Serena Bortone: “I radical chic fingono di amare i poveri”

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Giornalista, conduttrice, è una dei volti più amati dei talk politici in Rai, romana, non te la manda a dire, ha ideato e dirige Agorà, il salotto dove tutti i ministri desiderano essere ospiti, ma oggi lei ha deciso di essere nostra ospite al MondadoriOFF.

Serena, partiamo subito a bomba: come lo vedi questo governo?
Ne ho viste veramente tantissime, non c’è più nulla che mi sorprenda: considera che io conto gli anni in base ai governi. La politica italiana è divertente e tragica, perché riserva sempre sorprese: è contaminata in modo positivo e negativo dalla nostra creatività tipicamente italiana.

La Rai sovranista…
La Rai non è di nessuno, è dei cittadini che la guardano: è un servizio pubblico.

Rai 3: TeleKabul…
Rai 3 nasce con Giuseppe Rossini e vede la sua stagione d’oro con Angelo Guglielmi. TeleKabul era l’espressione corsara che indicava un..certo modo di condurre di Sandro Curzi, ad ogni modo era la prima esperienza televisiva a portare sul teleschermo la realtà.

Ogni mattina dalle 8 alle 10 conduci per due ore di fila la trasmissione Agorà su Rai3. Ma cosa significa tenere le redini di uno dei talk di attualità e politica più seguiti sul piccolo schermo?
Ho due sveglie, una alle 05.15 e un’altra alle 05.30, poi quando me la voglio prendere comoda arrivo alle 5.40…tra l’altro non sono mai stata una mattiniera e, come tutti i giornalisti, prima di Agorà avevo il piacere la mattina di arrivare tardi e finire tardi, invece ora finisco tardi e inizio presto! Come prima cosa scarico i giornali sul tablet e li leggo. Durante il tragitto verso la Rai guardo i filmati dei nostri inviati che girano e montano di notte, questo per coprire gli avvenimenti della giornata. La mattina si fa una riunione e si decide chi parte, poi se c’è qualcosa di urgente si parte anche nel tardo pomeriggio. Mi è capitato di sentirmi dire “non ce la fanno”, ma ho sempre risposto “ce la fanno” e infatti ce l’hanno fatta. Una volta arrivata in Rai, c’è un reparto trucco e parrucco composto da donne straordinarie. Faccio il punto con i capi autori, che arrivano anche loro intorno alle 6 insieme a tutta una squadra di produzione che ovviamente sta intorno agli ospiti. L’altro giorno è arrivata una ragazza dicendomi “è il mio primo giorno di lavoro, ho vinto un concorso” e io le ho detto “sappi che io ho iniziato come te, quindi in bocca al lupo, vai avanti”. Infine si va in onda, si fa la puntata e alla fine si prende un caffè con gli ospiti o con chi è rimasto. Si fa una riunione fino all’ora di pranzo, o alle 14:00 – 15:00, dipende dagli eventi che aspettiamo e poi vado a casa, tanto siamo tutti connessi con la nostra chat autori che ovviamente squilla sempre.

Decidi tu quali saranno gli ospiti?
Li scegliamo insieme, lo scopo è quello di informare, quindi cerchiamo di avere gente che possa dare risposte concrete alle nostre domande. Introduciamo sempre delle storie, oppure dei saggi e funziona. La fortuna è che possiamo variare ogni giorno, sperimentare, trovare nuove idee, nuovi personaggi, alimentare il dibattito con voci diverse.

Ma ti arriva qualche telefonata da qualche segreteria di partito? Ci sono pressioni di questo tipo?
Io sono un’appassionata di politica, ho un sacco di rispetto per chi sceglie di fare questo lavoro infame, perché è un lavoro molto complesso, molto faticoso… La politica di per sé tenderebbe a fare propaganda, è normale. Loro spingono e noi freniamo, ma è un’interlocuzione molto serena, perché l’importante da parte dei giornalisti è non fare trabocchetti, scorrettezze, se dai notizie quelle sono. Su questo non ci piove, non potrà mai esserci nessuno che mi dica di non dare una notizia.

