30 anni di omosessualità in Italia con la “vecchia checca” Spirlì

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Mentre Vladimir Luxuria insegna in TV (ma in seconda serata e questo l’ha fatta molto arrabbiare) i diritti degli omosessuali a una classe di bimbi dai 9 ai 13 anni, noi pensiamo al nostro Nino Spirlì, già autore del volumetto Diario di una vecchia checca (Ed. Minerva, 2012, p. 256, € 15) e che presto vedremo duettare proprio con Vladimir Luxuria al Mondadori Store di Milano per il format Mondadori OFF condotto da Edoardo Sylos Labini: un’esponente della comunità LGBT da un lato e un difensore dell’omosessualità vista da destra. In attesa di questo confronto succoso, che si terrà in aprile proprio davanti alle guglie del Duomo, ci piace ricordare quelle 4 chiacchiere che avevamo fatto con Nino Spirlì in occasione della prima edizione del Festival di CulturaIdentità lo scorso 25 agosto presso il Castello Dentice di Frasso a San Vito dei Normanni (BR) ripercorrendo insieme la sua vita, dai prodotti di successo confezionati come autore tv, passando per i momenti cruciali che lo hanno cambiato (Redazione).

Diario di una vecchia checca di per sé non è né un romanzo né un autobiografia, forse nemmeno un diario. L’autore infatti compie una sventagliata letteraria percorrendo l’evoluzione dell’omosessualità in Italia tramite trent’anni di punti di vista, sentimenti e riflessioni che condivide con il lettore senza risparmiarsi o nascondendosi dietro comodi tabù.

«Un giorno dissi a mio padre che mi ero innamorato di un uomo: mi rispose che l’importante era che fossi felice».

Furono proprio le parole del padre a dischiudere in lui la possibilità di vivere serenamente il “sentimento diverso” che gli bruciava nel petto, e di intraprendere un cammino durato tanti anni di riflessione, ricerca spirituale e filosofica sulla vita stessa.