“Vertigo”, al Mattatoio di Roma l’installazione tra arte e moda di Sylvio Giardina

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“Vertigo”, al Mattatoio di Roma l'installazione tra arte e moda di Sylvio Giardina
Vertigo by Sylvio Giardina Ph. Salvatore Dragone

Per Sylvio Giardina l’arte è l’ispirazione, la moda lo strumento. Due ambiti che, all’interno del suo processo creativo, diventano entità complementari e reciprocamente indispensabili che si contaminano di continuo senza rigidi confini. Parte da qui l’installazione “Vertigo”, inaugurata durante la kermesse Altaroma al Mattatoio (ex Macro Testaccio) e visitabile fino al prossimo 28 febbraio. Un progetto che fonde arte contemporanea e fashion all’esperienza dello stilista attivo da oltre quindici anni nell’ambito dell’Haute Couture e che, fin dagli inizi della sua carriera, ha saputo mescolare sperimentazioni materiche al savoir faire sartoriale, rivoluzionando la tradizione dell’alta moda pur rispettandone la tradizione. “Vertigo” si presenta come un intervento a metà tra l’installazione e la performance studiato per raccontare in maniera traslata la genesi, le ispirazioni e le riflessioni che hanno portato a determinare i precisi connotati dei cinque abiti che costituiscono i primi esemplari della nuova collezione Haute Couture primavera-estate 2019. Grazie al fascino e alla seduzione della Shadow Art, espressione artistica che produce ambienti dai suggestivi effetti visivi mediante la retroilluminazione di oggetti reali, l’installazione crea un dialogo con lo spettatore all’ interno dell’allestimento site specif del museo romano con rimandi ai chiaroscuri riflessi sulla capsule collection couture per la prossima stagione calda. Tulle e organza per gli abiti candidi e dilicati, trasparenze velate e un gioco sartoriale magistrale trasportano il visitatore in una dimensione in cui lo spazio e il tempo sembrano essersi fermati. La stratificazione di materiali trasparenti come il cristallo, il tulle e la struttura immersiva dell’installazione, fatta di luce, suono, ombre e volumi, trascina poi lo spettatore in una vertigine audio-visiva, “riportando alla mente il mito della caverna di Platone, l’ingannevolezza dell’ombra come metafora della conoscenza, sensibile e intellettiva, ma anche l’idea di memoria del vissuto personale che riaffiora sotto forma di descrizione nitida ed ossessiva di un dettaglio o, viceversa, come immagine magnificata di un ricordo lacunoso e offuscato.“ , come spiega la curatrice dell’esposizione Emanuela Nobile Mino. Quando l’arte contemporanea incontra i virtuosismi della moda.