rispettare degli impegni, ad essere costante e puntale. Mi ha insegnato a prendermi delle responsabilità, nei confronti miei e degli altri. Mi hai aiutata a vincere la grande timidezza che mi caratterizzava, le devo moltissimo.

Dopo tanta gavetta, che visione hai dei tuoi inizi?

Ricordo uno spettacolo che si chiamava “La Catena”, al Teatro Colosseo di Roma. Studiavo con molta passione e determinazione, volevo sapere se fosse quella la mia vera strada. Dopo quel debutto a teatro fui scelta da Daniele Vicari per “Velocità massima”. Da lì poi fu un susseguirsi di lavori importanti e fortunati. Ad oggi, è un mestiere che amo profondamente nonostante spesso sia causa di qualche squilibrio psichico e poca stabilità economica.

Sei organizzatrice e direttrice artistica con Claudia Gerini del Circeo Film Festival dal 2010 e del Full Moon Ponza Festival dal 2012. Com’è far parte di due realtà di questo genere? Ti trovi bene a lavorare con Claudia Gerini?

L’idea di organizzare un festival è nata per vari motivi: ero una grande frequentatrice del cinema Sacher e prima del film spesso venivano proiettati dei cortometraggi che, per un certo periodo, hanno rappresentato un buon biglietto da visita per i registi emergenti. Così decisi che il mio festival si sarebbe dovuto occupare di corti e di documentari, in questo modo ho avuto la possibilità di vedere e selezionare opere che non avrei potuto scoprire diversamente. Con Claudia Gerini ho iniziato a collaborare perché credo tantissimo nei gruppi di lavoro e l’idea di farlo con amici fidati mi piaceva tantissimo. Così ho deciso di coinvolgere lei e Francesca Figus, abbiamo portato avanti il festival per tre anni, prima al Circeo, uno dei luoghi della mia infanzia, e poi gli altri due anni a Ponza. Abbiamo ospitato amici professionisti e ci siamo prese delle grandi soddisfazioni, soprattutto quando per le proiezioni nella piazza non bastavano le sedie. L’ultimo motivo per cui ho organizzato il festival è che io non so proprio stare ferma e noi attori non siamo sempre oberati di lavoro, a volte abbiamo dei periodi di stand by.

Raccontaci un episodio OFF

Qualche anno fa, dopo aver interpretato il personaggio dell’ispettore in una serie investigativa, avevo affinato quell’attenzione per i dettagli che ho sempre avuto. Mi ero divertita tantissimo ad interpretare il ruolo investigato soprattutto perché io sono un’attentissima osservatrice. Qualche anno fa mi avevano rubato il motorino e un giorno, mentre ero in macchina, notai il viso di un ragazzino che faceva piccoli tratti con un motorino, guardandosi attorno quasi non volesse essere visto. Il motorino era il mio ma l’aveva reso irriconoscibile: aveva un colore e una sella diversa, senza bauletto e senza parabrezza. L’ho seguito e quando l’ha parcheggiato sono scesa per guardare il motorino da vicino. Ho telefonato alla polizia, che però mi ha consigliato di lasciar perdere, perché di quei motorini ne circolavano troppi e sarebbe stato improbabile fosse il mio. Ma io, imperterrita, ho aspettato. Mi è venuto in mente che avevo fatto modellare da un meccanico un gommino su misura per il cavalletto del motorino, e quel gommino era ancora lì, sul mio motorino. Ho richiamato la polizia e, dopo aver controllato il telaio, mi ha dato ragione: era proprio il mio motorino rubato. Mi sono sentita così esaltata per aver risolto l’indagine: proprio come un’investigatrice!