Alessandra Viero: “Servono corsi di educazione affettiva nelle scuole”

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Alessandra Viero:
fonte Instagram - alessandra.viero

Alessandra Viero, volto di Quarto Grado, giornalista, mamma. Una donna che si è sempre fatta valere e rispettare per il suo lavoro e che ha a cuore i sempre più frequenti casi di femminicidio.

Cosa ti ha spinto a diventare una giornalista?

È sempre stato il mio sogno fin dalle elementari. Ricordo che una volta, una maestra d’italiano di cui ho un ottimo ricordo, ci dette un compito: inventare una specie di telegiornale per bambini, e da lì capii subito quello che avrei voluto fare da grande. 

Il tuo mentore?

Non ne ho mai avuto uno vero e proprio. Ho cercato d’imparare da tutti i direttori e da ogni redazione, ma devo dire che sto continuando a imparare, non si smette mai.  

Sei molto attiva sui social, c’è qualcosa che non condivideresti mai su Instagram?

Pubblico poche foto della mia vita privata e così del mio bambino. Se c’è qualche foto molto tenera e che mi fa piacere condividere, tendo sempre a non farlo vedere in volto.

Il commento più cattivo ricevuto sui social? Se li leggi…

Di solito cerco di leggerli. Devo dire che non c’è un commento in particolare che mi ha ferito, però quando sono tornata dalla maternità, alcuni hanno subito sottolineato che avevo preso qualche chilo. Il mondo dei social è così, è molto veloce e basato sull’immagine e quindi una persona a volte non va a vedere il contesto e si sofferma sul chilo di troppo. Per fortuna non sono tutti così.

Un episodio Off della tua vita?

Era una delle prime puntate in cui conducevo i miei approfondimenti per Quarto Grado. In studio c’era il papà di Roberto Straccia che stava raccontando la storia di suo figlio, ritrovato morto a Bari. Un papà semplice, non abituato alle telecamere, ma che ha deciso di sfidarle per cercare la verità. Io ero dietro le quinte, in attesa di entrare, ma mentre ascoltavo quel padre ho cominciato a piangere e non riuscivo a fermarmi. Mi ha commosso sentire con quanta determinazione cercasse la verità.  Alla fine ho ricacciato dentro le lacrime e sono andata in onda, in primis proprio per lui.

C’è una domanda che non ti hanno mai fatto su Quarto Grado? Qualcosa di cui vorresti parlare, ma non te n’è mai stata data l’occasione?

Ultimamente mi ha fatto molto riflettere il caso di quella donna di Vercelli che aveva denunciato il suo stalker. Avrebbe dovuto iniziare il processo ma non è servito a nulla, perché poi l’uomo ha dato fuoco all’auto con lei dentro. Per fortuna si è salvata ma è stata a lungo tra la vita e la morte. Si dice sempre di denunciare, ma ho capito che non basta. Ora il Consiglio dei Ministri ha varato un Codice Rosso, ma deve ancora diventare legge. Grazie a questo Codice, una volta fatta la denuncia, la persona deve essere ascoltata obbligatoriamente dal pubblico ministero dopo tre giorni. Tante volte purtroppo le denunce finiscono nel dimenticatoio. Forse grazie a questo Codice Rosso qualcosa potrebbe cambiare. Quello su cui riflettevo, però, è il fatto che il periodo dopo la denuncia è quello più pericoloso. Queste donne dovrebbero avere un po’ di protezione in più. Inoltre il problema è anche culturale. Credo che a scuola si dovrebbe insegnare l’educazione affettiva, il rispetto dell’altro. Quindi la domanda che non mi è stata mai fatta è proprio questa: cosa si potrebbe fare in più? È abbastanza quello che facciamo? 

Sei una mamma più ansiosa a causa del tuo lavoro?

In realtà, occupandomi di tante storie difficili e dolorose, per contro, il mio lavoro mi fa apprezzare e amare ancora di più la vita. Penso di essere una mamma attenta e dolce, cerco di non farmi prendere dall’ansia. Mi farebbe perdere tanti momenti meravigliosi col mio cucciolo. Non è sempre facile, ma cerco di farlo.