Stefano Zecchi: “Vi racconto la mia Accademia del Bello”

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Stefano Zecchi:

Stefano Zecchi, 74 anni, scrittore, filosofo, giornalista, già professore ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, si racconta in eclusiva a OFF.

Professore ci racconti del suo ultimo libro. L’amore nel fuoco della guerra chiude una trilogia incominciata dieci anni fa…

Sì, questo romanzo chiude una trilogia che da più di dieci anni sto dedicando al periodo tra la caduta del regime di Mussolini e l’avvento di quello di Tito: un periodo mistificato e non conosciuto. Il primo romanzo è ambientato a Pola, il secondo a Fiume e il terzo, quest’ultimo, a Zara. Non sono uno storico, ma so bene che la storia, per quanto utile per lo studio, è fredda dal punto di vista della comunicazione dei sentimenti. Ho raccolto dunque l’impegno di raccontare quel periodo storico attraverso piccole storie di gente comune inserite in una gigantesca storia drammatica come quella delle cessione delle terra italiane dell’Adriatico orientale ai comunisti di Tito.

Lei ha insegnato per anni Estetica alla Statale di Milano. Com’è cambiata l’accademia da quando ha iniziato lei?

E’ cambiato il mondo da quando ho iniziato io e con esso l’accademia. Il contesto accademico in cui ho cominciato io era molto più vicino a quello degli anni 30 che a quello di oggi. I miei maestri erano Paci, Dal Pra, Geymonat, grandi filosofi rispetto a quelli che l’università offre oggi. Allora c’era una visione dell’università che, nel bene e nel male, rappresentava la formazione elitaria di una possibile classe dirigente del domani. Oggi un professore universitario è quello che è: un impiegato dello Stato. Tutto questo toglie quel qualcosa di particolare, quel mistico che aleggiava intorno ai docenti universitari e al mondo accademico.

Il mese scorso è uscito, in allegato con Il Giornale, il primo numero del mensile #CulturaIdentità. Tra pochi giorni uscirà il secondo numero interamente dedicato alla bellezza. Per lei che ha insegnato Estetica, che cosa vuol dire educare alla bellezza?

Dopo la fine del mio lavoro come docente in università, sono riuscito a costituire una mia fondazione chiamata Fondazione Stefano Zecchi – Accademia internazionale di scienze della bellezza, una vera e propria accademia del bello dove faccio formazione a 360 gradi sul concetto di bellezza: a partire dalla medicina, passando per l’architettura, fino alla scrittura. Educare alla bellezza vuol dire costruire un modello di pensiero. Un modello di pensiero sempre propositivo, progettuale, utopico, mai regressivo o distruttivo o, peggio, nichilista. Questo è insegnare la bellezza e io, con la mia fondazione, mi sto impegnando per farlo.

In questi giorni si è iscritto a Instagram; come mai? Trova una qualche bellezza da indagare anche nei social?

Colpa di mio figlio, che ha preteso che mi iscrivessi. Trovo che Instagram mostri una totale assenza di educazione estetica: la bellezza, come dicevo prima, è infatti una forma di apprendimento e non un istinto. C’è sicuramente un sentimento e un’emotività che porta a comprendere la bellezza ma, fondamentalmente, deve essere un’educazione. Instagram non fa altro che mostrare la potenza di un’immagine che “si vorrebbe bella”; su questo social infatti gli utenti cercano di mostrare delle immagini “belle”. E’ paradossale notare che, se nel mondo delle arti visive si tende ad una trasgressività in cui la bellezza viene sbeffeggiata, il sentimento pubblico rimane saldamente quello di far vedere delle cose belle agli altri. Instagram è l’incapacità culturale di cogliere e trasformare un desiderio in realtà.

Ci racconta un episodio OFF della sua carriera?

L’incontro con Enzo Paci ha cambiato la mia vita e dato inizio alla mia carriera; con lui ho studiato, mi sono laureato e ho capito cos’era la filosofia. A quei tempi stavo al Collegio universitario di Sesto San Giovanni e, a Filosofia, eravamo una decina di studenti iscritti per corso. Le esercitazioni che facevamo venivano quindi corrette direttamente dal professore. Una domenica Paci telefona al collegio per parlare con me e mi da appuntamento alle tre a casa sua per discutere di un lavoro che avevo fatto. Il professore abitava in via Burlamacchi a Milano e, siccome io sono un ritardatario cronico, quel giorno mi sono presentato sotto casa sua alle 11 di mattina, in modo da essere certo di essere puntuale. Paci voleva capire se l’esercitazione firmata col mio nome che, evidentemente, aveva trovato particolarmente interessante, era veramente farina de mio sacco. Da lì è nato un rapporto che per me e per la mia carriera è risultato decisivo: casa sua era un via vai di personalità brillanti, intellettuali e filosofi del calibro di Sartre e Ricoeur.

Per finire. Perché i giovani oggi dovrebbero continuare a studiare filosofia?

Io vedo che chi ha studiato filosofia, se ha la mente sveglia e duttile, si infila professionalmente da tutte le parti con ottimi risultati. Senza contare che gente come Marchionne e Ciampi era laureata in filosofia, come molti altri del resto. La facoltà di filosofia non è “la facoltà della disoccupazione” ma quella della duttilità e dell’apertura mentale. Quando iniziavo i corsi in università dicevo sempre agli studenti che immaginavo quanto avessero faticato per convincere le famiglie a far studiare loro filosofia. Poi gli dicevo questo: adesso andate a casa e dite ai vostri genitori che il Prof. Zecchi ha detto che tutto sommato si vive meglio da filosofi disoccupati che da ingegneri, medici o architetti disoccupati. Si studia ciò che piace, appassiona e apre la mente e non qualcosa in previsione della professione che si andrà a fare.

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1 commento

  1. Ho lanciato l’idea in un Blog de IlGiornale,ma nessuno ha risposto.Ripeto la mia idea qui:diventi materia scolastica in tutte le scuole d’Italia,dalle elementari alle superiori di ogni tipo;un’ora di BELLEZZA (pittura scultura architettura musica scrittura movimento..) Un’ora ogni settimana o quindici giorni o mese,decida il Ministro.Un’ora per cui alunni/e non siano obbligati a far compiti,rispondere a interrogazioni eccSolo guardare,ascoltare,venir a conoscenza di cose che altrimenti mai più conosceranno,di cui mai più sapranno nemmeno l’esistenza.E’ possibile che uno/a studente del “Classico”abbia mai sentito una Sonata per pf di Beethoven? Che un Ragioniere o un Farmacista abbiano mai visto La cena in Emmaus ecc ecc?L’ora potrà essere dal vivo o da visione e ascolto di dvd ecc Super registi Zecchi e Sgarbi ecc SI FACCIA”!!!!

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