“Dente d’oro”, romanzo bukowskiano in stile drammaturgico

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Il mondo dello spettacolo non è tutto rose e fiori e questa non è una novità ma, come scrive Daria D. in Dente d’oro, romanzo pubblicato da Brè Edizioni a inizio 2019, è di certo allettante e credibile: forse perché l’autrice e attrice conosce bene questi ambienti, avendo lavorato in quel mondo non soltanto in Italia, ma anche a Los Angeles.

La vicenda del romanzo si sviluppa nell’arco di 267 pagine e gira intorno a un regista e sceneggiatore di nome Paul, ormai in discesa, dopo che in passato aveva raggiunto traguardi di successo (talvolta calpestando gli altri e facendo valere in modo abominevole la sua autorità), tra cui il premio Oscar. Ora però quei momenti sono lontani e si trova in preda a una crisi creativa, quella sindrome da pagina bianca che non gli permette di creare una nuova opera, cosa che lo conduce a una crisi depressiva. Neanche quando un importante produttore gli commissiona una nuova pellicola non si smuove dal blocco mentale. Un giorno, trovandosi a passeggiare, incontra lungo il tragitto una larga fetta di personaggi che lo riporta verso la più schietta umanità – prostitute, furfanti, gente di mare. Alla fine avviene la conoscenza che cambierà la sua vita, quella con la bella Dashenka, che ha un dente d’oro: caratteristica che dà il titolo al volume. Si tratta di una figura criptica e misteriosa, che darà una svolta alla vita del protagonista.  

"Dente d'oro", romanzo bukowskiano in stile drammaturgico

“Un ghigno le era apparso sulla bocca, che si era aperta, mostrandomi che le mancava un dente, proprio davanti. Sembrava ne andasse fiera. E se fosse stato d’oro quel dente? Chissà in quale scarico era andato a finire, scalzato via dal pugno di un magnaccia o guastato dall’eroina, senza mai essere stato sostituito?”: lo stile di Daria D. è fresco, diretto e cerca l’essenzialità della parola. In questo senso sembra che i suoi riferimenti vengano perlopiù dalla letteratura americana, con una predilezione per Bukowski, al quale è dedicata la citazione iniziale e che ritroviamo in certi scenari, come nello stesso linguaggio. L’autrice mette in evidenza anche le sue doti teatrali, visto che Dente d’oro è intessuto di dialoghi e di scrittura drammaturgica.

Ma chi è Dashenka? Creatura positiva o negativa? Angelica o infernale? Non ci è dato svelarlo, ma sarà lei a trasformare la vita del protagonista.