Non si può fermare l’estate (un’estate fa la storia di noi…tre)

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Non si può fermare l’estate (un'estate fa la storia di noi...tre)
David Hockney, A Bigger Splash 1967, acrylic on canvas, 243.8 x 243.8 cm, tate gallery, london - ph Ian Burt - fonte Flickr

C’è un’estate che si guadagna in viaggio e un’altra che accade proprio a casa nostra”. E’ l’estate dell’anima, o quella “del cuore”, quel “sentimento” (prima ancora che una stagione) che ci dobbiamo portar dentro con gaia levità tutti i giorni, anche quando il mondo là fuori (e quello dentro di noi) va a catafascio. Perché ci vuole una corazza spessa così per vivere con leggerezza. Che non è sinonimo di superficialità. Come diceva Nietzsche in esergo a La gaia scienza, “Questi Greci erano superficiali – per profondità!”

Qui la Grecia c’entra poco, giusto per l’espediente narrativo di Mykonos che, insieme a Cuba e Napoli, fa da sfondo al romanzo di Anton Emilio Krogh, Non si può fermare l’estate (Mursia, 2019, 256 pagine, 17 euro): un amarcord che è anche romanzo di formazione ex post, in cui tre amici oggi quarantenni rievocano, una notte di fine estate, quella del 1990, le notti magiche, le sigarette fumate di nascosto e gli amori, leciti e “proibiti”, in via di apparizione.

Un’estate fa cantava Mina proprio nel 1990 e Krogh ci regala una storia di tre amici, uniti dai banchi del liceo al grido dumasiano “uno per tutti, tutti per uno”. Una storia semplice che affronta un tema complesso: la vita. Perché “l’estate è un sentimento ribelle […], la carica solare che ci spinge a fare cose che non siamo disposti a fare durante l’anno”.

Non si può fermare l’estate (un'estate fa la storia di noi...tre)

Quell’anno che, per nostra ignavia, può diventare il nostro inverno, finché non decidiamo di liberarci delle nostre corazze e di “diventare leggeri per abbandonarci a correnti ascensionali che non importa dove conducono”. Non si può fermare l’estate canta il potere salvifico della leggerezza e dell’amicizia, proprio quando tutto intorno a te sembra predisposto per farti sprofondare nel baratro; in fondo , come scriveva un altro scrittore, Milan Kundera, cos’è la nostra vita, se non uno schizzo, un abbozzo senza quadro?

E allora, anche se pessimisticamente, leopardianamente, schopenhauerianamente, possiamo considerare la vita come puro non sense, perché non imparare da quella volontà di potenza della cicala, “che vive e gode senza temere l’inverno, alimentata dalla leggerezza effimera di una vita che è breve comunque”? Non si può fermare l’estate  di Anton Emilio Krogh non è solo un romanzo, è (anche) un’opera, vogliamo usare la parola forte, educativa e la sua lettura andrebbe quasi obbligata in (quasi) tutte le scuole d’ordine e grado e ad ogni latitudine anagrafica, sociale, professionale, umana.

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