Il genio di mio nonno FT Marinetti

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Il genio di mio nonno FT Marinetti
Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944) [Public domain]

ARTICOLO PUBBLICATO SUL N. 1 DI FEBBRAIO 2019 DI CULTURAIDENTITA’

Marinetti sta ad X come FTM sta a Futurismo, dove X è l’incognita.

Il Futurismo ti cattura subito con il Manifesto di fondazione e con quella sensibilità diamantina che nella fase eroica accende sull’orizzonte i colori dell’alba avanguardista a colpi di talento, quando la visione prefiguratrice di Marinetti dà vita ad una mitopoiesi cresciuta sulle infinite potenzialità della nascente era tecnologica. L’avanguardia futurista fu un capitolo fondante per la cultura, nata sulle ceneri di un mondo che chiamava per avere nuovi linguaggi, nuovi valori e nuova bellezza.

Per questo Marinetti è stato definito scrittore-padre: avendo generato riviste, manifesti, romanzi mitologici, parole in libertà, tavole parolibere, serate futuriste, teatro sintetico, teatro totale, con l’irrefutabile idolatria del domani.

E in quanto padre naturale, riuscì a coinvolgere le figlie in un intreccio di aneddoti tra vita pubblica e privata che si rincorrono mescolandosi. Come quando mia madre Luce bambina la sera spiava da dietro le tende gli ospiti, solitamente amici futuristi, diventando con le sorelle un mini-pubblico nella penombra. La sala si trasformava in una scena irresistibile di quadri dai colori incendiari ancora odoranti di pittura fresca tra declamazioni parolibere, battute di teatro, improvvisazioni musicali e la viva energia di una progettualità sempre emergente. Serate futuriste in dimensione ristretta nell’esercizio del principio Arte/Vita.

Ho creduto per anni che a casa dei miei nonni non fosse consentito occupare per la durata di un pranzo lo stesso posto, ma che all’ordine del padrone di casa, per non impantanare la sensibilità, tutti si spostassero di due o tre posti a destra, march! o, piatti e bicchieri nelle mani, facessero il giro totale della tavola in corteo! e non mi ha sorpreso poi scoprire che lo stesso aneddoto apre il romanzo L’Alcova d’acciaio. 

D’altra parte, Marinetti veniva chiamato Marinetti anche dalla moglie Benedetta, niente Filippo o Tommaso o Filippo Tommaso. Le iniziali del suo nome F.T.M. sarebbero poi svettate come colonne portanti della parola FuTurisMo. Benedetta, a sua volta, firmava le sue opere senza cognome, adottando la stessa coerenza tra pubblico e privato che saldava ulteriormente la loro straordinaria unione.

Ma tornando al gioco dell’equazione iniziale: qual è il valore di X? Se sotto le insegne della modernità Marinetti preannunciava il globalismo a partire dalla volontà di affermazione di un primato italiano, nel 1908, un anno prima del lancio del primo Manifesto, sceglieva di pubblicare sulla rivista «Poesia» un componimento in versi in suo onore che lo ritrae come espressione di tre differenti culture: africana, essendo nato e cresciuto ad Alessandria d’Egitto, francese, essendo stato educato in una scuola di gesuiti francesi, e italiana a cui sentiva fermamente di appartenere. Dalle sue pagine giunge un sentimento di italianità come insegnamento per affrontare da interlocutori attivi il complesso panorama del globalismo, ovvero con stile, capacità di giudizio e agilità di pensiero che sono, oggi come ieri, fondamentale ricchezza da acquisire dall’amore e conoscenza della cultura di cui dovremmo essere orgogliosamente eredi.