Paolo Guzzanti: “Quei segreti di Stato nella tomba di Cossiga…”

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 Paolo Guzzanti ci ha ricordato certe questioni storico politiche misconosciute al grosso pubblico legate essenzialmente alla stagione del terrorismo e della cosiddetta Tangentopoli: segreti svelati? Misteri risolti? Non proprio, ma Paolo Guzzanti ha nuovamente buttato lì un paio di ipotesi storico interpretative relative allo stato di grazia di cui godette l’Italia negli anni del terrorismo mediorientale. E anche una rivelazione sulla vera nascita di tangentopoli. “Nemo propheta in patria”. Guzzanti ci aveva già messo in guardia su certi retroscena e noi ve li avevamo prontamente riportati qui. Per questo vi proponiamo questa sua intervista..deflagrante, dove non le manda a dire: “Paolone” ci parla di una forma di teatro americano da lui importata in Italia con lo spettacolo “Stand Up, Guz!” (di e con Paolo Guzzanti, al Teatro Brancaccio nel 2017, n.d.r.), dei sui rapporti in realtà nient’affatto burrascosi fra “il Fondatore” (Scalfari) e il Cav, dei segreti che Cossiga si è portato nella tomba … Buona lettura e…stand up!(Redazione).

Ma che vuol dire “Guzz”?

E’ il nome con cui mi chiamano da molti anni i miei amici. Guzz sono io, tutti mi chiamano così. Il titolo dello spettacolo ha due significati: il primo è quello di un umorismo acido in dialogo con il pubblico, possibilmente in conflitto: lo “stand up” non è lo spettacolo del “comico politico” che fa le battute, ma è piuttosto basato su una critica provocatoria e politicissima del nostro modo di pendare, i luoghi comuni sul sesso, sulla politica, sul nostro modo di parlare e sulla degradazione del linguaggio, sui rapporti fra uomo e donna (vedi il cosiddetto “caso Weinstein”). L’altro significato è letterale: “stand up”, “stai su”.

E’ uno spettacolo a schiena dritta contro il polticamente corretto. L’umorismo è lo strumento rivoluzionario della gente libera – e quindi dei liberali.

Fra l’altro se posso dare un consiglio al prossimo governo di centro destra è proprio quello di proporre l’umorismo sempre e di non avere mai atteggiamenti di irritazione. Il mio spettacolo è una riflessione sulla natura del comico, perché nessuno ha stabilito per quale ragione sia piacevole ridere.

Sappiamo perché il sesso ci piaccia tanto, ma la libido del ridere ha una spiegazione?

La mia tesi è che l’umorismo precorre in maniera feroce la prossima frontiera contro i luoghi comuni. Ripeto, è la vera arma rivoluzionaria della gente libera. L’umorismo porta necessariamente alla tragedia (vedi la strage a Charlie Hebdo) perché per sua natura va a sfondare il diaframma prossimo che non si deve sfondare, il “no questo non si fa”.

Qualcuno potrebbe dire che la felicità non è un diritto ma un desiderio. Un po’ come Niki Vendola che vuole a tutti i costi un bambino…

Io sto con la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti: il diritto a cercare la nostra felicità. Questo diritto va protetto. Nessuno può impedirmi di cercare la mia felicità, la felicità per me: ognuno di noi aspira alla propria personale felicità, no? Quanto a Vendola, trovo inaccettabile la schiavizzazione di una donna per il cosiddetto utero in affitto, che è diventato un cavallo di battaglia della Sinistra: pagare una donna per produrre un essere umano è diventato una cosa buona, mentre una donna che affitta se stessa per l’eros è considerata una troia. Vendola vuole un figlio con questa pratica, ma per me è inaccettabile.

Chi è un politico felice secondo te? Fuori i nomi – se ce ne sono

Un politico felice è proprio Berlusconi: ha la gioia di vedere la propria vitalità politica rinascente come un araba fenice. Io da anni vivo circondato da gente che mi parla del dopo-berlusconi: ma quale dopo-berlusconi? Di che parlano? Lui è caduto e si è rialzato ogni volta con le sue forze. E’ l’unico vero leader. Renzi si è suicidato, Prodi è patetico, essere di Sinistra è diventato un atteggiamento solo estetico. l’uomo di Sinistra insegue un sogno da dandy: eleganza intellettuale in vista di nulla.

Sei stato “fondatore/operaio” e inviato di Repubblica: tu che…lo ha “visto da vicino” (cit), che ne pensi del recentissimo ”outing” di Scalfari su Berlusconi che ha mandato in bestia i vari D’Arcais e Travaglio? Ma poi hai visto come il Cav è tornato in grande spolvero? Vogliamo azzardare un pronostico?