Qual è l’ospite che non vorresti più rivedere nel tuo studio di Agorà?
Non esistono ospiti che non vorrei, anzi gli ospiti migliori sono quelli che non condividi perché sono quelli con i quali puoi confrontarti meglio.

Tu sei cresciuta nella scuola di Rai3 con un grande intellettuale di sinistra, Angelo Guglielmi, uno che la televisione la sapeva fare veramente e detto da un uomo di destra vale il doppio… com’è cambiata la Rai in questi anni?
Noi abbiamo adesso un eccellente direttore che si chiama Stefano Coletta, con il quale mi vanto di essere cresciuta insieme, facevamo gli inviati insieme per Mi manda Lubrano, anzi prima ancora raccoglievamo le segnalazioni a bordo di un camper in giro per l’Italia. Da lì è nata un’amicizia che dura ancora oggi. Secondo me è un bel segnale che anche il direttore di Rai3 sia stato premiato. E’ un’azienda che sa anche far questo: premiare persone capaci che hanno fatto la gavetta. Se hai fatto la gavetta sai tutto, sai dirmi i punti deboli e sai relazionarti meglio con le persone con le quali lavori.

Tu hai debuttato nel 1989 con Alla Ricerca dell’Arca di Mino Damato e proprio in questa prima esperienza ti chiesero di fare una cosa un po’ strana…
Portai il curriculum in Rai quando il programma era già iniziato, mi chiamarono dal personale e feci un colloquio. Avevo 18 anni, ero sorridente, caruccia e con un fiocco in testa probabilmente. La capo struttura di allora, Lucia Campioni, una donna molto intelligente, disse “vabbè la prendiamo, è talmente entusiasta, talmente volenterosa che anche se non ha fatto nulla…” non trovavano una persona a gennaio, i programmi erano tutti iniziati, quindi feci questo primo contratto. A 18 anni gestivo tutta la produzione di una macchina che durava in diretta più di tre ore, Mino Damato, non so se ricordate, camminava sui carboni ardenti, aveva questo programma meraviglioso in cui arrivarono dalla Regina di Giordania e Carlo d’Inghilterra, ho visto ballare Nureyev in diretta, Keith Carradine, era una televisione meravigliosa fatta anche con altri mezzi. Il mio primo giorno di lavoro in trasmissione c’era La Toya Jackson, sorella di Micheal Jackson. Io arrivai lì con il mio fioccone e lui (Mino Damato) mi disse “Tu sei quella nuova?” e io tutta sorridente “Si” e lui “Beh, trova un pitone per La Toya Jackson”, io lo guardai pensando “questo è matto” e lui mi disse “non mi guardare così, trova un pitone”! Andai dunque dalle colleghe più esperte esclamando: “Vuole che gli trovi un pitone!”. Ci attaccammo al telefono, trovammo un tizio che aveva vicino Roma un rettilario e portò il pitone. Se tu inizi a lavorare e come primo compito hai una roba del genere, capisci che nella vita non ti puoi arrendere mai.

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Hai lavorato anche per Avanzi
E’ stata una gioia incredibile vedere che le ragazze fossero tornate in tv, in forma smagliante tra l’altro. Nonostante io vada a letto presto sono andata a vedermi tutte le puntate perché per me quello era un pezzo di cuore.

