Giampaolo Morelli: “Quando i Carabinieri stavano per arrestarmi!”

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CHIEREGATO PHOTOMOVIE

L’intreccio tra realtà finzione a volte fa vivere agli attori momenti inverosimili e divertenti. Ce lo conferma Giampaolo Morelli, il protagonista della seguitissima serie televisiva L’ispettore Coliandro. Alcuni suoi fan si recano in pellegrinaggio a Bologna (città dove è ambientata e dove viene girata la fiction), si fanno fotografare vicino alla casa dell’ispettore, nei pressi della questura poi gli scrivono: “Sono a Bologna, ma non ho visto Coliandro!”.

Contribuisci indirettamente ad incrementare il flusso turistico verso il capoluogo emiliano?

Lo scorso anno ho analizzato i dati di uno studio statistico dai quali si evinceva che circa cinque milioni di persone si sarebbero recate a Bologna solo per il fatto di averla vista nella serie. Dovrebbero candidarmi sindaco ad honorem; anzi mi piacerebbe una statua di Coliandro (non mia) accanto a quella di Nettuno in piazza Maggiore

I tratti di somiglianza tra te e l’amato ispettore?

 Spero di assomigliargli il meno possibile perché lui ha una vita complicata e a volte impossibile, infernale. Litiga con tutti, lo prendono in giro, aspetta la promozione che non arriva mai, fa il tappabuchi, vorrebbe una storia d’amore ma poi rimane da solo sul divano a mangiare la pizza acquistata dal pachistano.

Da bambino hai frequentato un corso per prestigiatori, oggi la magia cosa è?

I miei figli!

Riesci ad essere un padre un compagno presente e operativo?

Sì mi piace molto stare in famiglia; la sfida di essere padre è qualcosa che cambia di volta in volta. Oggi i miei figli hanno cinque anni e mezzo e due anni e mezzo ed è chiaro che necessitano di un tipo di presenza molto diversa da quella che occorrerà quando avranno 14 o 15 anni. Come compagno devi chiederlo a Gloria, non posso dirtelo io.

Ci racconti un episodio Off?

Mi è capitato proprio durante la lavorazione della prima serie di Coliandro. Dopo il lavoro andai con le persone della produzione a prendere un aperitivo; mentre ero in coda al bar mi accorsi che mi era rimasto in tasca il tesserino da poliziotto. Tra una chiacchiera e l’altra lo mostrai candidamente ad un amico che si trovava accanto a me in coda alla cassa del bar. Quando uscii dal locale mi fermarono tre energumeni che mi spinsero contro il muro esortandomi con parole non certo tranquille a tirare fuori il tesserino.  Era un gruppo di Carabinieri in borghese che stava dietro di me in fila alla cassa; non è stato semplice spiegare loro che ero un attore e che non sarei mai andato in giro a millantare di essere un poliziotto.

In questo periodo possiamo vederti al cinema nel film L’Agenzia dei Bugiardi, di Volfango De Biasi: aspettative?

Siamo felici, a livello di presenze al cinema abbiamo chiuso il week-end scorso bene e in maniera più che dignitosa con riscontri molto positivi e sono sicuro che anche questo fine settimana non sarà deludente. E’ una commedia romantica e allo stesso tempo un film scorretto; questo mi piace perché sento la voglia di fare qualcosa di un po’ diverso nell’ambito nostro cinema. 

Il tuo rapporto con le forze dell’ordine e con la divisa?

Di grande stima per chi fa un lavoro indubbiamente non facile e molto rischioso. Quando fermi una macchina non sai mai chi ti trovi dall’altra parte! Invece il mio approccio più istintivo non è dei più felici perché è legato al ricordo di quando ero ragazzino. Vivevo a Napoli e sul motorino portavo sempre un amico; di conseguenza ogni volta che mi fermavano Polizia o Carabinieri  mi sequestravano il motorino. La colpa, intendiamoci,  era solo mia visto che per legge era ed è vietato portare altre persone su un cinquantino!

Coliandro a volte può sembrare un po’ sfigatello ma si innamora sempre di donne belle, anche la tua compagna è una ex Miss Italia … Guarda caso…

La mia compagna ha partecipato a una puntata della serie e quindi il set è stato il nostro luogo di incontro e di conoscenza!.

Nei personaggi che interpreti c’è improvvisazione, qualcosa di tuo o ti affidi solo alla sceneggiatura?

C’è sempre tanta improvvisazione.

Nel film Song’e Napole interpreti un cantante neomelodico, sei stato infatti scelto come volto di Fan Car-aoke (show di Rai Uno); hai mai pensato seriamente di partecipare a Sanremo, X-Factor, The Voice o a Tale e Quale?

Come cantante sono una pippa, una schiappa, posso provare a cantare ma cantare veramente no. Un conto è farlo a livello interpretativo come nel film Ammore e Malavita (2017), tutt’altra cosa è farlo in uno studio televisivo; il mestiere del cantante lo lascio a quelli veri che lo fanno in maniera seria!

La televisione non sembra dispiacerti… Hai condotto con Ilary Blasi “Le Iene” e anche altri programmi. Potremmo trovarti al timone anche di qualche quiz del preserale o di qualche talk politico?

Assolutamente no. Credo che Le Iene rappresenti il top delle trasmissioni televisive; ne sono sempre stato un fan… fin da quando è nata. Ho sempre sognato di stare in quello studio e di potere condurre un programma così figo!

Nel 2011 hai scritto il tuo primo romanzo, Un bravo, con la prefazione di Carlo Lucarelli, nel 2013 il secondo, 7 ore per farti innamorare. Ne prevedi un terzo?

Per ora non è in cantiere.

Ma la scrittura per te cosa rappresenta?

Definisco scrittore chi usa parole belle, giuste che arrivano a toccare il cuore e l’anima. Un esempio può essere appunto Carlo Lucarelli… Io mi limito a raccontare storie!

Attore, scrittore, sceneggiatore, presentatore: se dovessi dare un ordine preferenziale alle varie attività?

Io di base sono e faccio l’attore, tutte le altre rappresentano per me delle incursioni, di conseguenza mi può capitare di scrivere un soggetto, una sceneggiatura, o di condurre un programma ma l’attività e l’impegno principale è la recitazione.