Giuseppe Pedersoli: “Ecco il film su mio papà Bud Spencer”

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Giuseppe Pedersoli:
[[File:Carlo Pedersoli crop.jpg|Carlo Pedersoli crop]] Michel Buchmann Bud Spencer 2015 in Berlin

Sceneggiatore, produttore per cinema e tv, ora anche scrittore con il romanzo distopico Il patto col diavolo, Sovera Edizioni, 2018, 176 pagine) . Per il grande pubblico, però, Giuseppe Pedersoli è soprattutto il figlio di Bud Spencer. Il mito, il cowboy burbero e scanzonato che ha fatto sognare quattro generazioni di italiani. Da campione di nuoto ad attore più amato dagli italiani (e anche da tedeschi e ungheresi).

Qual è il segreto di questo successo?

Me lo chiedono in tanti. È difficile comprendere le ragioni di un successo così esteso a livello planetario. Mio padre ha sempre detto di non sentirsi un attore. Sul set era semplicemente se stesso: non fingeva e tecnicamente non recitava. Evidentemente il pubblico ha sentito questa naturale sincerità e godeva con lui nelle grandi mangiate, nelle scazzottate senza violenza, nel senso di protezione verso i più deboli.

Prima di Bud Spencer, però, c’era Carlo Pedersoli…

Un campione di (palla)nuoto che era molto orgoglioso della sua carriera sportiva. Mi raccontava delle epiche battaglie in vasca con ungheresi e jugoslavi. Eppure era rimasto amico con molti dei suoi avversari. Sono convinto che per il suo passaggio dallo sport al cinema siano stati decisivi determinati valori: il fair-play, l’agonismo non esasperato, il rispetto per l’avversario e la capacità di primeggiare senza sopraffare il prossimo. Era un uomo buono: non conosceva invidie né gelosie.

Poi, nel 1970, arriva Lo chiamavano Trinità

Un film che non voleva produrre nessuno. Trinità era un ribaltamento dello spaghetti-western tradizionale, un western comico che stravolgeva e dissacrava la violenza dei precedenti film sui cowboy. Non c’erano morti né spruzzi di sangue, ma battute esilaranti e situazioni divertenti che potevano essere facilmente comprese da un pubblico internazionale. Ci credette solo Zingarelli…

Il produttore. Con E.B. Clucher regista e Terence Hill in coppia con Bud

Avevo solo nove anni e ogni tanto frequentavo le riprese nei teatri di posa a Roma. I miei ricordi sono quelli di un bambino che vedeva il padre tornare dal lavoro vestito da cowboy… E papà era il primo a prendersi in giro! Infatti non aveva mai pensato di fare l’attore nonostante il nonno materno, Giuseppe Amato, avesse prodotto film come La dolce vita. Fu grazie all’intuizione di Enzo Barboni che nacque un filone nuovo del genere western e il successo fu clamoroso. In Paesi come la Germania, i film di Bud&Terence incassavano il doppio dei James Bond con Sean Connery!

Capolavori che non risentono del passare del tempo…

Come Piedone lo sbirro di Steno. Quando lo vedo, a parte le auto della polizia degli anni ’70, vedo realtà e contenuti ancora attuali. E divertenti, grazie alla capacità di Bud&Terence di attingere ai grandi attori comici americani del muto: Charlie Chaplin, Laurel&Hardy, Buster Keaton…

Giuseppe Pedersoli: "Ecco il film su mio papà Bud Spencer"

Quanto c’era di Carlo Pedersoli in Bud Spencer e viceversa?

Le due figure tendevano a mescolarsi. Carlo Pedersoli era una persona semplice ma di spessore artistico: un uomo profondamente onesto e sognatore. Bud Spencer, invece, era un comunicatore naturale di emozioni, un appassionato di musica e un ottimista. Direi un campione naturale.