E anche per Mi Manda Lubrano
C’è stato un periodo in cui arrivavano a casa delle cartoline per le quali tu andavi in hotel e loro dicevano che ti avrebbero regalato un computer, in realtà il computer non te lo regalavano, ti regalavano delle enciclopedie, Lubrano si occupava di truffe ai consumatori e cose di questo genere. Arrivò quindi questa cartolina a nome di un signore, con un appuntamento per il weekend, chiamo il signore che mi mandò la cartolina dicendogli “se mi ha mandato questa cartolina è perché sospetta di una truffa” e lui mi disse “ma se io vengo con lei e ci fingiamo marito e moglie?”, così io e questo signore andammo insieme nel weekend all’appuntamento. Tornando scrissi una pagina raccontando di questa esperienza infernale, Lubrano lesse la pagina e mi chiese di raccontarla in diretta, da lì la mia prima apparizione in diretta. L’anno successivo, a 25 anni, venni scelta per fare l’inviata in diretta.

Qual è l’episodio più OFF che ti sia mai capitato durante la tua lunga carriera?
Lavoravo a Ultimo Minuto, un programma di salvataggi estremi. Un giorno siamo andati a fare un collegamento in diretta da Portofino in cui una coppia di stuntman doveva essere salvata da un elicottero dei carabinieri, abbiamo avuto qualche problema nel recupero dei nostri attori, allora io sono impazzita e ad un certo punto il comandante dei carabinieri ha detto: “Va bene, verricellate tutto il verricellabile!”.
Un’altra cosa divertente che mi è capitata, sempre a Ultimo Minuto, è quando sono riuscita a far andare i Take That a incontrare una ragazzina che li adorava ma che era in coma, un regalo bellissimo.

So che sei molto legata al brano Somebody to love dei Queen
Essendo io un onnivora di musica, di libri, di cinema… quando mi si chiede quale sia la mia canzone preferita mi si spalanca un baratro, perché ne potrei indicare centocinquanta. Poi io in realtà sono una grande appassionata di opera lirica, conosco a memoria il Don Giovanni di Mozart… Ciò che però mi lega a questa canzone è il fatto che quando ero ragazzina i miei genitori mi spedivano a Londra a studiare l’inglese, io quindi ho vissuto appieno la Londra degli anni Ottanta. In particolare ho avuto la fortuna di andare Live Aid (avrete sicuramente visto il film Bohemian Rhapsody per cui saprete di cosa sto parlando), beh in quell’occasione, tra tutti i grandi artisti, arrivò ad un certo punto questo Freddie Mercury e noi tutti impazzimmo, lì mi resi conto della genialità di quest’uomo, della sua forza, della sua energia… Fino a prima neanche li conoscevo bene io i Queen! Peraltro quello era un concerto di beneficenza, una raccolta fondi per i paesi dell’Africa, con tutte le mode che ci sono è un peccato che questa usanza così positiva si sia invece persa…

Tu hai sempre voluto fare la giornalista?
In realtà già a quindici anni feci un programma televisivo per una tv privata. In generale comunque sono una persona molto curiosa, mi piace proprio ascoltare le storie degli altri quindi l’indirizzo è stato abbastanza naturale.

In un’intervista che hai fatto tempo fa a Famiglia Cristiana hai dichiarato di rivederti in Cosimo Piovasco di Rondò, il protagonista de Il Barone Rampante è ancora così? Se no in quale personaggio letterario ti rivedresti?
No, in realtà è stato il mio direttore a paragonarmi a lui. Se dovessi dirti in quale personaggio letterario mi rivedo non so… da bambina adoravo Lady Oscar, molto settecentesco… naturalmente scherzo! In realtà però tutta la letteratura femminile alla Jane Austen mi appassiona particolarmente: penso a tutti i personaggi donna che grazie alle loro capacità intellettuali sono riuscite ad uscire dagli schemi, dagli stereotipi. Secondo me la vera bellezza della vita è realizzare la propria autenticità, la propria libertà e questo alle donne per secoli non è stato consentito.

