“Folklore”: e il naufragar ci è dolce in queste fiabe nere d’Italia

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Massimo Centini definisce il folklore come la disciplina che indaga sul sapere del popolo, connotata da una pratica che viene posta in essere da un certo numero di persone e in una determinata area geografica. In precedenza, con tale termine ci si riferiva a una conoscenza minore, priva di valenze intellettuali, mentre da quando sono state condotte specifiche ricerche da parte di etnologi e di linguisti si è appurato che la tradizione possiede un enorme patrimonio culturale, troppo spesso bistrattato dal modernismo.

Pare che ultimamente sia in atto un risveglio dell’interesse per l’immaginario italiano che comincia a destare anche l’attenzione delle istituzioni, come ci conferma “Fantastico mediterraneo”, convegno che si è tenuto alla Camera dei Deputati, voluto dal vicepresidente della camera onorevole Fabio Rampelli, in collaborazione con le associazioni Italiani Sword&Sorcery, ViceVersus e Lettera 22.

E proprio in ambito editoriale segnaliamo la pubblicazione di Folklore (Watson, 2018), antologia di racconti dedicati ai miti e alle tradizioni italiane. Il volume, curato da Alessandro Iascy e da Alfonso Zarbo, con la prefazione di Lavinia Pinello e la postfazione di Lavinia Scolari, vede la partecipazione di venti autori, ognuno dei quali disegna una specifica regione d’Italia.

Occorre evidenziare che questo libro è lontano anni luce dalla narrativa mainstream, dato che le storie in esso presenti non sono edulcorate, ma veniamo trasportati nelle fiabe nere d’Italia in cui apprendiamo di terribili fatti compiuti da creature orripilanti.

Tra i vari racconti, non possiamo non ricordare Sampir di Donato Altomare, ambientato in Puglia, dove incontriamo la figura di un vampiro e una pletora di redivivi, emersi dalle profondità telluriche.

Segue Adriano Monti Buzzetti con Occhiò e U Lenghelu in cui le atmosfere tipiche del weird che abbiamo imparato a conoscere grazie a H.P. Lovecraft si fondono alla perfezione con il foklore del Lazio.

Come dimenticare poi La peste di Napoli, racconto con il quale Andrea Gualchierotti ci porta nella città partenopea del 1656 afflitta da questo nefando morbo che ha mietuto migliaia di vittime.

Abbiamo anche Annarita Guarnieri ne Il dono della Benandante, che ci narra le vicende della stria Agazia coinvolta nei giochi di potere e nelle storie d’amore dei nobili dei feudi di Strassoldo e di Cuccagna del Friuli Venezia Giulia, mentre Alessandro Forlani con Toc-Toc ci catapulta nelle Marche del Medioevo dove scopriamo la figura del mazzamurello, creatura fantastica simile a un folletto che troviamo nel folklore del Mezzogiorno.

Questa antologia vi mostrerà il volto troppo spesso celato dell’Italia, luogo primigenio di culti millenari e di tradizioni imperiture, che può essere non solo una landa paradisiaca ma anche un vero e proprio Inferno sulla Terra.