“Incinto”, la maternità al maschile all’Off Off Theatre di Roma

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La scenografia dell’Off Off Theatre di Roma è essenziale. Accogliente, domestica, ripropone un salotto qualunque in una serata qualunque. Dove ci si annoia un po’.

Quattro amici a cena e poi sul divano, rispettivamente in coppia, tra dialoghi brillanti e riflessioni sui rapporti umani, parlano di maternità.

Declinata al maschile, ma con un accento esistenzialista.

E il filo conduttore dello spettacolo Incinto, fino a domenica 6 gennaio sul palcoscenico di via Giulia, scritto da Pietro Marone, presentato dall’Associazione Altra Scena, e che ha come protagonisti in una divertente commedia gli attori Olivia Cordsen, Luca Di Capua, Luca Forte e Cristina Todaro, diretti da Tommaso Arati Di Maida e Marone, viene ricucito nella drammaturgia di sogni inespressi in una reinterpretazione delle convenzioni sociali. Che (troppo) spesso si rivelano meri stereotipi presi in prestito dalla banca dell’esperienza.

«Una gravidanza maschile, inaspettata, un’assurda situazione che vede quattro amici di vecchia data mettere in discussione la propria vita e le proprie convinzioni. I conflitti generazionali, le tare familiari di ognuno dei personaggi si scontrano, muoiono e risorgono (forse) durante un’unica serata. Carmelo, anti-eroe della vicenda, decide di caricarsi sulle spalle la responsabilità di re-agire e di de-strutturare le convinzioni fasulle che circondano l’uomo contemporaneo», spiegano i registi.

«L’informe ombra dei personaggi, che si trascinano nel mondo, viene individuata e smascherata dall’amico folle e geniale. Cosa significa non avere identità? Cosa significa giustificarsi? Queste le domande orfane di risposta che vanno ad infrangersi su un muro ben più spesso e duro mostrando la fragilità dei legami e di come spesso la consapevolezza delle scelte fatte dovrebbe generarsi da un senso di responsabilità e non dall’inerzia di vivere. Essere incinto assume quindi un significato non puramente letterale, ma esistenziale. Partorire equivale a rivelare ciò che è dentro di noi e analizzarlo: dubbi, difese, strutture e pregiudizi. Siamo in strada di notte e vediamo una luce accesa di una finestra. Quello che accade dentro possiamo solo immaginarlo».

E tra le note comiche della pièce emerge il senso di appartenenza. Se Fausto ed Elisa sono una coppia in crisi e diventano inconsapevolmente il coro della tragicommedia, Carla nasconde al marito Carmelo di essere sterile per paura di una sua reazione. Sul palco delle mezze verità Carmelo stravolge la prospettiva di una vita che apparentemente non può essere capovolta e, Incinto, trova la capacità di cambiare tutto ciò che non gli va più bene, seguendo il proprio istinto e dando voce a quell’identità soffocata che parte dall’io interiore e diventa espressione del sé esistente nella realizzazione dei propri desideri.