Raul Cremona: “I politici sono come i maghi, nascondono…”

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Raul Cremona :

Mago prima, comico dopo. L’uno senza mai dimenticare l’altro. Milanese figlio di milanesi, Raul Cremona, 62 anni, si racconta a OFF, dal Derby allo Zelig di Milano ai palcoscenici di tutta Italia.

Tuo padre e tuo nonno facevano gli imbonitori
Sì, Mio padre faceva l’imbonitore e mio nonno pure. Proprio qui sotto, dove ora c’è il fiorista (l’intervista è stata realizzata al Mondadori Store di Piazza Duomo a Milano, n.d.r), mio padre : erano gli anni Sessanta, una Milano completamente diversa da quella attuale.

So che sei cresciuto in Piazzale Corvetto
Al Beverly Hills di Milano! Succedeva di tutto in Piazzale Corvetto. Noi abbiamo fatto in tempo a vedere cose milanesi che non esistono più, una Milano che adesso è scomparsa. Noi baby boomer, cioè nati negli anni del boom, abbiamo il piedino ancora di là. Abbiamo avuto il papà che ci diceva “te la fè facil ti” e poi ci riempiva di tutte quelle cose che lui non aveva potuto permettersi tipo l’albero di natale, i giocattoli… tutte quelle cose che ancora fanno di noi degli affezionati al mondo del piccolo chimico o del manuale del Silvan.

A sei anni tua nonna ti regala una scatola nera..
Sì, una scatoletta dell’UPIM. Conteneva il cilindro, le carte, con tutti quegli scompartimenti.. Il gioco più bello era quello con un mazzo di carte tutte uguali: bisognava far scegliere una carta e poi indovinarla. In realtà era bello solo la prima volta, già alla seconda il trucco era chiaro a tutti.

Non l’hai più abbandonata quella scatola nera 
Sono quel mago bambino che a dieci anni riceve in regalo una scatola con i giochi di prestigio e cinquant’anni dopo ancora ci gioca: la scatola è sempre qui, sembra quella dell’idraulico, ma io non me ne separo.

E adesso sei il Presidente del Circolo dei Maghi
Lo stesso circolo al quale tanti anni fa elemosinai un “fatemi entrare per favore”, la sede è in Via Thaon di Revel 21.

Raccontaci del Derby di Milano
Arrivai al Derby e la moglie del titolare mi disse: “mi spiace ma i maghi qui non li vogliamo”. Tornai il secondo giorno e mi ripeté: “Forse non hai capito, i maghi qui non lavorano”. Alla fine però mi fece sul palco, e lì capì al volo che la mia idea di mago era molto… “silvanesca”.

E infatti il tuo cavallo di battaglia è proprio Silvano il mago di Milano
Silvano il mago di Milano… Il mio problema è che ho interpretato talmente tanti personaggi che alla fine tutti in qualche modo mi hanno fatto del male. Mi hanno ucciso, perché quando interpreti tanti personaggi la gente li chiede per un periodo, poi però non li vuole più, si stufa.

E allo Zelig come andò?
Zelig iniziò quando il Derby chiuse. Aprirono questo locale sui Navigli, si chiamava appunto Zelig, e accolse tutti quelli che precedentemente si erano esibiti al Derby. Insomma iniziammo a fare allo Zelig quello che non potevamo più fare al Derby.

C’è differenza tra un comico milanese e uno romano secondo te?
Noi milanesi abbiamo una comicità più cinica, vedi Iannacci, Cochi e Renato, Teocoli, Boldi… però, se guardo i comici di adesso o i comici degli ultimi vent’anni, devo ammettere che i più moderni sono ancora quelli di vent’anni fa: il loro modo di essere surreali è ancora straordinariamente moderno, hanno sdoganato una comicità di tendenza. I romani si affidano alla tradizione, da Aldo Fabrizi  fino a Brignano e Proietti, sono di stampo più tradizionale quindi ripetono dei cliché, nessuno di loro ha sperimentato una strada diversa.  Al cinema, poi, si parla solo romano. Non c’è altro cinema.

Quali sono le regole basilari per essere un buon mago?
Allora innanzitutto non sbagliare il gioco! Che poi in realtà secondo me la cosa divertente più nei giochi di prestigio è proprio fingere di sbagliarli, così la gente si diverte perché rimane stupita.

Perché ci sono poche donne che fanno questo lavoro?
Non è vero. Nella Milano degli anni Settanta c’erano tanti night e c’erano tante maghe, orbitavano a Milano e poi facevano i tour per l’Europa. Ci sono sempre state le donne maghe. Oggi sono più gli uomini ad essere attratti dalla magia, ma forse perché le donne sono già più magiche per natura.

E i tuoi figli? Leonardo fa il cantante lirico, Giordano è un dj famoso (Joe Kremont, nel Duo musicale Merk & Kremont, n.d.r.)   
Già… pensa tu cosa succede in casa! Giordano ha fatto una base per la canzone di Rovazzi Andiamo a comandare. Lo dico con orgoglio: la musica è sua!

Lino Banfi all’Unesco: che ne pensi?
Lino Banfi fa parte di una tradizione antica di spettacolo/varietà che appartiene ad un’epoca che non esiste più. Oggi la situazione è tristemente livellata. Il comico non ha mai avuto una grande considerazione: sopravvive da noi l’idea della commedia dell’arte, per questo i comici americani sono diversi da quelli italiani e hanno un rapporto differente con il pubblico. In Italia non c’è spettacolo popolare, pensare quindi che un comico occupi un ruolo politico è impossibile. Ma in realtà è il contrario: è il comico che è serio, mentre il politico non lo è; Il politico nasconde, è più…mago.

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