Serena, abbiamo trovato le uniche due copie rimaste in circolazione del tuo libro, Io non lavoro. Storie di italiani improduttivi e felici: hai anticipato il reddito di cittadinanza…
Questo libro è il racconto di persone che hanno deciso di non lavorare, un grande esercizio di libertà. Lavorare a questo libro è stato molto divertente, abbiamo incontrato dei personaggi particolari, tra cui Roberto Giovalli, autore di tutti i canali Mediaset, che ad un certo punto della sua vita decise di non lavorare più. Il concetto di fondo è che chi lavora non lo fa mai solo per i soldi: lo fa per ottenere successo, prestigio o perché gli piace il proprio lavoro. Tuttavia è sempre importante tenere a mente che il vero motivo per il quale noi siamo su questa terra è lo scambio con l’altro, sia esso l’amore sentimentale con un compagno, un’amicizia, il legame con un figlio… è la connessione sentimentale a darci la gioia e l’essenza della nostra vita. Non il lavoro, non il successo.

Un altro tuo libro preferito è Libertà di Jonathan Franzen
Sì, adoro tutta la letteratura americana, Franzen è un grandissimo autore e descrive con una capacità mai cinica e sempre affettuosa le nevrosi del mondo occidentale. Questo è un libro proprio sulle relazioni, si tratta di storie d’amore intrecciate.

Due giovani colti, eleganti, progressisti e adeguatamente simpatici… sembra proprio il mondo radical chic
Ma che cosa vuol dire radical chic? Per carità, un termine divertentissimo. Io penso che il radical chicchismo abbia fatto male non solo alla sinistra ma anche ad un certo modo di intendere il rapporto con l’altro, perché se tu “fingi di amare i poveri” perché ti sembra figo…. Però si può amare il popolo anche senza essere necessariamente buonisti o “comunisti con il Rolex”. Provare dei sentimenti di altruismo, accoglienza ed empatia davanti al prossimo non è radical chic, io lo chiamo cattolicesimo, lo chiamo etica, lo chiamo attenzione verso l’altro. Non è un disvalore.

L’altro giorno proprio in trasmissione hai mandato un sondaggio in cui si dice che gli italiani sono diventati un popolo più cattivo, secondo te è così?
Sì, gli italiani pensano di se stessi di esser diventati più cattivi. Penso che si sia esasperato un tratto di individualismo che fa parte del nostro popolo, noi siamo un paese che pensa molto a se stesso, il senso di comunità si sta affievolendo. Anche in trasmissione: certi ospiti si urlano addosso, ma il pubblico da casa non è attratto da questo spettacolo. Anche perché in televisione devi essere autentico, passa esattamente quello che sei, vale sempre la famosa frase di Abraham Lincoln: “Puoi imbrogliare molte persone per poco tempo o poche persone per molto tempo”.

Lo sai qual è il tuo partito del futuro? È CulturaIdentità!
Ho letto tanto Bauman, lui ha scritto un volume sull’identità. Ma che cos’è poi l’identità? Perché io Serena sono romana, mio padre è nato in Cilento, mia madre romana da genitori ciocari… la mia identità già vacilla. In più ho fatto tutte le mie estati a Londra e quando ero lì mi sentivo molto più londinese che romana… quindi io a questo punto cosa sono? Cosa vuol dire identità? L’identità è quello che tu conquisti nel corso della tua vita, cambia, è multiforme.

Non pensi che la globalizzazione appiattisca le tante personali identità?
Ma devi essere glocal! È ovvio che se imponi dei modelli ottieni la morte delle differenze..e io amo le differenze! Non è bello avere in tutto il mondo la stessa cosa. Però innanzitutto è un dato della contemporaneità e noi la
contemporaneità la dobbiamo cavalcare, la dobbiamo vivere, la dobbiamo gestire, non possiamo opporci ad essa… altrimenti facciamo come i luddisti della rivoluzione industriale. Certamente ti seguo sul fatto che si sia reso necessario essere più orgogliosi del nostro patrimonio, dove per orgogliosi intendo saperlo rispettare, saperlo vivere e condividere. Essere orgogliosi significa anche avere dei doveri rispetto al paese che si dice di amare.