A Predappio il museo non si tocca, ma a Salò…

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Mussolini al volante dell'Alfa Romeo P3 di Tazio Nuvolari nel 1932 Vincenzo archive [Public domain]

Perfino l’ex Presidente socialista francese François Hollande gliel’aveva tolta: la cittadinanza. Ai terroristi islamisti che compirono l’eccidio nella sede di Charile Hebdo, nel gennaio 2015.

Ora, a Salò, vogliono fare lo stesso. Non con i miliziani dell’ISIS, ma con lui, Benito Mussolini.

Dopo 95 anni il consigliere di minoranza del Comune di Salò, Stefano Zane, presenta una mozione, che sarà discussa il prossimo 8 aprile, per revocare la cittadinanza a Mussolini. L’ANPI è d’accordo, sa bene che sono passati tanti decenni ma vale l’importanza del gesto: simbolico.

Ma è mai possibile che si voglia infierire ex post sul passato di una Nazione?

Allora si distruggano i non pochi edifici, tuttora funzionali, costruiti nel Ventennio. Si distruggano i monumenti e si cancellino dai libri di storia dell’arte e della letteratura i nomi di Antonio Sant’Elia e Pitigrilli, giusto per citarne un paio senza andare per forza a pescare fra i futuristi.

E che dire allora della bellissima mostra di Germano Celant alla Fondazione Prada? Bisognerebbe proibirne la riedizione, anzi, bisognerebbe revocare la cittadinanza a qualsiasi manifestazione del pensiero variamente connessa col Ventennio.

Poco importa che la realtà abbia facce assai più complesse “di quante ne sogni la tua filosofia, Orazio” (Shakespeare).

Alla base di questa inutile risoluzione c’è un’insana voglia di repulisti non dissimile dalla furia iconoclasta (stiamo parlando di simboli, no?) dei Talebani che distrussero i Buddha di Bamiyan.

E poi, c’è o non c’è, a Predappio, governata da un sindaco del PD, la casa museo di Mussolini, che il sindaco non si sogna di buttare giù? Perché la Storia è la Storia, punto.

Eppure c’è chi vuole fare il puro più puro del puro. Ma la Storia, appunto, insegna anche questo: “Gareggiando a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura” (Pietro Nenni. Ripetiamolo: Pietro Nenni).

POST SCRIPTUM: oggi 11 aprile il consiglio comunale ha rigettato la mozione: “La questione dovrà affrontarla la prossima amministrazione […] in questo momento siamo in campagna elettorale e il tema crea una tensione inutile” – fonte shalom.it

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi; nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte (“Kritika”, con l’artista Mihailo Karanovic e il critico Stefano Mazzoni). Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia sull’artista Andrea Mariconti per conto della galleria milanese Federico Rui Arte Contemporanea (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. È stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, agente editoriale (Librimport, libri illustrati d’importazione) entrando in contatto con svariate agenzie di comunicazione come Armando Testa, Lowe Pirella, Ogilvy, Leo Burnett et cetera e redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.

1 commento

  1. Tanto vale che facciano lo stesso in Germania visto che comunque Adolf Hitler ha fatto cose peggiori di Benito Mussolini. Potrebbero inizare dalla sede del Parlamento tedesco, l’allora Reichstag, ma poi finirebbero per distruggere mezza Berlino. Di questo passo perchè allora non distruggere le opere dei dittatori romani, le piramidi in egitto….La storia è quella che è, se la si cancella, oltre che fare un grave peccato, potrebbe accadere tutto nuovamente.

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