“Io sono Mia”, quei graffi indelebili nel cuore e sulla pelle

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Mia ha le corde vocali spezzate. Rotte dal dolore di un amore idealizzato e che, nella realtà, si è rivelato neve. Come quella che si scioglie con i primi raggi di sole che al mattino, dopo una tempesta di passione, illumina la città ma oscura l’anima. Ha voglia di riscattarsi dall’etichetta pestilente che le hanno dato. Lei,  portatrice sana di sfortuna che non ci sta ai compromessi delle major discografiche ed è riuscita a trasformare la sofferenza e lo scherno in arte.

Il biopic Io sono Mia, diretto da Riccardo Donna e prodotto da Luca Barbareschi per Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction, distribuito da Nexo Digital, già nelle sale dal 14 al 16 gennaio scorsi, e a febbraio in tivù su Rai Uno, è la storia di Mia Martini (Serena Rossi) che con flashback e ricordi prende il pubblico per mano e lo trasporta in quella dimensione atemporale degli anni in cui il Piper di Roma era il club frequentato da chi avrebbe rivoluzionato la nostra musica.

Quando Loredana Berté (Dajana Roncione) sfoggiava le sue minigonne saltafila e Renato Zero, volutamente non citato nel film così come il cantautore Ivano Fossati sostituito dal personaggio immaginario del fotografo Andrea, saltava in macchina  per un passaggio a casa dopo aver trascorso la serata insieme. Il rapporto tormentato con il padre è appena accennato nel lungometraggio, che inizia con l’intervista alla cantante in attesa di esibirsi sul palco dell’Ariston. La giornalista Sandra (Lucia Mascino), che avrebbe dovuto incontrare Ray Charles, si ritrova davanti a una donna fragile ma di carattere. Da qui comincia la storia di Mimì: l’esordio difficile, la figura materna presente-assente, gli amori struggenti e il legame con la sorella Loredana, che ha dato la sua approvazione alle riprese complimentandosi con Serena Rossi per averla emozionata attraverso i tic e le movenze di Mia Martini che l’attrice, con grande peso artistico e duttilità canora, ha tentato di far rivivere sul grande schermo.

“A me interessava soprattutto l’anima di  Mimì. Quella cercavo…e l’ho trovata grazie anche a Serena Rossi. Un’attrice che si è calata  con eleganza e umanità nel personaggio, non facendone un’imitazione, ma dandole se stessa. Mimì è diventata Serena  e viceversa. Vedrete che emozione vi darà.”, spiega il regista Riccardo Donna, che aggiunge “Siamo stati invece molto rigorosi  sulla rappresentazione di un’epoca, di un mondo. Gli scenografi Conte e Panconi hanno ricostruito quel periodo con grande cura. Dal Teatro Ariston di Sanremo che entra ed esce con un gioco di montaggio tra realtà e finzione, alla Milano degli anni ’80. Grazie a Bepi Caroli abbiamo rifatto locandine, copertine dei dischi, servizi fotografici assolutamente fedeli agli originali. Enrica Barbano, con una ricerca dettagliata, ha creato copie esatte dei vestiti indossati da Mimì nei suoi spettacoli, aggiungendoci però il suo tocco d’artista. E poi il risultato straordinario ottenuto con la registrazione  delle canzoni e di tutto il mondo musicale dal 1969 all’89, Vent’anni di musica. Un racconto imperfetto, ma umano e attuale. Un lavoro che vorrei dedicare alla generazione che nasceva quando Mimì moriva e che forse, grazie a questo film la conoscerà”.

Io sono Mia è il riscatto di un’esistenza vissuta con i graffi indelebili nel cuore e sulla pelle, con le cicatrici che non si cancellano ma sono coperte, quando c’è, dalla musica. Che almeno Mimì, nell’universo, sapeva interpretare con la sua voce inimitabile.