Esasperazioni di luce, morsi di sole: la fotografia secondo Giacomo Vanetti

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Esasperazioni di luce, morsi di sole: la fotografia secondo Giacomo Vanetti
in punta di piedi - video

Chi ritiene che la fotografia, dai suoi albori ad oggi, sia rimasta identica a se stessa, fatti salvi gli elementi di evoluzione tecnica, dovrà molto probabilmente ricredersi dinanzi all’arte liberatoria di Giacomo Vanetti.

L’autore si serve della macchina fotografica per registrare esasperazioni di luce, per confermare l’esistenza che è trasmutazione di incertezze. Attraverso morsi di sole. Purché nell’ombra.

Il reportage poetico-fotografico dal nome White light, presso Area 35, accade all’improvviso, accende la scintilla, a partire dall’imperfezione.

Immaginate di camminare in un bosco notturno, la luce lunare che filtra attraverso le chiome fitte degli alberi gocciolanti di pioggia attorno, un silenzio soprannaturale a congelare l’atmosfera: la magia pervade l’aria invernale. Riuscite a percepire il senso di mistero e meraviglia? Sto, in qualche modo, suggerendo che, per quanto possa sembrare strano, i luoghi più inquieti dell’anima, se ben narrati, così come avviene per quelli rappresentati da Giacomo Vanetti, possono suggerire emozioni di sorpresa in grado di staccarsi dalla realtà fenomenica. E avvicinarsi alla luce.

L’artista, invero, esalta la distorsione estetica, tramite un’operazione osservativa progressiva senza soluzioni standard, come forma di santificazione del difetto analogico, di celebrazione dell’errore.

È forse lì che risiedo il divino? Nell’umana fallibilità?

Un girotondo di corpi nudi a ripetersi consacra la solitudine quale definitiva apparizione del reale, quale rivelazione dell’essenza più drammatica e, per questo, profondamente cosciente.

In particolare, nell’installazione You are alone, i frammenti di luce si dissolvono in polvere per ricrearsi, spettrali: divengono ossessione, ripetizione, rito tantrico.

Nessun lutto, quindi, di fronte all’incanto del sapersi soli, bensì una festa magica e spettrale in cui il corpo spossato danza. Glorioso. Perché dannato.

Non è un corpo che lotta contro la desolazione, bensì esso esulta in un arcipelago di assenze siderali.

Vanetti, nel cavalcare le onde di questo grande mare fotografico notturno, è esperto vogatore perché consapevole di quanto meravigliosamente è “atroce ogni luna e amaro ogni sole.”