Christian Zucconi, scultura mutilata in geometrica perfezione

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Testa I del Leviatano (2013). Travertino persiano, ferro e cera, cm 28 x 21 x 40
Testa I del Leviatano (2013). Travertino persiano, ferro e cera, cm 28 x 21 x 40

Christian Zucconi è artista a tutto tondo. Nato a Piacenza nel 1978, si occupa di scultura, fotografia, video e performance.

La sua attività preminente è comunque quella di scultore, arte per la quale Zucconi, che tra le altre importanti esposizioni ha partecipato alla Biennale di Venezia, ha dedicato una precisa tecnica, detta kenoclastica, che comporta la distruzione di un’opera completata, il suo svuotamento e la sua nuova composizione.

Se prendiamo a esempio alcuni lavori dell’autore – in questo articolo ci concentriamo su quelli in travertino persiano – possiamo renderci conto di come questo procedimento venga messo in pratica e come esso renda la figura particolarmente eloquente e anche sofferente.

Corpo IV Doll (2015). Travertino persiano, ferro, cera e smalto, cm 48 x 47,5 x 127

I soggetti umani vengono letteralmente feriti, mutilati, incatenati, dove gli squarci di quella decomposizione risultano pienamente visibili e dove quel dolore si avverte in modo pienamente percettibile.

Christian Zucconi sembra così parlarci del patimento interiore attraverso la menomazione esteriore. I suoi lavori sono tutti  studiati “geometricamente” ed è così che, nonostante il loro deterioramento, i soggetti rappresentati mantengono in se stessi armonia e quindi una bellezza esteriore che entra in contrasto con il senso interiore, dicotomia che restituisce a queste sculture ancora più potenza sotto il profilo emotivo.

Si denota sicuramente un grande interesse da parte di Zucconi per la statuaria classica, cui egli riesce a donare un emblematico accento contemporaneo, che permette di poter fare parlare il passato nel terzo millennio.

Corpo V (2015). Travertino persiano, ferro e resina, cm 38 x 30 x 89

La tradizione non è comunque l’unico retaggio dell’artista, si potrebbe ravvisare un’attenzione verso le composizioni di Raoul Hausmann, in particolare verso quella Testa meccanica – Spirito del nostro tempo, realizzata in legno, che ci riporta in qualche modo alla stessa dimensione di sofferenza e desolazione.

Christian Zucconi è dunque un artista che realizza l’opera non solo scomponendola, ma addirittura distruggendola e questa è sicuramente la caratteristica che lo rende unico e originale, ma tale prospettiva sarebbe inutile se l’autore non fosse accompagnato da una capacità tecnica ineccepibile e da una sensibilità non comune che gli permette d’interpretare le vicissitudini dell’uomo odierno: un essere vivente che non vive, perché ormai è vuoto e, anche se non lo sa, è ferito, condizione che gli impedisce la piena felicità.