L’Apprendista geniale, una storia di passione, amicizia e verità

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Anna Dalton racconta l'apprendista geniale
Ph. Patrizio Cocco

L’abbiamo da poco vista nella seconda stagione della fiction Rai L’allieva, tratta dai romanzi di Alessia Gazzola, ma questa giovane artista non ha solo il talento della recitazione. Anna Dalton è, infatti, in libreria col suo romanzo di esordio L’apprendista geniale (edito da Garzanti), in cui i sogni sono al centro di una scrittura sognante (permetteteci il gioco di parole) e che, al contempo, riesce a tenere coi piedi per terra la protagonista.

Partiamo dalla tua creatura letteraria: come si fa a sviluppare un proprio stile?
Ritengo che si formi leggendo e io sono stata una divoratrice di libri sin da piccola, ho creato nella mia testa lo stile che mi piace. Ho scritto questo primo libro in diverso tempo, cancellando, ritornando sui capitoli molte volte nel tentativo di farlo somigliare il più possibile a ciò che avrei voluto trovare io in libreria.

Come sei riuscita a trovare la giusta chiave per comunicare ai ragazzi facendoli sentire allo stesso tempo descritti?
Non ho mai dimenticato neanche un minuto di quella che è stata la mia adolescenza. Non sono quel tipo di persona che dice: «da grande faccio solo cose da adulta». A dire il vero ciò che amavo da giovanissima l’ho portato con me, dal cinema ai libri, passando per i giochi di ruolo e la fantascienza. Sono tutte passioni che si coltivano sin da piccoli. In più alcune storie narrate nei romanzi mantengono viva quella parte infantile che c’è dentro ognuno di noi, è fondamentale che questa non sparisca mai. Senza dubbio L’apprendista geniale parla di giovani, pur abbracciando diverse fasce d’età. L’obiettivo era anzitutto raccontare una storia di amicizia, valida indipendentemente dagli anni che si hanno.

La protagonista del tuo romanzo insegue un sogno…
Lei investe tutte le proprie energie per portare avanti quello che è il suo sogno da sempre: diventare una giornalista. Il suo mettercela tutta è inteso come un seminare giorno per giorno in virtù di questa passione.

Come mai le hai voluto dare proprio questo obiettivo?
Io ho studiato Lettere alla Sapienza ed ho frequentato la specialistica in Editoria e scrittura, poi non ho mai praticato nel ramo giornalistico essendomi concentrata su altro, però nutro una grande ammirazione per chi fa questa professione. Il buon giornalista è colui che informa i lettori. Nel testo si legge, infatti, «E come diceva l’ottimo Indro Montanelli, la prima regola del buon giornalismo è dire sempre tutta la verità e guadagnarsi la fiducia del lettore. Se poi ci si sbaglia si deve chiedere subito scusa». Se non si riceve la giusta informazione si rischia creare dei danni per la società. Per me è stato importante raccontare di una ragazza semplice che sogna di essere un’eroina dell’informazione.

Senza voler fare anticipazioni, cos’è per te la resilienza?
Ho voluto toccare questo tasto perché è un concetto con cui tutti, prima o poi, dobbiamo fare i conti. Arriva un momento in cui ci interroga sulla propria capacità di andare avanti. Per certe cose non si è mai pronti, ma è importante trovare un modo per reagire.

Cosa vuol dire attuare la resilienza in campo artistico?
In ambito artistico parlerei più di cocciutaggine. Il lavoro dell’attore richiede testa dura e capacità di mandar giù tanti bocconi amari – non consiglierei a nessuno di intraprendere questa carriera. Con ciò non voglio generalizzare, ci si rapporta con persone stupende e non, ma si tratta di un mestiere in cui non si può scegliere: si viene scelti. Poi senza dubbio è divertentissimo, è qualcosa in cui investire una gran passione per poi raccogliere indescrivibili soddisfazioni ogni volta che si riesce a realizzare un progetto che si ha avuto a cuore… però bisogna tener duro, parecchio. La professione di scrittore invece è diversa, ho constatato che non sono io a esser scelta per un ruolo, sono libera di decidere cosa scrivere e come sviluppare.

Ph. Patrizio Cocco

Come si fa a portare avanti i propri sogni in un mondo in cui sarebbe più facile cedere al disincanto?
Per quanto mi riguarda ho capito che non potevo star male per ogni provino in cui optavano per un’altra interprete o per un progetto che non si concretizzava. È una professione saltuaria, ogni volta bisogna ricominciare da capo per cui bisogna fare i conti con questa realtà e provare a vivere queste dinamiche serenamente. Non bisogna stare a casa a rattristarsi in attesa che il telefono squilli. Meno dipendi da una risposta e, secondo me, è più facile che vada bene. Avendo consapevolezza della discontinuità di questa professione ho sempre fatto altri lavori.

Nel romanzo si legge «è solo attraverso gli azzardi che si raggiungono le stelle». Pur essendo giovanissima, pensi di aver azzardato nel tuo percorso?
Sicuramente investire tre anni della mia vita a scrivere un libro con la possibilità che rimanesse nel cassetto, potrebbe essere considerato un azzardo. Il tutto poi senza parlarne con nessuno, neanche con il mio compagno… che è stato sì il primo a leggerlo, ma solo dopo che ne ho terminato la stesura! Ai miei genitori l’ho comunicato solo quando ho firmato il contratto.

Passiamo ad un tuo lavoro per il piccolo schermo che ha riscosso molto riscontro di pubblico, L’allieva. La ragazza che interpreti nella serie è molto ironica, a tratti surreale e lancia anche delle frecciate sul cibo ai propri coinquilini. Qual è il tuo rapporto con l’alimentazione?
Il mio personaggio è sbilanciato verso l’universo vegano, però è anche vero che non ha delle vere e proprie convinzioni nella vita. Alessia Gazzola mi ha confessato di aver scritto il personaggio di Cordelia avendo in mente una sua amica molto sulle righe. Per quanto riguarda l’alimentazione sono vegetariana da tantissimo tempo e mi ha fatto piacere che si trattasse in una serie questo argomento, anche in maniera scherzosa.

Quanto si è informati sul cibo?
Credo molto poco, negli ultimi anni si è creata maggiore informazione, ma credo che sin dalle elementari bisognerebbe educare all’attenzione verso la provenienza del il cibo. Siamo italiani, fa parte della nostra cultura.

Ci avviamo alla conclusione con la nostra domanda classica: c’è un episodio OFF che vuoi condividere con noi?
Mi viene in mente il primo spettacolo che ho fatto, al liceo. Sono stata fortunata perché mi sono rapportata con Rumori fuori scena di Michael Frayn ed è uno dei testi più divertenti in assoluto. Eravamo tutte donne perché solo noi ragazze frequentavamo l’approfondimento dedicato al teatro ed è stata un’esperienza stupenda perché mi ha permesso di comprendere che avrei voluto proseguire su quella strada.

In cosa ti cimenterai prossimamente?
Sto lavorando al secondo romanzo (in uscita nel 2019) dato che abbiamo in mente una trilogia. In futuro spero di cimentarmi anche nella sceneggiatura di un film, ma adesso non ne avrei gli strumenti.

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