Fab, musica per anime complesse

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Fab, musica per anime complesse

Idealista, inguaribile romantico, disordinato e testardo. E’ così che si vede allo specchio Fab, all’anagrafe Fabrizio Squillace. “Sono anche colmo di inquietudini, che un tempo probabilmente mi confondevano, spaventandomi a tratti” spiega il cantautore. “Poi, con il passare degli anni, ho compreso che costituivano una risorsa. D’altronde, senza di loro, non sarei stato in grado di scrivere canzoni. Fare musica significa venire a patti con le proprie contraddizioni, con i buchi neri della propria essenza. Significa scendere a fondo nei propri malesseri e turbamenti, imparare a comprenderne l’origine”.

Calabrese di nascita, Fab scopre la musica da piccolissimo grazie al papà, collezionista di vinili: “Ricordo ancora l’odore di quelle copertine consumate, i volti barbuti dei Beatles, il triangolo colorato di Dark side of the moon dei Pink Floyd e, ancora, le mani protese al cielo di Il mio canto libero di Battisti. Dischi che ho tutt’oggi e che conservo gelosamente”.

Con una laurea in Giurisprudenza e un diploma in critica giornalistica, Fabrizio ha scelto di seguire la strada della musica, che considera “un canale privilegiato di comunicazione, una valvola di sfogo, un lettino su cui sdraiarsi e confidarsi senza reticenze di sorta. E, alle volte, una valle sconfinata in cui urlare a squarciagola”.

I suoi inizi sono stati con i Sense, band con la quale ha suonato un po’ dovunque e che per lui ha rappresentato  una sorta di palestra, “il luogo ideale per mettere in campo quelle contaminazioni che poi avrei riproposto nei lavori da solista”.

Nello stesso tempo ha costruito assieme a Francesco Garito un progetto più intimista, il duo acustico Cortez the killer, impegnato a reinterpretare in chiave originale diversi brani del panorama rock e folk sia italiano che inglese.

E’ con Bless, nel 2014, che è nato Fab, che prosegue la sua storia da solista con Maps for Moon Lovers, un’autoproduzione tra rock e pop. Otto i brani contenuti nel suo secondo disco, tra cui l’ultimo singolo The same floor. “E’ la sintesi sonora di questo lavoro. Narra di un incontro casuale voluto da un’antica profezia. Due anime che si ritrovano a distanza di secoli e stentano a riconoscersi”.

Accompagna la canzone un video girato da Andrea Sabato sull’Etna: “Molte scene sono state girate in una gelida mattina invernale in un cratere innevato. A pensarci oggi è stata una sorta di follia, considerate le condizioni estreme. Ma si percepiva un’energia strana, tremendamente positiva, come se attraversando l’estremo ci fosse una sorta di rinascita”.

Attualmente in giro per l’Italia con i suoi compagni di viaggio Tommy Donato, Bernardo Procopio e Giovanni Calio’, Fab ha l’obiettivo di suonare le sue canzoni all’estero. E poi? “In primavera arriverà il terzo singolo estratto dall’album e quindi un nuovo video. Il 2019 sarà un anno stimolante, pieno di impegni, di nuovi palchi da illuminare”.