A fianco di Paolo Asti, accusato di aver regalato cultura alla sua città

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A fianco di Paolo Asti, accusato di aver regalato cultura alla sua città

La sua creatura si chiama Startè, associazione senza scopo di lucro, da cui si è dimesso nel 2018: ora il Presidente della Società è il critico Valerio Dehò, già curatore di mostre e fiere d’arte, saggista e docente all’Università di Bologna. E’ anche un imprenditore: Brain è la casa editrice da cui si è dimesso da amministratore e da cui non riceve compensi non essendo previsti nello statuto. Ha donato 200 (duecento) cataloghi d’arte al CAMeC (Centro di Arte Moderna e Contemporanea), 100 copie della mostra di Andrea Bianconi e altrettante di quella di Pietro Bellani. Lui è Paolo Asti, assessore alla Cultura della giunta di centrodestra di La Spezia guidata da Pierluigi Peracchini e oggi, 24 gennaio, ha rimesso la propria delega al Sindaco.

L’antefatto: secondo l’opposizione di centrosinistra avrebbe edito tramite la casa editrice Brain alcuni cataloghi per il CAMeC (volumi che, come anticipato qui sopra e come ha dichiarato lo stesso Asti, sono stati donati), costituendo un conflitto d’interessi privato/pubblico. Il sindaco Peracchini istituisce una commissione d’inchiesta, mentre Asti restituisce la delega alla cultura “fino al termine dei lavori della commissione d’inchiesta“: ma per il sindaco “non è presente alcun atto amministrativo comunale né contratto che legano l’Amministrazione Comunale con la società Brain o l’Associazione Culturale Startè indicate nell’articolo apparso sul Secolo XIX in data 22 gennaio p.v. né alcun esborso di denaro da parte del Comune della Spezia“. “Ho deciso di restituire al sindaco Pierluigi Peracchini la delega alla Cultura“, afferma Paolo Asti, “così che l’Amministrazione, attraverso ogni organismo possa compiere ogni atto in totale trasparenza sul mio operato. Mi stupisce non poco che tutto questo fumo sia uscito pochi giorni dopo aver segnalato agli uffici competenti un documento scritto in cui evidenziavo i problemi ambientali e relazionali personalmente riscontrati durante l’anno di lavoro trascorso insieme alla dottoressa Ratti (Marzia Ratti, direttrice dei Servizi Culturali del Comune della Spezia, n.d.r.), in cui concludevo che per quanto relazionato la dirigenza non godeva più della mia fiducia. Attendo quindi l’esito del lavoro della commissione di inchiesta e tengo a ribadire che nessun contributo o pagamento per prestazioni o servizi è mai avvenuto nei confronti di Brain da parte dell’Amministrazione o sponsor“.

Ecco, diciamo noi: uno non fa in tempo a migliorare l’offerta culturale della città, che subito i luddisti istituzionali producono il sospetto come anticamera della verità.

Paolo Asti deve restare al suo posto alla guida dell’Assessorato alla Cultura di La Spezia e non deve difendersi da niente: intanto a suo sostegno sono state raccolte le prime firme per una petizione, molte delle quali sono di artisti di ogni schieramento, che dimostrano il grande lavoro che Asti sta facendo per la Cultura nel suo territorio.

Che male c’è a regalare duecento libri d’arte alla propria città? Non è che, in nome della lotta politica, parte delle opposizioni (tranne i M5S e neppure l’ex senatore e ex pd Lorenzo Forcieri) si è aggrappata in maniera pretestuosa al “grave misfatto” della donazione di libri per “eliminare” dal territorio un operatore culturale scomodo come Paolo Asti ?

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7 Commenti

  1. Un assessore competente che in questi anni ha portato avanti iniziative per il bene della città con concretezza e professionalità !

  2. Assessore onesto e capace, che in questi anni ha portato avanti molte iniziative per il bene della città in maniera concreta e professionale.

  3. Tira dritt Paolino. Questa non è opposizione politica. E’ solo invidia
    e cattiveria.

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