Franco Rosi papà del “Supertelegattone” e quelle tournée con Corrado

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Carmen Chiaro:

Franco Rosi, l’erede di Alighiero Noschese, il maestro degli imitatori, la voce del mitico Supertelegattone Oscar, se n’è andato il 17 febbraio a 75 anni. Tra gli anni Sessanta e gli Ottanta Rosi – nato a Roma nel 1944 come Emilio Eros De Rosa – è stato una delle voci più divertenti della tv italiana, affiancando mostri sacri come Mike Bongiorno, Corrado, Raimondo Vianello e Cino Tortorella. I suoi cavalli di battaglia? Franco Franchi (a cui assomigliava), Luciano Salce, Fausto Leali e tanti altri. Carmen Chiaro, imitatrice e sua compagna di vita per 33 anni, lo ricorda in quest’intervista.

Un aggettivo per “Millevoci” Franco Rosi?
Inimitabile. Abbiamo passato la nostra vita ridendo. Nel privato aveva una comicità quadrupla: come tutti gli imitatori era un timidone. Glielo diceva anche Tortorella…

Il Mago Zurlì, l’inventore dello Zecchino d’Oro
Erano molto amici, quasi dei fratelli. Cino ha fatto tanto per Franco [Felice Tortorella, detto Cino, conduttore e autore tv, ideò e condusse Zecchino d’Oro per cinquant’anni, dal 1959 al 2008, interpretando per lungo tempo il personaggio di Mago Zurlì, n.d.r.]. Gli ha inventato il nome. “Devi farcela”, gli diceva.

Di TV Franco Rosi ne ha fatta parecchia…
Prima, però, quanta gavetta! Alla fine degli anni ’50 Franco girava Roma e provincia con un gruppo di amici. C’era chi cantava, chi suonava e chi recitava… Lui, invece, faceva tutte e tre le cose insieme. Erano tempi in cui la macchina era un lusso e Franco si faceva accompagnare alle serate da altri

Poi è arrivato il successo come imitatore. Grazie anche a Mike Bongiorno
Un grande. Franco si divertiva moltissimo a imitarlo. Lui, invece, un po’ meno… Era permalosetto! Mi raccontava spesso di quella volta che doveva partecipare a un suo programma. Mike non era ancora arrivato e un tecnico Rai, dal piano di sotto, credendo di parlare con il conduttore, stava per far partire la diretta. E invece era Franco! Mike lo scoprì pochi minuti dopo e si offese moltissimo.

E cosa successe? Lo cacciò?
Proprio così, ma è stata l’arrabbiatura del momento. Poi Franco si è scusato e hanno fatto pace: erano grandi amici e infatti Mike poi lo invitò, con altri imitatori, alla Ruota della fortuna.

Carmen Chiaro: "Io e Franco Rosi? Abbiamo passato la nostra vita ridendo"

Scontato parlare di Oscar il “Supertelegattone”…
Per chi ha meno di 40 anni, la mascotte del programma tv Superclassifica Show. La trasmissione era nata nel 1977 a Telemilano 58 su idea del regista Maurizio Seymandi. Fu proprio Seymandi ad affidare a Franco la voce del gatto Oscar, che cantava la famosa sigla “Sono il telegattone, mao“. Senza dimenticare il povero Discolaccio, il pupazzo con le sembianze di un dinosauro presto “cancellato”: era Franco a farlo parlare. Ma c’era anche il Dj Super X, quella strana palla stroboscopica dalle sembianze umane che si muoveva in modo inquietante e parlava con una pronuncia della lingua inglese a dir poco maccheronica.

Nel gruppo comico a supporto di Franco c’era anche lei…
Ci siamo conosciuti nel gennaio 1986 a Trepuzzi (Lecce) durante un concorso per imitatori. Lui era un membro della giuria, io invece l’unica concorrente donna. Che emozione trovarlo lì! Da bambina ero stregata dalle sue imitazioni a Un’ora per voi, programma della TV svizzera condotto da Corrado. Quel giorno, a Trepuzzi, mi pareva di sognare. Ma il sogno, quasi subito, si trasformò in un incubo: due ore prima del concorso chiese di “provinare” i concorrenti. Quando arrivò il mio turno, mi rimproverò: “Sei una donna e imiti voci maschili? Non puoi fare questo lavoro”. Bocciata! Poi, però, vinsi il concorso. A fine serata mi fece i complimenti. “Ma devi migliorare: ti do un mese per preparare queste imitazioni”.