Scalfari è un genio che ha creato enorme ricchezza col suo talento. Montanelli faceva un bellissimo giornale, ma non vendeva niente, per questo dovette intervenire Berlusconi. Scalfari invece ha inventato un prodotto e l’ha venduto a De Benedetti. Mi sembra giustisssimo che quando gli si chiede se preferisce uno come Di Maio, che gli vuole portare via una parte di ciò che ha prodotto con la sua genialità per darla via a zonzo, o se preferisce Berlusconi, contro il quale si è sempre battuto ferocemente ma con cui ha anche suonato al pianoforte la Rapsodia In Blue (fra l’altro gli fece delle avance di vendita di Repubblica e quando Carlo De Benedetti lo venne a sapere si incazzò tantissimo), preferisca il secondo: Scalfari e Berlusconi, oltre che nemici acerrimi, sono stai amiconi! Il loro è un rapporto antico e antagonista, ma fra persone che si rispettano. Insomma, è naturale che abbia scelto Berlusconi, io stesso avrei detto “no, certo che salverebbe lui”. D’Arcais, Travaglio, questi robespierrani che insorgevano contro Cossiga sono dei preti, delle figure ieratiche che pensano di conoscere solo loro il bene. Sono “ariani del bene”, sono razzisti che credono di incarnare il bene e chi sta fuori è un demonio.

A proposito di felicità: ma è vero che Cossiga era matto come un cavallo?

Ma no! La mia grande amicizia con lui, che si è portato nella tomba dei misteri molto gravi come le vere cause dell’uccisione di Falcone e Borsellino, non era matto per niente, solo che ogni tanto parlava sopra le righe. La nostra amicizia nacque quando ero a La Stampa, direttore Mieli: 1991, inaugurazione dell’anno giudiziario a Gela, ero dietro di lui e scrissi che pur avendo espresso opinioni forti sullo scandalo della Uno Bianca e dell’Arma, erano opinioni legittime. Al che tutta la Sinistra di Repubblica mi tolse il saluto: ma tu pensa che tutti i giovedì Cossiga andava a pranzo da Scalfari, aveva il suo posto a tavola, eppure gli fece questa campagna violentissima per scalzarlo via certificandolo come pazzo furioso: una mitica fatta per motivi politici, ma io evitai che questa manovra andasse in porto. Cossiga è stato uno dei più intelligenti: dopo il crollo del Muro di Berlino disse che la DC non avrebbe contato più nulla. E infatti…

Ma la religione ha un ruolo nella realizzazione della felicità? Pensiamo agli orgasmi/estatici di Santa Teresa d’Avila…mentre l’Islam invece sembra una religione incazzosa…

Mi dichiaro non esperto. Sono uno scettico, disprezzo gli atei assolutisti e i fedeli massimalisti. Ma questo riguarda i rapporti individuali con Dio. Le religioni sono delle organizzazioni, sono dei codici di comportamento con fini sociali: quello che mi spaventa dell’Islam è la sua organizzazione della vita civile: entra in casa tua, stabilisce cosa puoi dire e no, le misure dei vestiti e così via. Il fine di questa organizzazione è impedire il progresso in tutti i sensi: infatti gli islamici che producono progresso lo fanno nei paesi occidentali, vedi Salman Rushdie. Noi apparteniamo invece a una tradizione giudaico/cristiano e la nostra civiltà è cristiana. Tutta l’arte, la poesia, il teatro, la scienza, sono nate in un bacino cristiano. 

Ci racconti un episodio OFF della tua vita che nessuno conosce?

Ah ah!, io sono un chiacchierone e non ho segreti! Ai tempi di Repubblica c’erano quelle riunione mattutine dette “messe solenni”, in cui Scalfari discettava su tutto lo scibile, dalla politica estera alla letteratura. Un giorno ebbi una percezione: tutti recitavano. Era una recita che prescindeva dalla realtà, come quando scopri che non ami più la tua donna.  Allora ho fatto come Bertrand Russell quando un giorno si accorse di non amare più sua moglie: cambiò direzione della bici e non tornò più a casa. Ecco, per me ci fu un momento in cui,  nel 1989, indossai la rivolta contro la politica falsificata,  di altissimo livello, la crème  della crème: troppa crème mi ha dato alla nausea! Io devo tutto a Scalfari, ma quel giorno mi trovai fuori dalla linea come Bertrand Russell: se avessi proseguito forse avrei avuto una carriera meravigliosa, ma io sono un de-costruttore di me stesso e ne porto le conseguenze.

Schopenhauer diceva che siamo nati per morire, Paolo Guzzanti invece che dice?

Siamo nati per vivere. Non si vive la propria morte. Nessuno di noi lo saprà. Non siamo nati per morire nemmeno in senso metaforico, perché la natura, nella sua crudeltà, ci da gli strumenti per riprodurci e poi ci ammazza. Abbiamo una vita che è fatta per vivere. Mi preoccupano quelli che vivono la loro morte: saranno gli unici a non saperlo, quando toccherà a loro.

 

3 Commenti

  1. ” ( SOLO IN QUELLA TOMBA?) Per tutto questo si capisce le ragioni per le quali Cossiga e Scalfaro sono stati proclamati “emeriti” (forse per aver goduto più intensamente degli altri gli ozi dorati del Quirinale)

  2. “tornerà in questi giorni sul luogo del delitto: Teatro Brancaccino a Roma, dal 14 al 17 dicembre”

    Che, mi prestate il TARDIS per andare a vederlo?

    PERCHE’ questa notizia mi e’ apparsa con oltre un mese di ritardo?

  3. “….Laura Boldrini ha il merito di essere la più antipatica che si possa concepire: raggiunge la grandiosità dell’arte.”
    Descrizione fantastica. Spieghi, caro Guzzanti, come e in quale circostanza le è venuta così bene.

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