Quando 5000 anni fa Oetzi indossava la pelle

0
2343
Quando 5000 anni fa Oetzi indossava la pelle

Sopravveste, gambali, e perizoma in pelle di capra e pecora erano alcuni degli elementi presenti nel guardaroba di Oetzi, l’uomo primitivo di 5.300 anni fa, che indossava anche scarpe imbottite e cappello d’orso. Gli albori della conceria, intesa in senso moderno, sono dunque venuti alla luce proprio grazie alla scoperta, nel 1991, del cadavere mummificato del nostro antenato, chiamato comunemente Mummia del Similaun, trovato sulle Alpi Venosteal confine tra Italia ed Austra. Ma i nostri avi già si abbigliavano venticinquemila anni prima della nascita di Cristo. E se i reperti organici sono quasi del tutto deperiti, la notizia è arrivata ai giorni nostri grazie alle pitture murali ai manufatti come la Venere di Lespugue. Di cosa si servivano i primitivi del medio-tardo paleolitico per proteggersi dal freddo? Come è intuibile, del bottino di caccia, che molto spesso era la renna, il cui mantello veniva sottoposto a una rudimentale quanto ingegnosa concia.

Tuttavia il percorso che ha portato all’invenzione del procedimento è stato lungo e faticoso: la pelle dell’animale, infatti, se appena tolta dalla carcassa è morbida e possiede una relativa cadevolezza, con il passare del tempo, una volta persa l’umidità connaturata, si indurisce e non è più possibile modificarne la forma per indossarla. Un primo passo verso la soluzione del problema fu quello, come ipotizzano gli studiosi, di immergere il vello nell’acqua per poi colpirlo sonoramente con un bastone di legno. Altra possibilità era di masticare l’intero manto, pratica ancora oggi usata in Alaska, Groelandia e nell’Estremo oriente russo. In questo caso, però, bastava un temporale per solidificare nuovamente la pelle, impedendo di usarla come foggia vestimentaria. La pelle, infatti, è un materiale organico proteico ed è soggetto a degradazione a causa della putrefazione, ma l’uomo si accorse che le pelli esposte al fumo del fuoco alimentato con foglie ancora verdi, duravano a lungo nel tempo. Andando a guardare gli utensili del periodo, si nota che l’uomo primitivo a un tratto riuscì a rendere la pelle impermeabile in maniera permanente con un procedimento di immersione in una soluzione estratta dalle cortecce delle piante. La pelle così si colorava di marrone e durava molto più tempo.