Marina Di Guardo: “Conosco tutti i modi per uccidere una persona”

0
4387
ph. Cosimo Buccolieri

Ha lavorato nella moda, è la mamma di una figlia illustre (Chiara Ferragni) ed è una scrittrice: ha esordito con il romanzo L’inganno della seduzione, seguito da Non mi spezzi le ali e Bambole gemelle. Il suo nome compare in una raccolta a fianco i pezzi da novanta come Stefano Benni, Raymond Chandler, Erri De Luca, James Joyce, Osho, Banana Yoshimoto, Paolo Di Paolo. Nel 2017 esce per Mondadori Com’è giusto che sia e tre giorni fa sempre Mondadori ha pubblicato il thriller La memoria dei corpi. Lei è Marina Di Guardo.

Lei si sente più una signora in giallo o una Mata Hari?

Direi nessuna delle due. Un personaggio che ho amato molto e per cui nutro una vera idolatria è quello di Clarice Starling, agente dell’FBI interpretato magistralmente da Jodie Foster nel Silenzio degli innocenti. Una ragazza poco appariscente, lo sguardo sfuggente, l’aria da pulcino spennacchiato a celare grande professionalità, rigore, passione per il proprio lavoro. Tanto da confrontarsi alla pari con un genio del crimine come Hannibal Lecter e affascinarlo, sedurlo. Quella tra i due personaggi del cult movie di Jonathan Demme è una vera e propria storia d’amore.

Quale è stata la miccia che ha acceso la sua passione per la scrittura?

Già dalle elementari amavo scrivere. Mi è sempre parso naturale, come parlare, camminare, mangiare e respirare. Ho capito il potere delle parole all’esame di terza media. Il mio tema era stato scelto tra tutti i temi dell’istituto. Quando la preside l’aveva letto agli alunni, non volava una mosca. Persino i più indisciplinati, gli irriducibili, quelli che non stavano fermi nel banco neanche a legarli, anche loro erano persi ad ascoltare ciò che avevo scritto. In quel preciso momento ho avuto un lampo: è stato subito chiaro quanto sia importante scrivere ed entrare nella mente, nell’immaginazione e nel cuore delle persone.

Quanto di biografico e quanto di romanzato c’è nel suo ultimo libro?

Direi che è tutto romanzato, essendo un thriller e anche molto tosto e forte. Ma inevitabilmente, piccoli, infinitesimali dettagli raccontano dell’autore, delle sue personali ossessioni e idiosincrasie. Credo che il vero scrittore debba mettersi in gioco, osare, non aver paura di scandalizzare o di essere eccessivo. A volte, mi capita di scrivere pagine che poi, rileggendole, mi stupiscono. Come se qualcuno si fosse impossessato della tastiera e le avesse scritte al mio posto. Eppure ero io davanti a quella tastiera, non c’era nessun altro. Quasi come se, sotto ipnosi, avessi scavato nel più profondo dei miei abissi.

La memoria dei corpi è un noir in cui spariscono donne…

Il libro comincia proprio così. Una ragazza che aspetta l’autobus alla pensilina, come tutti i giorni. Eppure quel giorno alla fermata c’è un uomo inquietante girato di spalle. Lei non riesce a scorgerne il volto, ma ne intuisce subito la pericolosità. Qualche minuto dopo arriva un’auto guidata da una giovane donna dall’aria innocua che le chiede un’informazione e le offre un passaggio. Lei si fida, sale e… A voi scoprire cosa succederà, continuando nella lettura.

Guardando il book trailer il suo libro ha un andamento molto cinematografico americano…

Ho una scrittura molto visiva, che racconta per immagini. Con poche, definite descrizioni racconto luoghi, personaggi, atmosfere, accadimenti. Amo l’idea di prendere per mano il lettore e trascinarlo in situazioni estreme, farlo riflettere, suscitare congetture. E un mio punto d’onore è il finale: dev’essere assolutamente sorprendente, spiazzante. Una delle mie più grandi soddisfazioni è sentire commenti del tipo: «ma chi l’avrebbe mai detto, a tutto avevo pensato ma non a questo.» Io stessa, quando leggo un libro o vedo un film, rimango delusa se capisco come andrà a finire già a metà film. Tengo bene in mente questo concetto quando scrivo. Mi metto nei panni del lettore e rifuggo in ogni modo la trama scontata, banale. E mi piace l’idea che le mie storie facciano riflettere, che rimangano dentro.

Mi racconta un episodio Off?

Il mio penultimo romanzo Com’è giusto che sia, ha come protagonista Dalia, una ragazza che diventa killer di uomini violenti contro le donne. Per raccontare in maniera efficace e verosimile gli omicidi che Dalia architettava, mi sono rivolta a un medico legale che si è prodigato nel descrivermi diversi modi, tutti attuabili, per uccidere una persona. La sfida consisteva nel far credere che le vittime fossero morte per cause naturali, cosa non facilissima, considerati gli attuali mezzi scientifici e investigativi. Da qui, le descrizioni dettagliate delle modalità d’azione da parte del medico legale. Peccato che un giorno, mentre ero in fila alla cassa di un negozio, mi è venuto un dubbio su come dovesse essere iniettata una determinata sostanza nel condotto lacrimale della vittima e sui precisi effetti che quest’azione avrebbe provocato. Senza rendermene conto, è partita una serie di domande a raffica del tipo: «Ma questa dose sarà sufficiente per uccidere? Sei sicuro che nessuno potrà mai trovarla, neanche con analisi approfondite?». Inutile dirvi che le persone attorno hanno iniziato a scrutarmi con aria vagamente allarmata.

Crediti fotografici immagine di copertina: ph. Cosimo Buccolieri

Marina Di Guardo, La memoria dei corpi, Mondadori, 2019, 256 pagine, euro 15,30