Cristel Caccetta: il cinema, la scrittura e “quel potere delle scelte”…

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Cristel Caccetta: il cinema, la scrittura e
ph alessandro rabboni

L’abbiamo vista da poco nei panni di una mamma trentenne in attesa del quinto figlio nella fiction Mediaset La dottoressa Giò e immaginiamo che molto altro abbia in serbo. Cristel Caccetta ama cimentarsi non solo nella recitazione, ma anche nella scrittura. È, infatti, in libreria con Mala vida (Leggereditore, 2018, 304 pagine): «Mi sono ispirata a una persona che mi ha dato la possibilità di raccontare nel primo romanzo Claudio, il fratello di Carla, che, invece, è protagonista in quest’ultima opera. Solo, a differenza di Claudio e di Carla, questa persona non ha scelto e continua a non farlo, proseguendo in un determinato percorso. Sicuramente il non conoscere altre possibilità e la fiducia mancata t’impedisce di avere fiducia negli altri, oltre che in te stesso. Non è semplice attuare il potere delle scelte», ci ha raccontato la giovane autrice, da cui traspare un’indole ottimista e appassionata: «la cosa bella del mio mestiere sono spesso le persone. Non mi è mai capitato di incontrare delle realtà negative» e rispetto alla competizione aggiunge: «la “guerra”, soprattutto per noi attori, è così inutile perché siamo completamente diversi, ognuno porta il proprio bagaglio di vita».

Tenendo conto di alcuni punti di contatto con la protagonista (il teatro e la terra d’origine – piccolo paesino nel Salento, la Caccetta è di Trepuzi), cosa ti ha guidato nella stesura?

Penso che per scrivere sia fondamentale avere la necessità di raccontare una storia. Ho pubblicato il mio primo romanzo a diciott’anni (Attraverso la sua anima… tremo, Pensa Editoree, 2008, 124 pagine, n.d.r.), lì narravo tutto ciò che vive Claudio prima di prendere la decisione che poi sarà fatale nella vita della sorella Carla. Desideravo che tutto ciò che aveva patito Claudio portasse a un riscatto attraverso il percorso di Carla. Sono stata quindi spinta dalla necessità di raccontare che ci si può rialzare nonostante tutto. Ho sempre amato scrivere, è il modo con cui cerco di mandare un messaggio rispetto a ciò che, nel mio piccolo, ho compreso.

Quali sono i tuoi punti di riferimento?

Apprezzo molto Oriana Fallaci col suo modo di essere passionale e diretta così come amo Ágota Kristóf – su tutti Trilogia della città di K. Bisogna riuscire a esprimere dei concetti profondi e difficili in maniera chiara perché è essenziale comunicare a tutti.

A un tratto fai dire a Carla: «‘Non ti sei data il tempo e l’opportunità di costruire’ mi direbbe Blue». Rilanciando verso di te questa frase, tu credi di esserti data tempo e opportunità per costruire?

All’età della protagonista – vent’anni – vogliamo e dobbiamo conoscere e conoscerci, quindi non ci si dà quel tempo. Io ritengo di essermeli concessi. Nel lavoro vado piano. Soprattutto in un periodo storico come questo, in cui pensiamo di poter avere tutto e vogliamo tutto, non ci diamo il tempo di fare quello sforzo in più, magari all’interno di una relazione o della nostra professione. Al contempo non sono distruttiva nei confronti della mia generazione: i tanti stimoli possono essere girati anche in maniera costruttiva acquisendo così una mente più elastica e veloce.

Uno dei messaggi più potenti che comunica il tuo romanzo riguarda la possibilità di invertire la rotta. Credi sia possibile?

Sono un’ottimista cronica perciò ritengo che sia possibile mutare il proprio destino, anche nei casi in cui si debba fare i conti con un passato e certe famiglie. Carla, durante il viaggio in pullman incontra Pinuccio, il quale le dice: «la gente vuole credere nella reincarnazione perché vorrebbe avere altre occasioni, ci spera, ma nel corso della vita si presentano tante occasioni». Il personaggio di Pinuccio, in realtà, è ispirata a mio padre. La decisione di citarlo è un modo per dimostrargli la mia gratitudine. A me è stata data la grande possibilità di esprimermi: la vita ipotetica che, invece, Carla non ha avuto. Bisogna avere fiducia nei giovani.

In Mala vida c’è posto anche per l’Apulia Film Commission. Dal tuo sguardo interno, credi che abbia davvero arricchito questa terra?

Senza dubbio. Mi sono sentita accolta nonostante sia andata via. Per noi pugliesi è un grande tesoro che dobbiamo continuare a coltivare. Ho conosciuto sui set tantissimi giovani che hanno voglia di fare, pieni di talento – dagli artisti alle maestranze.

Cristel tu hai cominciato con la danza professionale…

È stata molto utile in quanto mi ha fornito quella disciplina di cui aveva bisogno il mio carattere pieno di idee e voglia di fare. Ringrazio mia sorella e i miei genitori che mi hanno portato in questa scuola di danza. A volte mi manca, però ho compreso che, essendo un po’ libertina, attraverso la danza non riesco a esprimermi come accade con la recitazione e la scrittura. In più, è merito dell’insegnante del mio paese se ho conosciuto il teatro-danza grazie a cui ho capito cosa volessi fare veramente.

Cristel Caccetta: il cinema, la scrittura e "quel potere delle scelte"...
ph alessandro rabboni

Tra le esperienze teatrali annoveri Dignità autonome di prostituzione per la regia di Luciano Melchionna. Che tipo di esperienza è stata?

Illuminante. Luciano ha una grandissima sensibilità. In quello spettacolo il pubblico veniva guidato senza sapere cosa lo aspettasse, un po’ come nell’amore che ti accompagna, poi magari ci sono dei momenti molto dolorosi ma anche molto forti e luminosi. Mi piaceva moltissimo incontrare gli occhi della gente e capire quale passaggio del mio monologo dire quel momento; era stimolante anche captare che quello specifico spettatore potesse avere paura e in quel caso mi interrogavo se andare a fondo o mettermi da parte indirizzando lo sguardo su qualcun altro. È stata l’esperienza più bella che abbia mai vissuto fino ad ora.

Una vera e propria rottura della quarta parete…

Devo dire che anche con il mio primo lavoro teatrale – avevo diciott’anni – con Ippolito Chiarello a Lecce avevo provato questa sensazione. Ma-Donne era un progetto interattivo in cui si parlava di violenze subite.

E sul piano cinematografico?

Vengo anch’io è stata una commedia in cui mi sono messa in gioco tanto. Il duo Nuzzo e Di Biase mi ha chiesto di andare in profondità e così ho fatto.

In cosa vorresti cimentarti?

Mi piacerebbe realizzare un bel film d’autore in cui non ci siano tanti dialoghi perché, nonostante ami la parola, sono consapevole che a volte non sia necessaria e che uno sguardo possa dire molto di più.

Ci racconti un episodio OFF della tua vita?

Sono molto contenta di aver modo di parlare di un’avventura importantissima con Carrozzerie n.o.t, una realtà off romana. Nella stagione 2014/2015 abbiamo messo in scena Girotondo di Schnitzler. Eravamo quasi tutti coetanei, Simone Giustinelli ne curava la regia, ma abbiamo collaborato insieme, lavorando tanto anche sulle improvvisazioni. È stato davvero formativo.

Quali sono i prossimi progetti che puoi anticiparci?

Sto scrivendo da tempo una sceneggiatura. Mi auguro anche che Mala vida possa conquistare un regista cosicché possa diventare un film. Probabilmente a breve penserò anche a un nuovo romanzo.