Pochino, visto che ci vuole fino a un anno per affinare una voce…
Imitare un personaggio richiede un mix di fattori: intuito, orecchio, talento, timbrica… E una predisposizione naturale. Il mio Franco aveva quella che chiamo tecnica dell’intuito. E alla perfezione della voce della persona imitata aggiungeva una mimica e una gestualità straordinarie.

Che differenze c’erano tra Franco Rosi e Alighiero Noschese e Gigi Sabani?
Alighiero era il suo maestro: un gigante. Amava usare trucchi, parrucche e costumi che da soli, diciamocelo chiaramente, fanno il 50 per cento del lavoro. Franco era diverso, saliva sul palco in smoking e per passare da un personaggio all’altro gli bastava girarsi qualche secondo e scompigliarsi i capelli. Sabani? Un altro grandissimo imitatore. Aveva una “s” un po’ strana, un difetto labiale che aveva saputo trasformare in punto di forza. Con Franco c’era stima reciproca.

E con Corrado, invece che rapporto c’era?
Tra loro c’era una sincera amicizia. Non solo per avere lavorato insieme in TV, ma anche per le tournée in Italia e all’estero: Austria, Svizzera e Germania… E non solo. Franco ha portato il suo talento in giro per il mondo, in Australia e negli Stati Uniti, dove ha fatto sei spettacoli di cui due al Madison Square Garden. E come dimenticare poi l’esperienza, se non più bella, certamente più affascinante del Giappone?

Come riusciva a farsi capire?
Parlando in giapponese! In pratica, fu ingaggiato per uno spettacolo in cui doveva imitare dei famosissimi cantanti locali. Aveva imparato a memoria i testi in giapponese di alcuni loro brani.

Tornando all’Italia, quali sono le sue imitazioni più riuscite?
In tutto ne avrà fatte un centinaio. La migliore? Penso Franco Franchi, era uno dei suoi cavalli di battaglia, la gente impazziva per questo personaggio, forse anche per la somiglianza che c’era tra loro. Poi, naturalmente, i suoi amici Mike Bongiorno e Corrado. E una pletora di cantanti…

Uno su tutti Fausto Leali. Merito anche della sua voce “educata”
E musicale. Leali, Fred Bongusto, Peppino Di Capri, Adriano Celentano, Domenico Modugno, Gianni Morandi… Potrei andare avanti all’infinito. Franco era un fine osservatore e ascoltatore.

Imitatore, attore, cantante e pure doppiatore al cinema
Il film era Fantozzi subisce ancora, la scena in cui dei politici dalla TV chiedevano il voto a Fantozzi. Franco aveva prestato la sua voce ad alcuni di loro insieme al collega Mino Caprio.

Una lunga carriera insomma, ma Franco ne era soddisfatto?
Soddisfatto e orgoglioso, come della sua famiglia: due femmine, Selina e Ambra, e due maschi, Aton e Jil. Negli ultimi anni, però, gli era venuta un po’ di malinconia: si sentiva dimenticato da molti dei suoi presunti “amici”, spariti nel nulla. L’ultimo a chiamarlo in TV era stato Fabrizio Frizzi per una puntata del quiz I soliti ignoti, su Rai 1. Ricordo ancora il giorno: era il 10 ottobre 2010.

Lei ha scritto su Facebook: “Una vergogna che Franco, oltre a essere stato dimenticato in vita, sia stato dimenticato anche il giorno del suo funerale”.
Proprio così. Franco era, anzi, è una persona straordinaria. Aveva la risata contagiosa e sapeva tirarti su anche nei momenti di difficoltà. Era generoso, altruista, allegro… E sfuggevole alla tristezza.

Le va di regalarci un ultimo ricordo di Franco?
Come ho detto prima, era “pappa e ciccia” con Corrado. Nelle loro tournée, quando si trovavano nella stessa stanza d’albergo, era proprio Corrado a portargli il caffè a letto. A me, invece, diceva: “Amo’, lo voi un caffè?” – “Sì, grazie” – “Allora fattelo!”, e giù risate. Questo era Franco Rosi.