“Occhio e assenza”: il sogno e la realtà nella poesia di Massimo Triolo

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Pexels License ph Victor
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Lascia che ti avvicini al canto del cigno / alla sua algente sconfitta baciata dal pallore / di moltitudini d’anemici soli“. Sono i versi di Occhio e assenza, del giovane scrittore aretino Massimo Triolo, una corposa silloge poetica di 190 pagine pubblicata da Raffaelli Editore in commercio dal 1 gennaio 2018 nella collana Nuova Poesia.

Già dal frammento citato, ripreso dalla lirica Il canto del cigno, si evince la poetica dell’autore, che unisce una prospettiva visionaria a una certa fisicità e concretezza. In tal senso leggerezza sognante e spessore materico si sposano, dando luce a un prodotto intenso a livello viscerale.

Lo stile è ricco e non perde mai di fluidità. Triolo riserva forte attenzione al ritmo e alla sonorità del verso: le sue composizioni, di natura intima, filosofica, contemplativa, politica, non mancano di reminiscenze dalla sfera letteraria e musicale. “Non cercatemi nei versi più altisonanti e tondi, cercatemi per dove sono passato senza esserne perfino io avvertito!“, afferma il poeta, così evidenziando una grande verità: la poesia è linfa viva e seria, non soltanto un flusso di parole.