Un ricordo personale di suo papà…

Quando ero piccolo non lo vedevo molto perché era sempre in giro per il mondo a lavorare. Ma le poche volte in cui veniva a prendere me o le mie sorelle a scuola, era una vera festa. Da adolescenti abbiamo dovuto comprendere che il nostro affetto per lui doveva essere condiviso con tante altre persone e questo non è sempre stato facile. Dopo, però, mi sono rifatto lavorando insieme a lui.

E uno artistico

Mi viene in mente un episodio che poteva rivelarsi drammatico. Nell’ultimo film girato con Terence, Botte di natale, mio padre teneva le redini di un calesse trainato da due cavalli. Eravamo a Santa Fe nel New Mexico e quando Terence, che era anche il regista, dette lo stop alla scena, i cavalli erano lanciati al galoppo e non c’era verso di fermarli. Il terreno era polveroso e dissestato e mio padre era notoriamente molto miope. Credo di aver visto per la prima volta la paura sul suo volto.

Quanto ha contato la beneficenza nella vita di suo padre?

Bud Spencer non va santificato, se ne vergognerebbe lui per primo. Però ha fatto del bene a molte persone, a volte senza rendersene neanche conto. Ha aiutato gli altri, ma non lo ha mai fatto in modo ufficiale. Spesso si lasciano segni più forti con gesti semplici piuttosto che con grandi azioni plateali. Era una persona generosa d’animo che sapeva sorprenderti a modo suo.

Giuseppe Pedersoli: "Ecco il film su mio papà Bud Spencer"

Mostre, documentari, mangiate per ricordare Bud Spencer. E ora anche un film…

Il progetto di fiction è in fase di scrittura e vuole raccontare gli aspetti meno noti della sua vita. La storia inizia nel Golfo di Napoli con il primo tuffo in mare a quattro anni, causato in realtà da uno schiaffone di suo padre per le marachelle del piccolo Carlo. Poi gli anni nella giungla amazzonica alla ricerca di se stesso, la lunga storia d’amore con mia madre Maria – durata quasi 60 anni – fino all’incontro casuale con Terence Hill sul set di Dio perdona… Io no del regista Giuseppe Colizzi.

In che senso casuale?

Per quel film Colizzi cercava un uomo grande e prestante che avesse dimestichezza con l’acqua: scelse mio padre. E anche il ruolo di Terence fu una coincidenza, visto che l’attore che lo doveva ricoprire si era rotto un piede dopo un litigio con la fidanzata: al suo posto fu ingaggiato Terence. È stato proprio in quel film che è nata la coppia che ha fatto divertire per 50 anni grandi e piccini.

Altri eventi in programma su suo padre?

A luglio Napoli gli dedicherà una grande esposizione sulla vita e sulla sua carriera. Ma a celebrarlo sono iniziative in ogni parte del mondo. Gli sono state intitolate una statua in una grande piazza di Budapest, un’edizione ufficiale di francobolli in Germania, bellissimi murales di bravi street artists in varie città europee, piazze e parchi a suo nome. E poi un videogioco a Bologna con Terence Hill oltre a decine di raduni nei luoghi dove ha girato i suoi film, con rappresentazioni in costume e colossali mangiate di fagioli e salsicce. Infine la sua pagina Facebook con quasi 3 milioni di iscritti!

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2 Commenti

  1. La sera in cui morì ,come un automa ho inserito il dvd di “lo chiamavano Trinità ” ho aperto una scatola di fagioli e mi sono divertito per 1 ora e mezza .
    Un Gigante di uomo e di attore

  2. Avevo un’innata simpatia per quella persona che mostrava il suo cuor d’oro con immensa semplicità, anche quando recitava il ruolo di burbero. Ma quando una persona a me cara risultò dispersa in mare, m’è stato detto che suo amico Carlo non avesse essitato un attimo a mettersi personalmente ai comandi d’un suo aereo a cercarlo senza sosta.
    Grazie per tutta la gioia che ci hai dato e graazie anche per questo gesto, che non dimenticherò mai.

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