Quando i Vanzina Bros facevano film gialli (e che musica!)

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Frame da video, fonte  https://it.wikipedia.org/wiki/File:Mystere.jpg

Ci sono dei film che ti restano impressi nella memoria (anche) per la colonna sonora. Non mi riferisco ai classiconi tipo Il Padrino, ma a quella categoria detta “di genere” in cui gli esperti collocano le produzioni italiani poliziottesche e western e gialle, più o meno al livello critico degl’inferi.

Ma è anche il caso di Mystère di Carlo Vanzina (con suo fratello Enrico coinvolto nella sceneggiatura), che nel 1983 anticipò di due anni la divagazione” giallo-thriller di Sotto il vestito niente, film ispirato all’omonimo romanzo di Marco Parma.

E che rappresentò per Vanzina la prima volta dell’abbandono della commedia, a dimostrazione del fatto che non sempre una risata ci seppellirà.  

Sebbene non credo si possa gridare al capolavoro sconosciuto (in 36 anni Mystère alla tv non si è praticamente mai visto), certamente merita quell’attenzione che non gli è stata mai riconosciuta, forse perché la critica ti inchioda a un ruolo e anche quando cerchi di fuoriuscire dagli schemi il tuo sforzo, per quanto di qualità, vien fatto passare sotto silenzio, perché ormai sarai il regista delle commedie e dei cinepenattoni.

In realtà la ditta Vanzina era una ditta còlta, ma nessuno o quasi lo sa.

E nemmeno il (relativo) successo, nel 1985, di Sotto il vestito niente (leggete il romanzo del misterioso Marco Parma, da cui fu tratto il film) servì a far alzare l’asticella ai soloni della critica.

L’ambientazione di Mystère è Roma, in particolare il mondo della prostituzione d’altissimo bordo nella centralissima via Veneto.

In mezzo ci sono: i servizi segreti, un accendino d’oro, certi scatti fotografici altamente compromettenti (un nudo full frontal di Carole Bouquet? Non pervenuto), un attentato terroristico molto in stile JFK e… il “cattivo” che muore tre volte in un giorno.

Su questa trama, che in fin del conto regge abbastanza bene, spicca la colonna sonora firmata dal grandissimo Armando Trovajoli, una musica a metà strada fra Goblin, Alan Parsons e quel melodico pop anni 80 che riconosci al volo: elementi così diversi tra loro che solo un Maestro sarebbe riuscito ad amalgamare così bene fra loro.

E segnalo anche il cast. Carole Bouquet è la Mystère del film, nel 1983 splendida ventiseienne: impossibile non rimanere affascinati dalla sua esuberante bellezza. Poi uno straordinario Duilio Del Prete (il Guido Necchi di Amici miei, che abbandonò troppo presto questa valle di lacrime) e un eccellentissimo Gabriele Tinti.

Mystère non ricevette riscontri positivi da parte della critica, ma dal pubblico sì: questo insegna ancora una volta, qualora ve ne fosse bisogno, che gli esperti ne sanno meno del popolo, fruitore principe del cinema.

Da notare che Carlo ed Enrico Vanzina avrebbero voluto realizzare un finale di film “secco”, un po’ un pugno in faccia allo spettatore, ma la produzione volle il lieto fine.

Peccato, ma va bene anche così, perché il frame finale è molto…simpatico. Ma darei via la mia costosissima berlina grigia per vedere l’epilogo cinico riservato alla bella Mystère dai Vanzina Bros – detto con affetto sincero, per loro e per lei.

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